martedì, 31 gennaio 2006
La scalaScalaM_Velino

Buongiorno a tutti. Oggi sono stato a registrare un’intervista con Alain Elkann per la trasmissione Due minuti un libro per la la7. Spero di essermela cavata. Ero molto emozionato perchè venivano intervistate anche altre persone (aspettavamo sparsi per la libreria, con un autore del programma che aveva una lista in mano e chiamava, sembrava un esame all'università) e ce n'erano di veramente importanti: la Mazzucco, Ivan Cotroneo e sopratutto il leggendario Alberto Arbasino; tanto che mi chiedevo, che cazzo ci farò io, qui in mezzo?
La cosa più bella che mi sono portato a casa è stata un'immagine. Alberto Arbasino che andava via scendendo da una scala mobile, che in realtà sarebbe servita solo per salire, ma che era stata bloccata durante le riprese. Mi ha emozionato quella scena banale, ho sentito un brivido lungo la schiena, non so per quale motivo, ma ho avuto l’impressione che non stessi guardando una cosa vera, ma una messinscena, una metafora che non so quale significato potesse avere, Alberto Arbasino che scende da una scala bloccata che serve per salire; un po' come quando alla Holden ho visto una signora che vomitava durante la lettura di Baricco (scena che ho riportato in Paradise for All perché tra le più lynchiane a cui abbia mai assistito). Ci sono persone (bigger than life dicono in america) come Baricco o Arbasino, che quando fanno cose anche banali, non riesci più a percepirli senza percepire tutto il mondo che si portano dentro.
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categoria:letteratura, paradise for all
lunedì, 30 gennaio 2006
I QUATTRO CANI DI PAVLOV di Paolo Nori45255751
Buongiorno a tutti. Sto leggendo in questi giorni l’ultimo libro di Paolo Nori e lo sto trovando molto bello, sia per la lingua e lo stile usati, un parlato lisergico con ripetizioni esilaranti; sia per il tema inquietante del doppio tra personaggio/autore (tema che mi è particolarmente caro in questo momento, perché è alla base del libro che sto scrivendo).
Alcune citazioni:
E poi quando lui mi aveva detto Va bene, lei ha studiato la letteratura russa per motivi politici Io non ho studiato la letteratura russa per motivi politici, gli avevo detto, a me piace Dostoevskij che era un reazionario, mi piace Cernysevskij che era rivoluzionario, mi piace Knut Hamsun che era amico di Hitler, mi piace Bulgakov che forse era amico di Stalin, mi piace Maugham che era agente segreto britannico io non ho affatto studiato la letteratura russa per motivi politici, gli avevo detto a quel ragazzo in tuta da ginnastica in prima fila senza volerne sapere della fine della domanda (…)
Ogni inizio secolo deve avere la sua mania all’inizio del secolo scorso si aspettavano tutti da un momento all’altro di diventare dei superuomini e si comportavano di conseguenza, all’inizio di questo secolo ci aspettiam tutti da un momento all’altro di ammalarci di una malattia grave e ci comportiamo di conseguenza facciam questa vita di minestrine (...)
Di Paolo Nori segnalo anche (QUI) uno dei migliori esperimenti italiani di audiolibro mai tentati (ma del resto Nori è in assoluto uno dei più bravi a fare reading pubblici).  
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categoria:letteratura, recensioni libri
lunedì, 30 gennaio 2006
Le umiliazioni non finiscono mai (e iniziano molto presto)888246671X

Buongiorno a tutti. Sulla falsariga di quanto fanno i 70 autori de Le umiliazioni non finiscono mai ho deciso di raccontare anche le mie, quelle della mia, appena iniziata, “carriera di scrittore”.
Ecco la prima:
La foto

Qualche mese prima che uscisse Paradise for All, mi fu chiesto di inviare una mia foto per il catalogo delle uscite del mese. E di farlo in fretta perché il catalogo doveva andare in stampa entro pochi giorni. Preso dal panico presi a guardare le foto che avevo nell’archivio del mio portatile. Quasi tutte mi ritraevano: o ubriaco, o abbracciato a una bella ragazza dall'aria disgustata, o che mostravo parti di corpo che in genere è buona creanza non mostrare, o tutte e le tre le cose insieme. Ne trovai una, in bianco e nero, in cui avevo barba e capelli incolti e uno sguardo tra il sognate e il meditabondo (probabile fossi strafatto al momento dello scatto), ma che mi sembrava perfetta; il tipo di facce che si trovano nei libri di filosofia delle scuole medie. La  mandai tranquillo. Il giorno dopo mi arrivò una mail di Massimiliano Governi, bravissimo scrittore, e direttore della collana italiana della Fazi. “Alessio, nella scheda ho messo che sei un giovane talento, ma vista quella foto che hai mandato, non ci crede nessuno. Non mi riferisco al talento, ma al fatto che sei giovane. Manda un’altra foto, che lì sembri un vecchio oste romagnolo”. Ferito nell’orgoglio, ma per niente scoraggiato, mi sbarbai completamente, sistemai un po’ il capello, mi feci prestare la macchina fotografica digitale ad altissima risoluzione di un mio amico geologo e ne convocai a casa un altro con l'hobby della fotografia, spiegandogli la delicata situazione. Il risultato furono una serie di cinque foto: in una ero al tavolo dello studio davanti al computer, un paio di primi piani, una con le spalle al muro. Insomma, mi parevano tutte molto buone e le mandai fiducioso. Ecco la risposta che arrivò il giorno dopo, da parte di una diplomatica redattrice della Fazi: “Mi dispiace ti sia sbattuto tanto. Alla fine abbiamo pensato di gettare un’ombra di mistero sulla tua identità. Per incuriosire e attrarre. Per questo abbiamo preferito non mettere nessuna foto.
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categoria:racconti, letteratura, recensioni libri, umiliazioni
domenica, 29 gennaio 2006
Alba FandangoTheImg-1

Buongiorno a tutti. Ieri sera c'è stata una bella serata organizzata dalla libreria Arion e la casa editrice Fandango; in cui scrittori, attori e registi leggevano i loro brani preferiti. Tra  le migliori perfomance Sandro Veronesi con un toccante, fulminante racconto brevissimo di Beppe Fenoglio intitolato "Gorgo" e l'esilarante lettura di Antonio Leotti di uno dei racconti della raccolta "Le umiliazioni non finiscono mai" libro che racconta imbarazzanti situazioni capitate a scrittori (in preparazione un post che racconta le mie). 

