sabato, 29 aprile 2006
Voltastomaco
andreotti-1Avrei dovuto risistemare i capitoli già scritti del mio nuovo romanzo, in vista della volata finale verso la fine del mio terzo libro. Ma in realtà ho passato tutto il pomeriggio e gran parte della sera a seguire quello che accadeva a Palazzo Madama, oggi, per l'elezione del presidente del Senato. Non che la cosa mi scaldasse più di tanto. Da una parte avevo candidato (cosa surreale, manco fosse il cattivo di una soap-opera capace di infinite morti e riserruzioni) addirittura Giulio Andreotti. Che, cazzo, dopo che avevo letto sui giornali che alle ultime elezioni politiche era intenzionato a votare Pippo Franco (candidato al senato) avevo pensato: è fatta, si è giocato il cervello, ce lo siamo tolti dai coglioni, e invece eccolo lì, quasi centenario ancora a lottare in prima linea. Dall'altra parte Franco Marini, uno dei responsabili del complotto che fece cadere il primo governo Prodi (l'unico reo confesso) e amico, qui nella mia Montesilvano, di esponenti politici locali che hanno permesso uno scempio urbanistico senza precedenti. La brace e la padella, insomma, si sfidavano a duello. Ma, mai, mi sarei aspettato lo spettacolo triste, squallido e deprimente (da tutti i punti di vista, comprendendo ogni suo partecipante di qualsiasi colore o parte politica) come quello delle due+uno votazioni di oggi. Da una parte il centrosinistra che ha per un pelo mandato a casa Berlusconi (compito per il quale non gli saremo, in ogni caso, mai troppo grati), ma che inizia nel peggiore dei  modi perdendosi in un bicchier d'acqua. Che male ci sarebbe stato a dare la presidenza del Senato all'opposizione? Sopratutto in cambio di un voto alla camera al candidato del centrosinistra. Magari qualcuno non prescritto per mafia lo avrebbero trovato pure. E si sarebbero avuti i due presidenti di Camera e Senato (Bertinotti e Follini, per esempio, non sarebbero stati questa tragedia, suvvia) eletti al primo colpo. Ciampi avrebbbe conferito più seneramente l'incarico a Prodi, il centronistra avrebbe avuto un voto di più al Senato (il presidente per prassi non vota, quindi se fosse stato dell'opposizione, un voto in meno all'opposizione) e tutti sarebbero vissuti felici e contenti. Invece questa ingordigia di posti di potere (già era stato rivoltante lo scrontro Bertinotti / D'Alema), questa arroganza assurda di voleversi imporre a tutti i costi, e non potendoselo permettere. A destra invece, l'attaccarsi a tutto, il candidare un candidato come Andreotti, di cui gli unici aggettivi che riesco a trovare sono surreale, grottesco e disperato. E per ultima, la deprimente storia dei "Francesco Marini" (il candidato del centrosinistra si chiama "Franco Marini"). Io mi rifiuto di pensare che ci sia un senatore del centronistra che, sinceramente intenzionato a votare Franco Marini, abbia per due volte scritto Francesco Marini. Mi disgusta, invece, il credere che ce ne sia uno che lo faccia a posta per due volte di seguito (forse solo il fatto di pensare che deve avere un gran senso dell'umorismo, questo figlio di puttana, un po' mi solleva) per suoi insondabili obbiettivi politici. In ogni caso se il buon giorno si vede dal mattino, questa credo sarà la seconda peggiore legislatura della storia repubblicana (la peggiore in assoluto è quella appena passata). Che rottura di coglioni.
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categoria:politica
giovedì, 27 aprile 2006
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Lunedì 8 maggio alle ore 13.30
Presentazione del romanzo "Paradise for all"
Fiera del Libro di Torino
Spazio Autori
Interviene Luca Scarlini
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categoria:paradise for all
giovedì, 27 aprile 2006
coplibrij-1.asp QUI una mezza stroncatura a Paradise for All; e pazienza, non si può vincere sempre e piacere a tutti. Quello che trovo fastidioso, invece, sono le inesattezze nel resoconto della trama. Frutto, forse, di una lettura veloce e incompleta del mio libro.
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mercoledì, 26 aprile 2006
Great Ape Project