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venerdì, 27 gennaio 2006
Legalizza!
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Buongiorno a tutti. Un velocissimo, essenziale, necessario commento sulla notizia dell'approvazione in prima battuta delle nuova legge sulla droga che, in un'ottica di ottuso proibizionismo, mette sullo stesso piano droghe leggere e pesanti: CHE STRONZATA!

Per maggiori info QUI e QUI
postato da: AlessioRomano alle ore 12:15 | Permalink | commenti (6)
categoria:politica
mercoledì, 25 gennaio 2006
Taxi, sbronze e opere pubblicheimages

Buongiorno a tutti. Francesco Giavazzi in un articolo di fondo del 19.01.2006 (Meno ponti più taxi) parlava di priorità a proposito di opere pubbliche e citava Roberto Perotti che sul Sole 24 Ore,  commentando la nuova direttissima Milano – Roma che ridurrà di oltre un’ora la durata di un viaggio, affermava che spesso, arrivati in una delle due stazioni, la coda per i taxi dura quasi un’ora. Per ridurre quell’attesa non bisognerebbe spendere neanche un centesimo: basterebbe aumentare il numero delle licenze. Perché non lo si fa? Perché si andrebbe contro l’interesse particolare dei tassisti. Avete mai visto uno studente fuori sede o un immigrato guidare un taxi? Quando ero a Bologna e cercavo qualcosa per arrotondare, quello del tassista sarebbe stato un lavoro molto bello, interessante, stimolante, suggestivo. Ma accedere alle licenze è pressoché impossibile.
In Inghilterra, invece, avevo sentito parlare di un sistema molto originale (inventato da un gruppo di studenti ed immigrati) per venire incontro alle esigenze di autisti, che una volta presa la loro auto per uscire, si erano sbronzati e non volevano mettersi al volante, per paura di multe e incidenti. Bastava chiamare il numero della compagnia e un ragazzo arrivava a bordo di un piccolo scooter, di quelli che si possono ripiegare e inserire nel portabagagli. Riportato a casa l’autista alcolizzato, lo scooter veniva tolto dall’auto e lo speciale autista, intascato il prezzo della tratta, se ne andava a soccorre un altro cliente. 
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categoria:politica
martedì, 24 gennaio 2006
Il cadavere impossibilecoplibrij
Buongiorno a tutti.
Ci sono libri in cui ti imbatti per puro caso, che ti vengono a sbattere contro, mentre sei preso da tutt’altro. Oggi ero in ritardo per prendere il pullman per Roma da Pescara (già, il metodo più veloce per viaggiare tra Roma e Pescara è il pullman; anacronistico, ma bello: mi piace questo cost to cost italiano). Mi serviva la Guida allo Studente dell’Università di Roma (ormai è ufficiale: mi sono trasferito alla Sapienza), non sapevo dov’era, ma ricordavo di averla infilata casualmente in una delle librerie di casa mia. Giravo freneticamente tra gli scaffali quando mi è parso di vedere un libro che non conoscevo; l’ho preso e ho guardato la copertina. Il cadavere impossibile di Josè Pablo Feinmann. Edizioni Zanzibar. Non era mio, questo libro; non ne avevo mai sentito parlare in vita mia e di sicuro non me l’ero comprato o “procurato” in nessun modo. Apro il libro e trovo una lunga dedica scritta sul frontespizio, e dentro c’è un ritaglio di giornale. Leggo l’incipit. E rimango impallato per due pagine. Geniale.
“Egregio signor Editore
(…)
nessuno le offrirà altrettanto sangue, altrettanti delitti, altrettante mutilazioni, insomma altrettanti morti, di quanto farò io. Allora, si faccia coraggio, continui la lettura e si abbandoni all’esaltazione dell’orrore.”
Il romanzo è una lunga lettera di un aspirante scrittore ad un editore, che racconta l’assurda e grottesca trama del libro sperando di finire in una delle antologie noir dell’editore stesso. Butto il libro nella borsa, continuo la ricerca della guida, la trovo, prendo il pullman e continuo a leggere una volta in viaggio. Me lo sono divorato, questo libro. Non tanto per la storia (violenta e strampalata, sarebbe perfetta per un film di Quentin Tarantino), ma per la voce narrante, ironica, giocosa, citazionistica, cazzona. E per una scrittura potente, piacevole, grandiosa.
Ecco degli esempi:
 “Quando si assiste a una sepoltura, si è sempre assaliti dalla metafisica”
“- Credi che padre O’Connor sia capace di uccidere?
 - Conosci qualcuno che non lo sia? “
“Il mio romanzo è un esercizio di incrocio di generi. È un romanzo poliziesco. Un romanzo di carceri femminili. Un romanzo criminale. Un teleromanzo. Un romanzo del terrore. Un romanzo gotico. Un romanzo per bambini. Soprattutto, per bambine. Poiché è un romanzo di bambole.” 
Insomma il romanzo mi è piaciuto molto, lo consiglio a tutti, e cercherò altri libri dell’autore. Ma questo non risolve il problema di come questo libro sia finito tra le mie cose. La dedica (Bologna 4-6-98) è firmata da Andrea ed è composta da una lunga (struggente e inquietante) citazione di A. S. Puskin, seguita da auguri di buon compleanno. L’articolo dentro al libro è una pagina culturale del Corriere del 1.6.1998 tutta dedicata al primo salone del libro ibero-americano voluto da Luis Sepulveda. Evidentemente devo aver sottratto questo libro a uno/a dei miei tanti coinquilini (Aliosha, Marianna, Davide: siete in ascolto?), solo che non ne ricordo nulla (e questo libro come minimo deve aver fatto tre/quattro traslochi tra Bologna, Torino e Pescara).
Beffa finale, mentre ero in dirittura d’arrivo per il finale del romanzo, ho scoperto che le ultime due pagine del libro non sono state stampate, sono in bianco. Quindi non so com’è andata a finire e per saperlo devo andare domani a leggerlo in una libreria.
 