hands
Il parlamento spagnolo ha accettato di dibattere un progetto (non di legge) di iniziativa socialista per chiedere al governo la protezione, all'interno del Paese e in sede internazionale, delle grandi scimmie antropoidi ( cioè scimpanzé, bonobo, gorilla e orangutan) «vittime di maltrattamento, schiavitù, tortura, morte, estinzione». La Spagna sarà il primo paese europeo a riconoscere «diritti fondamentali» a questi animali così simili all'uomo. (Notizia tratta da QUI)
Per il "Progetto Grande Scimmia", che si batte perchè siano riconosciuti diritti alle scimmie vedi QUI
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categoria:varie, politica
martedì, 25 aprile 2006
nerdpowerChi ha scritto i libri più venduti? I nerd. Chi ha diretto i film hollywoodiani di maggior incasso? I nerd. Chi ha creato alta tecnologia avanzata che possono capire solo i creatori stessi? I nerd. E chi sono le persone che concorrono per la Presidenza degli Stati Uniti? Nessun altro che i nerd.
E ora i nerd (lo stereotipo del ragazzo intelligente ma con scarse capacità sociali)
sono al centro dell'agile saggio di Stefano Priarone, «Nerd Power. C'è uno sfigato in tutti noi e sta raschiando per uscire», edito da Tunué. Tra i nerd passati in rassegna nel libro, anche Filippo Gentile, il coinquilino del protagonista di Paradise for All.
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categoria:segnalazioni, recensioni libri
lunedì, 24 aprile 2006

pagina_indexgiovedì 27 a Torino
presso la Feltrinelli di piazza CLN
una presentazione di

insieme a Andrea G. Pinketts
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categoria:segnalazioni
domenica, 23 aprile 2006
Il ritorno di Tiziano Sclavi

scuropassoE' in libreria (vedi QUA), a molti anni di distanza dall'ultimo, un nuovo romanzo di Sclavi (il papà di Dylan Dog), che sono molto curioso di leggere.
Da QUI segnalo questi pezzi di una sua intervista.

"La lingua, molto più della struttura, è per me fondamentale. È la ricerca più faticosa e lunga (a volte dura molti anni, come nel caso del mio nuovo libro, Il tornado di valle Scuropasso, in uscita il 18 aprile da Mondadori: un romanzo “di fantascienza” piuttosto corto, ma la cui gestazione, proprio a causa della ricerca della lingua, è durata cinque anni). Anche se mi viene l’idea per una bella storia, non la racconto finché (se) non trovo il linguaggio giusto. Al contrario, se ho l’idea della lingua, posso anche mettermi a scrivere a braccio, con solo un vago canovaccio in testa: la storia verrà da sè, sarà la lingua stessa a crearla. (...)
Le storie sono state già tutte scritte, le abbiamo esaurite. Ma la lingua è infinita.
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categoria:segnalazioni
sabato, 22 aprile 2006
coplibrij-1.asp QUI una recensione di Flavia Piccinni.
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categoria:paradise for all
giovedì, 20 aprile 2006


180px-ReligiousSymbols In Tu credi? di Antonio Monda, diciotto intellettuali americani affrontano il problema della fede. Ecco com'è andata al momento di rispondere alla fatidica domanda ("Tu credi in Dio?"):
Il  38,9%  (Paul Auster, Richard Ford, Paula Fox, Spike Lee, Grace Paley, Salman Rushdie e Arthur Schlesinger Jr) ha risposto NO
Il 33,4% (Saul Bellow, Jane Fonda, David Lynch, Toni Morrison, Derek Walcott e Eli Wiesel) ha risposto SI
Il 27,7% (Michael Cunningham, Nathan Englander, Jonathan Franzen, Daniel Libeskind e Martin Scorzese) ha risposto NON  LO SO


 
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categoria:letteratura, religione, recensioni libri
giovedì, 20 aprile 2006
caosgBella presentazione ieri pomeriggio a Roma di Caos Calmo di Sandro Veronesi. Erano presenti Edoardo Nesi e Mauro Covacich. Tra le tante cose raccontate da Sandro (una critica al concetto di economia dei nostri tempi; una lamentela contro quelli che dicono che nei romanzi bisogna tagliare, tagliare; la teorizzazione di un coefficente di difficoltà che uno scrittore si pone prima di iniziare a scrivere un romanzo, come per i tuffatori) anche una confessione. Questo libro faceva paura a Veronesi (tanto che gli ci sono voluti sei anni per finirlo) e un modo per sbarazzarsene era stato quello di proporlo come film sia al fratello (Giovanni Veronesi), sia a Nanni Moretti, entrambi presenti tra il pubblico e entrambi ringraziati per il loro rifiuto e il loro stesso consiglio: "Perchè non ci scrivi un libro?"
Sandro Veronesi è stato un mio insegnate quando studiavo alla scuola Holden di Torino. Più che un insegnate era un fiume in piena, un torrente inarrestabile di parole. Gli chiedevi di un autore e lui ti raccontava le trame di tutti i suoi libri, e ti faceva venire voglia di diventarne un esperto; gli mandavi un tuo racconto e lui ti rispondeva subito, dicendoti che era buono e invitandoti a scriverne un'altro, più buono ancora; gli davi confidenza e ti ritrovavi tra i personaggi di un suo romanzo. Un avvovato sodomita, per la precisione. Ma finivi dentro un capolavoro. Per questo non ti incazzavi.
Da pag. 360 di Caos Calmo:
"Vedi, una volta, diversi anni fa, Lara e Marta andarono da un avvocato di Bellagio – Alessio Romano, si chiamava – per una causa ereditata dai loro defunti genitori riguardante la casa sul lago che avevano da quelle parti. L’avvocato ascoltò il racconto della loro rogna vicinale, disse che sarebbe stato lieto di servirle ma sostenne che per poterlo fare nel migliore dei modi aveva bisogno di incularsele, prima una e poi l’altra, meglio se immediatamente, lì, sul divanetto del suo studio. Poiché erano entrambe ancora sconvolte dalla morte in rapida successione di padre e madre, le convinsi a dimenticarsi di lui e lasciar fare a me; dopodiché, prima di denunciarlo, decisi di affrontarlo personalmente, presi un appuntamento e quando fui davanti a lui, per niente intimorito dalla sua cospicua mole da orso marsicano, gli chiesi abbastanza aggressivamente conto del suo comportamento con mia moglie e mia cognata – al che quell’uomo mi spiazzò, sostenendo molto pacatamente di volersi inculare anche me. Il punto era, mi disse, che per ragioni assai lunghe a spiegarsi, ma storiche e indiscutibili, la sodomia era l’unico strumento in grado di rendere il rapporto avvocato-cliente veramente solido e duraturo, andando a costituire quell’unicum inespugnabile che lui chiamava “sodalizio simbiotico” dinanzi al quale qualunque avversario era destinato a soccombere; e poiché a lui le cause piaceva vincerle, non importava se modeste come quella che gli avevamo proposto noi, ecco che quell’atto si rendeva necessario – altrimenti, com’era suo costume, non avrebbe potuto accettare l’incarico. Non arrivò a convincermi, il vecchio Alessio Romano, ma una volta uscito da quello studio, nell’abbagliante placidità primaverile del lungolago, ero talmente folgorato dalla sua follia che decisi di lasciare al cliente successivo l’arido compito di denunciarlo. Mi limitai a tenerlo d’occhio tramite la discreta sollecitudine del mio amico Enrico Valiani, avvocato in Milano, che tra l’altro ha la casa qui accanto, proprio oltre quella siepe, al quale chiesi il piacere di procurarsi informazioni su di lui e di controllare di tanto in tanto se non fosse per caso stato radiato dall’albo professionale; e – attenzione, qui sta il bello – nessuno l’ha mai denunciato. Di lui ho saputo che è uno stranissimo uomo, figlio di un gerarca fascista fuci¬lato dai partigiani, ex-membro del Partito Monarchico approdato negli anni Novanta a una comunità luddista spersa nella Valbrona, dove si vive come nel primo Ottocento e della quale è diventato una delle massime autorità fino a rappresentarla in un collegamento televisivo durante una puntata estiva di Uno Mattina, ma a suo carico non figura alcuna denuncia, né esposto né provvedimento disciplinare di qualsiasi tipo presso alcuna procura o ordine professionale della Lombardia. Per contro, dal giorno in cui ha teorizzato la necessità di incularmi insieme alla mia famiglia ha proseguito la sua attività presso i fòri di Como e Lecco, perlopiù a patrocinio di piccoli proprietari terrieri del triangolo Lariano in contenziosi con demanio e pubblica amministrazione – riportando, a quanto pare, un discreto numero di successi."