Per i libri di José Pablo Feinmann vedere QUI
Per un'intervista vedere QUI
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categoria:letteratura, recensioni libri
lunedì, 23 gennaio 2006

Bush e la biciclettabicicletta[1]

Buongiorno a tutti. Sull'ultimo numero d IO Donna (del 21.01.2006) c'è una bella intervista a Ian Rankin, il padre dell'ispettore John Rebus protagonista di una dozzina abbondate di romanzi gialli. Ecco alcuni passaggi interessanti:

"(...) Mi documento sopratutto leggendo polizieschi americani, da Chandler a Ellroy. Non amo i gialli inglesi tradizionali, detective dilettanti e stravaganti, signori e signore in crociera. Insomma, Agatha Christie non fa per me: quel vecchio mondo di maggiordomi e veleni non mi dice proprio niente. Il poliziesco è un modo per parlare della società, per mostarre anche i lati più duri: le periferie degradate, i ricchi arroganti, i politici corrotti. Posso anticipare che il romanzo che sto scrivendo avrà per sfondo il G8 che si è svolto in Scozia nel 2005. Tutti i poliziotti son mobilitati, ma Rebus è tenuto lontano. Poi, ed è un fatto accaduto realmente, il presidente Bush esce per fare un giro sulla sua bicicletta, non guarda e investe un poliziotto che fnisce all'ospedale. Quello, nel mio romanzo, è John Rebus."

Per i libri di Ian Rankin vedere QUI

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categoria:politica, letteratura
sabato, 21 gennaio 2006

La bottigliabottiglia[1]

Ormai non potevo più andare a correre in spiaggia. Fu dopo il mio primo infarto che i medici me lo proibirono. Incominciai, allora, a fare lunghe passeggiate ogni mattina. Mi piaceva il rumore delle onde. L’odore dell’aria. La tenera freschezza della sabbia. Rimanevo spesso disteso a pochi passi dall’acqua, in contemplazione, guardando l’orizzonte lontano. Cercavo conchiglie e sassi. Ogni anno la mia raccolta aumentava sempre di più. Fu in una di quelle ricerche che la vidi. Non ne parlai né con mia moglie né con i miei figli. Corsi a casa e, attento che nessuno mi vedesse, la nascosi in cantina. A tavola fui attento. Non volevo tradirmi, manifestando l’emozione che provavo per la mia scoperta. Aspettai il giorno seguente. Mi alzai presto come al solito. Ma non andai a passeggiare. Erano anni che non mancavo al mio appuntamento con il mare. Ma quel giorno avevo qualcosa di più importante da fare. Scesi in cantina. Ero talmente nervoso che scendendo gli scalini caddi e persi i sensi. Quando mi svegliai erano passate ore e non ero più in grado di camminare. Sentivo le voci dei miei familiari mescolarsi con quelle dalla TV. Avrei potuto urlare e i miei soccorritori sarebbero arrivati in un attimo. Ma non potevo. Mi trascinai carponi verso il baule. Lo aprii e la trovai così come l’avevo riposta. La bottiglia che avevo trovato in spiaggia il giorno rima. Era lì che l’avevo nascosta. Gambe e schiena mi facevano un male atroce. Era un dolore che veniva da dentro le ossa. Ma cercavo di ignorarlo consapevole dell’assoluta importanza della mia missione. Una bottiglia trasparente con all’interno un foglio giallo di tempo; so che adesso potrei sembravi uno stupido: un uomo alla soglia delle vecchiaia che perde la testa per una sciocchezza da bambino. Tolsi il tappo di sughero e la svuotai a terra. Toccai finalmente quella carta. Fu mio figlio maschio, il piccolo, a trovarmi per primo. Ero a terra con il pugno chiuso davanti al baule aperto. L’ambulanza arrivò in fretta. Ma fu tutto inutile. Il secondo infarto mi aveva stroncato per sempre. Sul foglio c’era scritto solo un nome. Il mio. 

Buongiorno a tutti. Quello che avevte appena letto è in assoluto il mio primo racconto mai scritto e pubblicato. Ho ritrovato oggi tra le miei cose una copia ingiallita de Bologna&Bologna del 1 giugno 2000. Nella sezione Leggere&Scrivere era stato pubblicato questo raccontino.

postato da: AlessioRomano alle ore 19:58 | Permalink | commenti (4)
categoria:racconti
sabato, 21 gennaio 2006

Il re rossomm_gig0011[1]

Buongionrno a tutti. Segnalo l'uscita in edicola del nuovo Martin Mystère Gigante: testi di Carlo Recagno e disegni degli Esposito Bros (con la collaborazione di Francesca Palomba e Melissa Zanella). La storia parte addirittura settantacinquemila anni fa, con una misteriosa catastrofe provocata da uno scienziato di Atlantide che distrugge la maggior parte di un continente allora esistente, per spostarsi poi alla corte dei Franchi, tra i Paladini di Carlo Magno messi in agitazione dall'arrivo di una donna chiamata Angelica; e si arriva alla soluzione dell'enigma della scomparsa degli gli abitanti di Roanoke, la prima colonia inglese stabilita nel Nuovo Mondo, voluta, per misteriose ragioni, dalla regina Elisabetta. Alla base di tutte queste storie, la presenza di un potente e inqiuetante essere: il re rosso. 

Al solito le belle avventure del detective dell'impossibile (il BVZM per gli appassionati) sono accompagnate dai brillanti testi delle rubriche firmate da Alfredo Castelli (e, a proposito, da lì viene il "Buongiorno a tutti" con cui inizio tutti i miei post). In questo numero viene citato un inquietante passo di Attraverso lo specchio di Lewis Carroll che descrive il personaggio dormienete del Re Rosso.

"Ora egli sogna," disse Tweedledee "e chi credi che sogni?"

Alice disse: "Nessuno lo può indovnare."

"Sogna di te!" esclamò Tweedledee, battendo le mani con aria di trionfo.

"E se cessasse di sognare di te, dove credi che tu saresti?"

"Dove sono ora, naturalmente." disse Alice.

"Niente affatto," ribattè Tweedledee con tono di sprezzo, " noon saresti in nessuna parte. Perchè tu sei soltanto una specie di idea nel suo sogno."

"Se il Re si dovesse svegliare" aggiunse Tweedledum "tu ti spegneresti... puf! Proprio come una candela!"

postato da: AlessioRomano alle ore 18:30 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, fumetti
sabato, 21 gennaio 2006

Control Arms! ailogo[1]

 

Buongiorno a tutti. Vi invito a partecipare alla foto-petizione promossa da Amnesty International. Per informazioni e per aderire:

 

www.controlarms.org

 

Dal comunicato stampa:

 

Il 9 ottobre 2003 Amnesty International (insieme ad altre associazioni) ha lanciato la campagna mondiale Control Arms, che ha per obiettivo l’adozione di un trattato internazionale sul commercio di armi entro il 2006. Circa mezzo milione di bambini, donne e uomini sono uccisi ogni anno dalle armi. Inoltre migliaia di persone vengono mutilate, torturate o sono obbligate a lasciare le proprie case. Dalle favelas di Rio de Janeiro ai sobborghi di Los Angeles, per arrivare alle guerre civili della Liberia e della Cecenia, l’impatto della proliferazione globale e del perverso utilizzo delle armi ha ormai raggiunto un punto di crisi.
Oggi ci sono circa 639 milioni di armi piccole e leggere nel mondo. Ogni anno ne sono prodotte otto milioni in più. Le armi leggere sono così diffuse che si stima ce ne sia una per ogni 10 persone nel mondo. La fornitura indiscriminata di armi è un problema internazionale con conseguenze locali. La proliferazione incontrollata di armi provoca violazioni dei diritti umani, fa crescere ed alimenta i conflitti, intensifica la povertà. Nonostante il danno che da esse viene provocato, non esiste attualmente nessuna legge internazionale comprensiva e vincolante per controllare l’export di armi. I flusso di armi verso coloro che apertamente violano le leggi umanitarie è assolutamente ignorato da molti governi e da molte aziende produttrici. Le pistole, specialmente, non sono mai state così facilmente reperibili in molte città e regioni del mondo. La diffusione incontrollata degli armamenti, soprattutto di quelli leggeri (vere e proprie armi di distruzione di massa), è pericolosa per la sicurezza nel mondo. Ogni giorno, milioni di donne, di uomini e di bambini vivono nel terrore della violenza armata; ogni minuto, uno di loro resta ucciso. Le armi purtroppo proliferano liberamente in molte zone del mondo attraversate da conflitti. La diffusione incontrollata di armi e il loro uso arbitrario da parte delle forze ufficiali e di gruppi armati hanno un costo elevato in termine di vite umane, di risorse e di opportunità per sfuggire alla povertà.
Ogni anno, in Africa, Asia, Medio Oriente e America latina si spendono in media 22 miliardi di dollari per l'acquisto di armi: una somma che avrebbe permesso a questi paesi di mettersi in linea con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, eliminare l'analfabetismo (cifra stimata: 10 miliardi di dollari l'anno) e ridurre la mortalità infantile e materna (cifra stimata: 12 miliardi di dollari l'anno). Ci sono circa 639 milioni di armi leggere nel mondo oggi, e 8 milioni vengono prodotte ogni anno.
Da queste considerazioni devono discendere scelte, mobilitazioni, politiche che favoriscano la diffusione di una reale sicurezza attraverso un controllo ed una regolamentazione efficaci degli armamenti. La foto-petizione è un nuovo strumento di mobilitazione che intende raccogliere un milione di volti in tutto il mondo entro il luglio 2006. Proprio nel luglio 2006, a New York, si terrà la conferenza di revisione delle Nazioni Unite sul Programma d’azione per prevenire, combattere e sradicare il traffico illecito delle piccole armi e delle armi leggere in tutti i suoi aspetti e in quella occasione le ONG presenteranno ai governi tutte le fotografie raccolte per indurli ad affrontare le proprie responsabilità firmando il trattato internazionale sul commercio delle armi.

 

 

postato da: AlessioRomano alle ore 17:47 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica
venerdì, 20 gennaio 2006

Lista dei computer che ho possedutolista[1]

Buongiorno a tutti. Ecco la lista dei computer che ho posseduto in vita mia.

 

  1. Un VIC 20. Si attaccava alla tv e i programmi giravano su casetta e registratore.
  2. Un Commodore 128.
  3. Amiga 500. Primi floppy-disk, neri, morbidi e giganteschi.
  4. Per tutto il liceo usavo (poco) i vari computer di mio padre; tutti PC assemblati.
  5. Durante il primo anno di università a Bologna, avevo bisogno di un computer per continuare a scrivere L'Ultimo Messia, il mio primo, inedito, romanzo, ma non avevo molto soldi. Guardando sugli annunci di una rivista, trovai che davano via un Mac Calssic Plus II.  Il mitico computer di Martin Mystère! Arrivai in una zona degradata di Bologna (verso Casalecchio) e mi incontrai con un bambino che indossava una tuta malridotta, che insieme a sua madre, mi fece entrare in un tinello sgarrupato. Mi ero portato dietro una mia amica, che a momenti si mettava a piangere, anche perchè, particolare dickensiano, il bambino continuava a tossire in continuazione. La madre non voleva dare via il computer a meno di 150.000 lire. Io in tasca avevo solo 50.000 lire e inziai a contrattare, mentre la mia amica mi lanciava occhiatacce come per dirmi che ero un mostro. Alla fine lo presi e lo usai (solo ed esclusivamente come macchina da scrivere) per un paio di anni. Poi, improvvisamente, ma non prima che il mio primo romanzo fosse finito, smise di  funzionare. Il migliore apparecchio con cui abbai mai scritto in vita mia.
  6. Alla fine i miei genitori si convinsero a farmi comprare un PC-portatile. Preci un Acer-Travel Mate, che funzionò male e nei due anni della garanzia si ruppe almeno due volte. Assistenza pessima e lenta. Avrò passato più tempo a re-instalare wndows che ad usarlo, quel trabbicolo. Il peggior computer della mia vita.
  7. Disperato, presi un assemblato, pensando che con i fissi le cose funzionassero meglio. E ineffetti, quel computer, che poi ho anche portato con me da Bologna a Torino, e con il quale ho scritto Paradise for All, non mi ha data grossi problemi e ancora oggi si trova nel mio studio a Pescara (lo uso per lo più per giocare a Hearths, Campo Minato e Spiders).
  8. L'ultimo computer è un portatile Mac: un i-book G5, bianco, cool ed efficente. Lo sto usando per scrivere un nuovo romanzo.     
postato da: AlessioRomano alle ore 14:48 | Permalink | commenti (2)
categoria:informatica, liste
venerdì, 20 gennaio 2006