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categoria:letteratura
mercoledì, 19 aprile 2006
ALIENSDONTSUCK_1
E' on line il primo numero di ALIENS DON'T SUCK!, periodico di integrazione non violenta degli extraterrestri a cura di Tommaso Pincio.
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categoria:segnalazioni, letteratura
martedì, 18 aprile 2006
logo1Su Milano Finanza di oggi c'è una piccola recensione (si può scaricare QUI ).




MF
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categoria:paradise for all
venerdì, 14 aprile 2006
benni "Se incontro un sondaggista giuro che gli dirò questo: secondo il mio exit-poll lei ha, nell'immediato futuro, un tredici per cento di possibilità di prendersi un calcio in culo, un dieci per cento di beccarsi un papagno in faccia, un sette per cento di venir morso all'orecchio, un tre per cento di ginocchiata nei coglioni e un sessantasette per cento che la lasci andare illesa. Ma le mie previsioni potrebbero essere clamorosamente sbagliate."

Stefano Benni
sul Corriere del 14-04-2006
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categoria:politica
giovedì, 13 aprile 2006
Il diritto all'oblio
box_googleSull'Unità on line ho trovato questo curioso articolo che parla di un diritto all'oblio, di cui non conoscevo l'esistenza, ma che mi pare una cosa molto suggestiva, e del fatto che Google, quando non viene aggiornato, lo violi sistematicamente (vedi QUI).


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categoria:informatica
mercoledì, 12 aprile 2006
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Domani alle 21 al Teatro Vascello di Roma ci sarà un reading di Simone Marcuzzi con Ivano Bariani e Peppe Fiore. Vedi QUI
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categoria:segnalazioni
martedì, 11 aprile 2006
Che brutta nottata!8804379898
Dopo una lunga due giorni di votazioni e scrutini (sono stato segretario in un seggio elettorale a Montesilvano, la mia città di origine) ieri notte sono stato incollato al televisore con l'ansia tremenda che Berlusconi potesse avere di nuovo la maggioranza alla Camera e al Senato. Per di più ero solo; non avevo un gruppo di amici, una piazza piena di bandiere o un maxischermo. Solo Vespa, Mentana, Fede, un gruppo di commentatori politici sempre più assonnati e le "Ultima ore" del Televideo. Perfino internet mi dava problemi.  E intanto SMS e telefonate di amici e amiche per consultarsi sul paese straniero dove potesse essere meglio rifugiarsi (Brasile in testa, tra le preferenze). Anche se il pericolo di vedere ancora Berlusconi premier (almeno per me di questo si trattava, di un pericolo; ma ora è evidente che c'è una metà del paese che invece questo lo desiderava) è stato scongiurato, non mi sento di condividere il trionfalismo di Prodi, Fassino & C. Doveva essere una passeggiata, una vittoria scontatissima e invece al Senato si governerà (se si governerà) per uno, due voti. E credo che avesse ragione Nanni Moretti quando diceva che con questi dirigenti non vinceremo mai (perchè tutto si può dire, tranne che quella di ieri sia stata una netta vittoria). L'idea di presentare L'Ulivo alla Camera, ma liste separate al Senato; il non riuscire a fare una campagna elettorale se non inseguendo le trovate di Berlusconi; sono temi su cui il centrosinistra dovrebbe aprire una riflessione. E farlo in fretta. Perché il rischio è di tornare a perdere, molto, troppo, presto.
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categoria:politica
martedì, 11 aprile 2006
logo_sole2QUI una nuova recensione di Paradise for All.
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categoria:paradise for all
venerdì, 07 aprile 2006
Voglio il pane, ma anche le roserosanelpugno_300dpi
Dopo tante riflessioni e dubbi, ho deciso che dopodomani voto per loro. Un voto per la laicità dello stato, contro la legge Fini sulle droghe e in difesa della scuola pubblica (vedi QUI). Ieri sera sono stato anche a Piazza Navona, per il loro concerto / chiusura della campagna elettorale (vedi QUI). La cosa che più mi ha colpito, era Pino Arlacchi (parlamentare uscente dei DS, già magistrato antimafia ai tempi del maxiprocesso), che se ne stava sul balcone di casa sua, proprio di fronte al palco, a potare le sue piante. Non è stato ricandidato e, quindi, si è dato al giardinaggio.
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categoria:politica
venerdì, 07 aprile 2006
logo Sul numero de Il mucchio selvaggio in edicola questo mese (di cui mi ero già occupato per la copertina censurata, vedi QUA ), insieme a Simona Vinci, Richid O. e Jake Arnott, sono tra gli autori intervistati per la rubrica "Booklet". Ecco l'intervista, realizzara da Erika Furci, già autrice, sempre sul Mucchio, di una bella recensione (vedi QUI ).