Facce da Macpucci

Buongiorno a tutti. Segnalo brevemente questo libro, Facce da Mac di Alberto Pucci. "Questo libro vuol essere un omaggio alla grande comunità Mac italiana. Una grande famiglia composta non soltanto da gente comune e da professionisti, ma anche da personaggi famosi coinvolti emotivamente nel "Think different". Alberto Pucci propone un libro leggero e piacevole da sfogliare con illustrazioni, fotografie e interviste a personaggi famosi come: Linus, Fabio Volo, Gianni Fantoni, Fabio Fazio, Samuele Bersani, Roberto Baggio, Marina Massironi, Francesco Guccini, Giuliano Ferrara, Luca Sofri, Rocco Tanica, Red Ronnie, Vittorio Zucconi, accomunati tutti dalla grande passione per il Mac."

E intanto, da Mac appassionato pure io, mi chiedo: cosa succederà ora anche i computer della mela avranno processori Intel? «Per anni Intel è stato prigioniero dentro un Pc a fare cose noiose. Oggi Intel è libero dentro un Mac per fare cose splendide» recita lo spot Apple. Speriamo bene (anche se in fondo quello che importa è il sistema operativo).

Maggiori dettagi nel link qui sotto che porta alla sezione de L'Unità on line tutta dedicata al mondo Mac

 http://www.unita.it/index.asp?sezione_cod=MAC

postato da: AlessioRomano alle ore 14:20 | Permalink | commenti
categoria:informatica
mercoledì, 18 gennaio 2006

Intervista su StilosVERTIGINE_ANNO_1944_HV

Buongiorno a tutti. Sul numero in edicola di STILOS, IL QUINDICINALE DEI LIBRI Anno VII n.2, c'è una recensione a Paradise for All, seguita da una mia intervista. L'autore, il critico e scrittore Enzo Verrengia, cita un film:

"(...) E' lo stesso meccanismo di Vertigine, il film tratto dal romanzo di Vera Caspary con cui nel 1944 Otto Preminger esordisce alla regia. Lì Dana Andrews interpreta il ruolo del tenente Mark McPherson, risucchiato nella passione per una presunta morta, Laura, sulla quale scopre verità sempre più spiacevoli. Sotanto che poi questa ricompare in veste di sospetta assassina, mentre la Elena di Paradise for All resterà cadavere."

Purtroppo non ho mai visto il film, ma mi sembra molto interessante. Ecco cosa ne dice l'indispensabile Mereghetti:

Vertigine* * * * (Laura, USA 1944, b/n, 85') Otto Preminger. Con Gene Tierney, Dana Andrews, Clifton Webb, Vincent Price, Judith Anderson, Grant Mitchell. Fidanzato (Price), mentore (Webb) e detective (Andrews), tutti credono che Laura Hunt (Tierney) sia morta: in realtà il cadavere, sfigurato, è quello di un'uscura mannequin, e la presunta defunta, una volta ricomparsa, diventa la principale sospettata. Il primo film importante di Premium - che all'inizio doveva essere solo produttore esecutivo, con Rouben Mamoulian alla regia. Fu dopo i primi giornalieri che il presidente Fox, Zanuck, decise di affidare completamente il progetto a Preminger. Classico del noir, si distingue per un'atmsfera sottilmente morbosa e vagamente onirica, con uno dei triangoli più insoliti della storia del genere. Perfetto il gioco dei flashback, che aggiungono ambiguità all'intreccio. Per la Tierney e Webb - allora noto solo come attore di teatro - fu una consacrazione. tratto dal romanzo omonimo di Vera Caspary sceneggiato da Jay Dratler, Samuel Hoffenstein e Betty Reinhardt. Il tema musicale Laura di Johnny Mercer e David Raskin divenne un classico, mentre il direttore della fotografia Joseph La Shelle - che sostituì Lucien Ballard - vinse l'Oscar.   

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categoria:cinema, letteratura, paradise for all
martedì, 17 gennaio 2006

Ellis su PulpLp

Buongiorno a tutti. Sempre sul numero 59 di Pulp c'è una simpatica intervista a Bret Easton Ellis, di cui vorrei riportare una riflessione che mi sento di condividere in pieno:

"(...) In genere i critici l'hanno considerato un romanzo serissimo sull'angoscia esistenziale dello scrittore. Ma quale angoscia? Io non sono affatto angosciato. Per me, scrivere è qualcosa di divertente. Quando scrivo io sono contento. Cos'è 'sto luogo comune dello scrittore che sta male perchè scrivere è una cosa difficile? Io non ci credo, o per lo meno non mi è mai capitato."

postato da: AlessioRomano alle ore 19:23 | Permalink | commenti (10)
categoria:letteratura
lunedì, 16 gennaio 2006

Recensione su Pulpcoplibrij-1.asp

Buongiorno a tutti. Sul numero 59 della bella rivista Pulp (GENNAIO/FEBBRAIO 2006) è uscita una recensione a Paradise for All, scritta da Teo Lorini. Eccola:

Alessio Romano Paradise for all Fazi, pp. 170, euro 12,50

 

 

 