Paradise for All (Fazi Editore) è un noir made in italy concoplibrij-1.asp atmosfere e personaggi alla Twin Peaks. Un buon biglietto da visita per Alessio Romano, 27 anni, che sceglie per il suo esordio un giallo sospeso tra Torino e l'irrealtà. Un "giovane autore" capace di distanziarsi da tanti suo colleghi coetanei, ma anche di non clonare il maestro Baricco. Il risultato? Sicuramente originale.
di Erika Furci

Numerosi quotidiani hanno puntato i riflettori su di te. Fa paura tanta attenzione per un debutto?

Al contrario: la grande paura di tutti gli esordienti è l’indifferenza di critica e lettori. Ogni volta che leggo una recensione mi fa molto piacere; a prescindere se sia positiva o negativa, mi trovo di fronte a qualcuno che ha speso del tempo per riflettere sul mio libro. È fantastico; così come trovo fantastico leggere le mail dei lettori che mi scrivono. 

Hai avvertito come pesante “l’ombra” della Holden?

No, non più di tanto. Certo, ogni volta c’è curiosità e in molti mi chiedono fino a che punto sia possibile “insegnare” a scrivere o a raccontare storie; quanto dipenda dal talento; cosa si fa in un laboratorio di scrittura. Ma il mio romanzo è anche una riflessione sui due anni che ho passato a Torino in quella scuola e queste domande sono legittime.

Tu credi di doverle qualcosa, oltre  all’ambientazione? Quanto delle lezioni e dei corsi ha contribuito ed è rimasto nella tua scrittura?

Penso di dovere molto ai consigli che ho ricevuto, sia da parte di scrittori, editor e insegnati vari, sia da parte di molti dei miei compagni di corso. Per due anni è stato un continuo scambiarsi racconti, sceneggiature e scalette. È stato tutto molto prezioso, soprattutto per trovare la forza di fermarsi e mettersi a scrivere per un non breve periodo della mia vita. C’è però un rischio nel frequentare corsi di scrittura: quello che un eccesso di consapevolezza, di punti di riferimento, di maestri possa diventare un “ingombro” che ti blocca e non ti fa scrivere. Paradise for All è stato un modo per esorcizzare questo pericolo, anche attraverso l’uso scatenato e disinvolto che ho fatto delle citazioni sparse per tutto il libro.

Hai osato un genere un po’ insolito per un esordio, il giallo-nero. Finalmente qualcosa di diverso dalle solite “tematiche giovanili”, il più delle volte ridotte ad amori scolastici o biografie di aspiranti suicidi.

Sì, anche io mi sono stufato di leggere romanzi che parlano di problemi esistenziali e spesso l’immagine di molti giovani autori che ne esce fuori è quella di scrittori che sembrano guardare più il proprio ombelico che la realtà che li circonda e per di più non raccontano neanche una storia. Io volevo parlare di una mia esperienza autobiografica, del fatto che scrivevo e che sognavo di diventare uno scrittore; ma sentivo, forte, l’esigenza di farlo all’interno di un romanzo di genere, di non raccontare gratuitamente un ambiente e un’atmosfera che conoscevo, ma di sfruttarla per creare un noir che, per di più, aveva un modello di riferimento molto particolare e molto preciso: la serie televisiva Twin Peaks di David Lynch.

Secondo te, in letteratura piuttosto che al cinema, il noir italiano recentemente è passato un po’ in secondo piano?

Non so se stia passando in secondo piano. Ci sono molti autori italiani, anche piuttosto bravi, che si occupano di “gialli”; penso alla scuola bolognese (Macchiavelli, Lucarelli e Rigosi), penso a Marco Vichi e al suo commissario Bordelli. Per non parlare dello straordinario successo di pubblico che hanno autori, anche molto diversi tra loro, come Faletti o Camilleri. Tra tutti i generi, il giallo mi sembra sia il più frequentato in Italia; un paese che non ha una tradizione di romanzi di genere solida quanto quella anglosassone.

Domanda quasi di rito: quali autori senti che ti abbiano davvero lasciato qualcosa? E soprattutto, secondo te, oggi i “classici” tanto cari ai professori hanno ancora qualcosa da dire o potrebbero benissimo essere sostituti da una nuova onda?

Gli autori che più sono stati decisivi per la mia “vocazione” a scrivere sono stati Bukowski (più quello dei romanzi che quello dei racconti), John Fante, Mordecai Richler (la sua “Versione di Barney” è uno dei miei libri cult). Ma anche autori come Paul Auster, Abraham Yehoshua e (sopartutto quando ero al liceo) Daniel Pennac. Come vedi sono quasi tutti autori stranieri e contemporanei o quasi. I classici sono fondamentali ed è importante studiarli e leggerli, ma almeno per me, lo è più per la mia vita, per il piacere che danno, che pensando alla scrittura. Se mi mettessi a scrivere avendo come modello di riferimento Dante, Kafka o Dostoevskij  penso non riuscirei più a buttare giù neanche una riga, oppresso da un senso di inferiorità schiacciante e dalla consapevolezza di diventare automaticamente patetico e ridicolo.

Ormai si sente dire ovunque che gli italiani leggono poco, anche se il mercato editoriale non sembra avvertire la crisi. Le nuove pubblicazioni mensili sono numerose e anche i nomi nuovi. Rispondimi da “lettore”, c’è qualche nome fresco di pubblicazione che ha catturato la tua attenzione. Ovviamente anche in negativo…

Tra gli esordienti mi è piaciuto molto “Mitologia di famiglia” di Cristina Guarducci, esilarante e grottesco; poi l’ultimo di Paolo Nori “I quattro cani di Pavlov”. Tra gli stranieri ho amato moltissimo Lunar Park di Ellis. Ma ultimamente non è un periodo di grandi letture per me, perché sto scrivendo e quando scrivo tendo a leggere il meno possibile.


Matteo, il protagonista, è un allievo un po’ sui generis, così come la sua figura di surfista a Torino. C’è qualcosa di autobiografico o sei solo la voce narrante?