Matteo ama il mare, il surf e la scrittura, frequenta il secondo anno della scuola Holden ed è innamorato di Elena, talentuosa compagna che l’ha stregato con una fellatio in un’aula deserta. La notizia del suo assassinio arriva improvvisa, interrompendo una lezione sull’incipit di Velluto blu. Dall’appartamento dove Elena è stata ritrovata, pugnalata a morte e completamente nuda, manca solo il computer portatile. Il suo ultimo racconto invece, scritto appena prima di morire, è arrivato via mail a Matteo che, ovviamente, inizia a indagare. E a scoprire, uno dopo l’altro, i segreti di Elena: traffici di coca, pornografia, conventicole sataniche in cappa e maschera e, su tutto questo, la misteriosa genesi di Paradise, «sorta di Infinite Jest all’amatriciana» nonché nuovo torrenziale romanzo del docente Sandro Veronesi. Ma chi era Elena? Che c’è nei taccuini di Joe Gould? Cosa nasconde Veronesi? E il Vecchio che Urla? E che cos’è davvero Paradise? Qualsiasi riferimento a Quentin Tarantino, Martin Mystère, Paul Auster, Stanley Kubrick e soprattutto a David Lynch e David Foster Wallace non è puramente casuale. Il romanzo d’esordio del 27enne Alessio Romano è uno scatenato divertissement ipercitazionista, un Twin Peaks postmoderno ambientato nella scuola Holden in cui personaggi reali s’incontrano e scontrano con creazioni letterarie e icone dell’immaginario collettivo. Operazione fine a se stessa? Forse. Di sicuro Paradise for all è un romanzo che sfiora due rischi colossali, l’autocompiacimento e il comico involontario, riuscendo a evitarli entrambi. E il merito va tutto al talento con cui Romano mantiene saldo il timone e sfrutta il vento in poppa di una narrazione veloce e essenziale, complicando l’enigma e accumulando indizi e piste false in modo deliziosamente lynchiano. Il limite diviene, allora, quello di non osare fino in fondo sulla scorta del Maestro e di confezionare, negli ultimi due capitoli, un happy ending in cui tutti i fili devono per forza dipanarsi e gli interrogativi sospesi trovare risposta. Difetto, in definitiva, veniale che l’intelligenza e la misura di Alessio Romano bastano abbondantemente a compensare.

 

 

 

 

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categoria:paradise for all
sabato, 14 gennaio 2006

Puzze e codicisator_square[1]

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Sul Corriere della Sera di oggi (14.01.2006) c’è una sconcertante intervista ad Antonio Di Pietro chiamato come esperto di intercettazioni telefoniche e codici segreti a commentare questo SMS inviato al cellulare di Giovanni Consorte:

 

 

 

“È ormai ufficiale, Giovanni Consorte, presidente della compagnia assicurativa Unipol, fa le puzze. Fonti molto vicine all’ad della compagnia bolognese confermano la notizia che ogni mattina in via Stalingrado (sede Unipol) si levano dei miasmi ammorbanti riconducibili proprio alle flatulenze del manager abruzzese. La cittadinanza e i residenti si sono già rivolti al sindaco affinché faccia trasferire immediatamente l’untore. Il sindaco Cofferati, già forte del successo del trasferimento delle gocce, ha garantito lo spostamento della moffetta abruzzese in tempi rapidi. Sede probabile via Roma.”

 

 

 

 

 

Ecco la geniale interpretazione di Antonio Di Pietro:

“Direi che non è un messaggio a Consorte, visto che si parla di lui, ma un sms che qualcuno gli gira perché sta facendo il doppio gioco e lo avverte della situazione, un “traditore” nella filiera dei messaggi. La “puzza” è uno che rompe le scatole, a quanto pare lo stesso Consorte. E questa puzza la si vuol togliere di mezzo e portare via da Bologna a Roma. Qualcuno è venuto a saperlo e lo dice a un altro che lo dice a Consorte.”

postato da: AlessioRomano alle ore 15:19 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica
sabato, 14 gennaio 2006

Succede solo da McDonald’smc_china

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Qualche anno fa, facevo il secondo o terzo anno di università a Bologna, e (beata giovinezza!) mi ero messo in testa che dovevo iniziare a vivere senza l’aiuto economico dei miei genitori. Per un paio di mesi ho lavorato per il McDonald’s della stazione ferroviaria. Oltre a mostrarci un esilarante documentario sulla storia, la filosofia e la geografia di McDonald’s presentato da un Paul Newman che ricordava tantissimo il Troy Mc Lure dei Simpson (“Salve; sono Paul Newman. Forse vi ricorderete di me per altri documentari di multinazionali, come “Stasera affittiamo un video da BlockBuster” o “Facciamo il pieno alla Shell”), ci fu regalato un libro, McDonald’s Una storia italiana di Mario Resca e Rinaldo Pianola edito dai tipi della Baldini & Castoldi (curiosamente lo stesso titolo dell’indimenticabile opuscolo inviato a tutte le famiglie italiane dall’allora aspirate premier Silvio Berlusconi) di cui vorrei segnalare un’agghiacciante frase che mi ha fatto capire più cose sulla globalizzazione di qualsiasi altro saggio abbia mai letto in vita mia:

 

 

 

“McDonald’s non è un gioco. È un impresa globale che tende alla massimizzazione del profitto, servendo i clienti, svolgendo una funzione che considera imprenditoriale e sociale al tempo stesso. McDonald’s non conosce confini e come una grande potenza opera con una sua politica estera. Nessun Paese che abbia un ristorante McDonald’s ha mai dichiarato guerra a un altro Paese dove sia presente McDonald’s.

 

postato da: AlessioRomano alle ore 14:49 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica
venerdì, 13 gennaio 2006

Old%20Radio-783472[1]Mompracem, il covo dei lettori alla radio

 

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Domani pomeriggio (sabato 14 gennaio 2006 dalle 17:30 alle 18:30) sarò intervistato per la trasmissione radiofonica Mompracem. Si potrà ascoltare sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana 94.700 e 96.250 Mhz Bologna o in streaming su www.radiocittadelcapo.it.

 

Ecco un estratto del loro comunicato stampa:

PARADISE FOR ALL
Si parla tanto di scuole di scrittura creativa, ma chi sono gli autori che ne escono?
Ecco un giallo ironico e divertente proveniente dall'interno di una delle scuole più in voga del Paese.
Alessio Romano, ex-holdeniano esordisce con Paradise For All, Fazi editore, 2005.
http://www.paradiseforall.it/
http://www.fazieditore.it/catalogo/categorie/scheda_libro.asp?id=668
Con l'intervento di Marco Vacchetti, direttore didattico della scuola Holden di Torino.
A cura di Arianna Cameli

 

 

postato da: AlessioRomano alle ore 18:12 | Permalink | commenti (2)
categoria:paradise for all
venerdì, 13 gennaio 2006

carceri[1]Almeno lui ci prova

 

 

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Primo post politico sul mio Blog. Sulla rubrica “Il borsino della politica” di Gianna Fregona e Maria Teresa Meli del CORRIERE DELLA SERA MAGAZINE di ieri (12.01.2006) le quotazioni di Marco Pannella vengono date in calo. La colpa del leader radicale sarebbe quella di aver “finito per prendere in giro migliaia di detenuti che hanno creduto alla possibilità di uscire dal carcere. Cinico.”

Sinceramente non credo che Pannella sia cinico; un po’ sognatore, un po’ visionario, un po’pazzo, un po’ rompiscatole, cerca con arroganza ed egocentrismo di mettere al centro dell’agenda politica quelle che lui crede siano le priorità del paese. Le carceri italiane sono sovraffollate, e questo è un problema reale, grave, di civiltà, che riguarda emarginati che andrebbero rieducati dopo essersi resi colpevoli di reati e non costretti a una vita da bestie. Sono sinceramente convinto che più un paese spenda per le proprie carceri, meno crimini verranno commessi dai suo cittadini.

 

postato da: AlessioRomano alle ore 17:37 | Permalink | commenti
categoria:politica
venerdì, 13 gennaio 2006

cut2.caffe[1]Sempre a proposito di risvegli

 

 

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Il post precendente mi ha fatto venire in mente un articolo comparso sul Corriere della Sera di ieri (12.01.2006): IL CERVELLO AL RISVEGLIO? COME UN UBRIACO UNA RICERCA USA: FINO A MEZZ’ORA DI INERZIA, NON PRENDETE DECISIONI. Nell’articolo si parla dello stato cerebrale al momento del risveglio, una “sorta di sbornia naturale che provoca un ottundimento della reattività mentale”. Nonostante molti degli illustri intervistati nell’articolo smentiscano, sono profondamente d’accordo con questa descrizione. Dirò di più; mi piace un casino, quello stato mentale, mi piace più del sonno stesso, tant’è che a volte mi diverto con la funzione della sveglia che, se disattivata, ripete l’allarme ogni dieci minuti. Se devo essere sveglio alle nove di mattina, punto la sveglia almeno alle sette e mi faccio svegliare almeno tre, quattro volte. Mi piace così tanto, questo stato mentale, che di tre romanzi che ho scritto, (il primo, inedito, il secondo Paradise for All, e il terzo che sto scrivendo in questi giorni) tutti e tre iniziano con un risveglio del protagonista, che ancora in “coma”, inizia la sua avventura.

 

 

 

postato da: AlessioRomano alle ore 17:32 | Permalink | commenti
categoria:varie
venerdì, 13 gennaio 2006

Risveglio con equivococoplibrij-2.asp

 

 

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. La lettura dell’ottimo, veloce e divertente saggio La paura preferita. Islam: fascino e minaccia nella cultura italiana di Luca Scarlini, mi ha fatto tornare in mente un raccontino che avevo scritto alla Holden per un laboratorio sull’udito.

 

 

 

“Da quando sono entrata in menopausa questa è la prima volta che riesco a rimanere a letto oltre le sei del mattino. Maledetta insonnia. Persino le tre bestiacce che abitano qui di fianco sembrano docili oggi. Il traffico è fastidioso lì sotto. Ambulanze, polizia, gente che urla. Ma dopo tanto tempo non mi fanno più né caldo né freddo. Forse oggi ce la faccio a dormire. E invece no. Vengo svegliata dai tre figli pakistani dei miei vicini pakistani che stanno facendo un bordello pakistano. Alle 9.30 del mattino, dico. Quei tre animali inferociti continuano a sbattere oggetti. Saranno pentole, bicchieri, sedie, tavoli. Mi hanno svegliata con una botta micidiale. Come minimo hanno distrutto metà del loro appartamento. Un rumore talmente forte che tutti gli altri rumori da giù si sono accorti di non poter competere e si sono defilati, vergognosi e impotenti. Ma poi, cazzo, si sono fatti coraggio e hanno cominciato mille volte più forte di prima. Più ambulanze, più polizia, più urla. E io sempre più sveglia. Ma anche le bestiacce si fanno risentire. Un nuovo colpo infernale. Cazzo. Come quello di prima. Giù, di nuovo tutto fermo. Hanno vinto i marmocchi.  Col cazzo. Ecco che di sotto c’è più casino di prima. Ancora più ambulanze, più polizia, più urla. Ormai sono sveglia, tanto vale che mi alzi. Un caffè e una doccia. Ma domani quei fottuti arabi mi sentiranno. Ah, se mi sentiranno.”      Tutto questo, con qualche eufemismo in meno e qualche imprecazione in più, pensava in uno stato di dormiveglia Oriana Fallaci l’ 11.09.2001 a New York.

 

 

 

 

 

 

Della Fallaci vorrei, invece, segnalare questa frase di una sua “Intervista a se stessa” di tanto tempo fa che mi ero appuntato:

“Condanno i giudici che affidano i figli solo all’ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche se stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere.”

postato da: AlessioRomano alle ore 17:28 | Permalink | commenti
categoria:politica, racconti
venerdì, 13 gennaio 2006

richler_250[1]Story therapy

 

 

 

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Da “La versione di Barney”, pag. 459

 

“Non sono mai andato d’accordo con sciamani, stregoni o psichiatri. Della condizione umana hanno capito molto più Shakesperare, Tolstoj o persino Dickens di chiunque di voi. Siete una banda di ciarlatani sopravvalutata, che si ferma alla grammatica dei problemi umani, mentre gli scrittori che le ho nominato badano all’essenza. E non mi piacciono le etichette vacue che appiccicate alla gente, né le parcelle che chiedete per le perizie di parte. E non mi piacete in tribunale, uno per la difesa, l’altro per l’accusa, due cosiddetti esperti, l’un contro l’altro armati, ma entrambi col portafoglio gonfio. Voi giocate con la testa delle persone, e siete inutili, se non dannosi. Inoltre, stando a quanto ho letto di recente, avete abbandonato il lettino per i farmaci. Paranoia? Prenda questo due volte al dì. Schizofrenia? Sciolga questo in bocca prima dei pasti. Io prendo un whisky al malto e un Montecristo per tutto, e le consiglio di fare altrettanto. Fanno duecento dollari, grazie.”

 

 

 

A proposito dell’abuso di psicofarmaci di cui parlavo nel post precedente.

postato da: AlessioRomano alle ore 17:26 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, psicofarmaci
venerdì, 13 gennaio 2006

LUNAR PARK di Breat Easton EllisLp

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Al contrario di Paul Auster che è un mio autore di culto che ha sfornato un libro non indimenticabile, Ellis non è un autore che mi ha sempre convinto al 100%, ma il suo ultimo romanzo è la prova definita che si tratta di un grande maestro. Meno di zero (in Paradise for All, lo snuff-movie e l’erezione che ne consegue, vengono da lì) e American Psycho mi avevano convinto; Le regole dell’attrazione un po’ annoiato; Glamorama non sono riuscito a finirlo. Lunar Park, invece, è un romanzo a più stratificazioni, davvero eccezionale. È, tra l’altro:

  • un buon romanzo dell’orrore, alcune pagine sono degne delle migliori di Stephen King
  •  un’onesta e spietata riflessione di un autore sulla sua opera, spettacolare l’incipit che parla dei precedenti incipit
  •  un romanzo autobiografico che parla della propria vita, del rapporto difficile con il padre e con il figlio

E chissà quanto altro ancora...

Davvero inquietante l’uso di psicofarmaci per bambini che il romanzo (tra le tante altre cose) racconta; spero vivamente che questo disinibito consumo per minori tutto a stelle e strisce non arrivi mai in Italia (come è fortunatamente capitato per altre brutture americane come pena di morte e facilità di acquisto di armi da fuoco). In proposito devo postare al più presto una riflessione di Barney Panofsky sul tema psicofarmaci.

 

 

 

postato da: AlessioRomano alle ore 17:22 | Permalink | commenti (2)
categoria:recensioni libri
venerdì, 13 gennaio 2006

FOLLIE DI BROOKLYN di Paul Austercoplibrij.asp

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Prima recensione del mio Blog, o meglio due parole su uno dei libri che mi sono piaciuti meno di uno dei miei autori preferiti. La voce narrante è gradevole come al solito, trovate (l’Hotel esistenza; Il libro della follia umana) e personaggi (Lucy, la bambina che non parla; Harry l’imbroglione) sono frutto della solita incredibile maestria; ma alla fine della lettura del  libro non ho sentito quel particolare arricchimento interiore, la solita sensazione di soddisfazione totale che ho provato per quasi tutti gli altri libri di Auster. Due titoli ad esempio: Il leviatano e La notte dell’oracolo (romanzi che ho citato anche in Paradise for All).

 

 

Il libro contiene però una tra le più grandi verità sul genere umano lette negli ultimi tempi:

“Mai confessare una scoreggia in pubblico. È una legge non scritta: il più rigido fra i protocolli dell’etichetta americana. I peti non provengono da nessuno e da nulla, sono emissioni anonime appartenenti al gruppo nel suo insieme, e anche qualora tutti i presenti sappiano additare il colpevole l’unica procedura corretta è la negazione.”

postato da: AlessioRomano alle ore 17:20 | Permalink | commenti
categoria:recensioni libri
venerdì, 13 gennaio 2006

mucca[1]A proposito di diventare vegetariano

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. In realtà non volevo diventare vegetariano, ma un’altra cosa, da me ideata e a cui dovrei trovare un nome. Volevo smettere di mangiare mammiferi. Niente conigli, pecore, mucche, maiali e cavalli (che in realtà non ho mai mangiato, per me il cavallo è un animale sacro) e cose del genere. Di vongole, cozze, triglie e galline, con tutta la mia buona volontà, ma proprio non riesco a provare nessun tipo di compatimento o pena.

postato da: AlessioRomano alle ore 17:17 | Permalink | commenti
categoria:varie
venerdì, 13 gennaio 2006

Lista delle cose iniziate e mai finitelista[1]

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Ecco la lista delle cose che ho iniziato e non ho mai portato a termine.

 

 

  1. Imparare lo Spagnolo
  2. Mettermi a dieta
  3. Almeno due romanzi tra il mio primo e Paradise for All
  4. Imparare a suonare la chitarra
  5. Imparare a giocare a Tennis
  6. Imparare un po’ di aperture del gioco degli scacchi
  7. Tenere un diario
  8. Mettere un taccuino e una penna sopra il comodino da usare per appuntare i sogni fatti durante la notte
  9. Convertirsi all’ebraismo
  10. Imparare a cucinare almeno un tipo di torta
  11. Diventare vegetariano

Faccio notare come abbia, scelta poco scaramantica, fatto debuttare il mio Blog di venerdì, 13.

postato da: AlessioRomano alle ore 17:14 | Permalink | commenti
categoria:liste
venerdì, 13 gennaio 2006

Buongiorno a tutti

 

 

 

 

coplibrij-1.aspDopo una lunga riflessione e spinto da varie ragioni (innanzitutto le tante email che sono arrivate all’indirizzo del sito del mio romanzo) ho deciso di provare a costruire un Blog, che a partire da Paradise for All, il mio romanzo d’esordio, provi a creare un rapporto più stretto con i lettori. Non so bene cosa ne verrà fuori; penso che posterò quello che mi viene in mente giorno per giorno: recensioni di libri, film, racconti inediti, riflessioni, suggestioni.

Poi tra un mese vedrò di fare un punto della situazione e decidere se è il caso di continuare oppure no. Sempre ovviamente che la cosa non finisca per colpa della mia solita pigrizia. Non so più neanche io quante cose ho iniziato per poi mai finirle.

postato da: AlessioRomano alle ore 17:07 | Permalink | commenti
categoria:varie