Purtroppo no. Sono due estati che tento inutilmente di imparare a fare windsurf, ma sembra proprio che sia negato per questo sport. Al contrario, proprio perché raccontavo di un ambiente autobiografico, mi sono sforzato di creare una voce narrante che in qualche modo fosse lontana da me e non in perfetta sintonia con la Holden e con Torino. Poi, si dice sempre che un investigatore debba avere un hobby particolare: Nero Wolfe ha la sue orchidee, Sherlock Holmes il violino, per Matteo ho pensato al surf. Anche e soprattutto per l’amore che ho per il mare, sia inteso come luogo reale, sia per tutta la sua infinita gamma di valenze simboliche. In più, quando studiavo a Bologna, dividevo la mia stanza con un ragazzo di Padova, surfista, che ogni giorno si alzava verso le cinque di mattina (orario in cui io spesso andavo a dormire), controllava su internet se c’era vento in Toscana o verso Ravenna e  prendeva e partiva con il suo furgone. Nel mio dormiveglia, ho sempre trovato questa sua abitudine, questa sua ansia di mare, un’immagine potentissima di libertà. Da lì sono partito per creare il mio personaggio.


Hai detto che qualche torinese ha storto un po’ il naso vedendo “demonizzare” la sua città… invece Veronesi e Baricco come hanno reagito ritrovandosi da scrittori a personaggi? Soprattutto Veronesi che non è solo una comparsa…

Molti miei amici torinesi ci sono rimasti male per il mio incipit: “A Torino fa freddo già in ottobre, città di merda”. In realtà a me Torino piace molto, ma l’ho sempre trovata inquietante, e i torinesi che ho conosciuto mi hanno sempre dato l’impressione di essere depositari di un qualche segreto inconfessabile. Baricco compare solo in una scena molto piccola del romanzo, che descrive un episodio molto strano e accaduto realmente durante una sua lettura alla Holden. Sandro Veronesi, invece, si è visto trasformare da affettuoso padre di tre ragazzi in un losco frequentatore di dark lady (con tutti gli svantaggi e i vantaggi che questo tipo di frequentazioni comporta). Ma, fortunatamente per me, ha capito che era un omaggio a quello che considero il migliore insegnate che abbia avuto alla Holden e uno dei migliori scrittori italiani in assoluto. Oltretutto la sua piccola vendetta nei miei confronti se l’è presa dando il mio nome e cognome a un personaggio di “Caos calmo” (che considero uno dei pochi veri capolavori degli ultimi anni): un avvocato di Bellagio che non accetta un caso se prima il suo cliente non si fa “inculare” da lui, e non in senso figurato, ma proprio realmente e preferibilmente subito dopo il primo colloquio, dentro il suo studio, sul divanetto. 

Il susseguirsi dei colpi di scena, il ritmo veloce e alcune immagini oniriche rendono “Paradise for All” molto adattabile al grande schermo. Ti solleticherebbe l’idea?

Moltissimo. L’idea di entrare in un cinema e di vedere il frutto della mia fantasia che si trasforma in una serie di immagini proiettate mi emoziona.  Il cinema è una mia grande passione; alla Holden ho studiato sceneggiatura e ho anche provato a giare un corto; disastroso il risultato, ma divertentissimo il lavoro di realizzazione. Raccontava attraverso solo soggettive e con la voce narrante di una ragazza sarda, la breve vita di una verruca cresciuta sotto il piede di un ragazzo.


Hai già qualche altro progetto in cantiere?

Sono più o meno a metà di un nuovo romanzo. Sarà molto originale sia per struttura che per la storia che racconta. Per il momento procede molto bene e mi sembra che stia vendendo fuori un ottimo lavoro. Incrociamo le dita!


postato da: AlessioRomano alle ore 13:48 | Permalink | commenti
categoria:paradise for all
giovedì, 06 aprile 2006
rischio brogli alle elezioni

urna Da qualche giorno mi arrivano mail che segnalano il rischio di brogli legato alla sperimentazione sul voto elettronico che si farà in Sardegna, Liguria, Puglia e Lazio (guarda caso regioni in bilico). Il mio amico Alex (a cui mi rivolgo sempre per avere consulenza per argomenti di questo tipo; ma anche di altro: è lui che ha tradotto in tedesco il nome della rivista pornognafica che compare in Paradise for All), mi ha segnalato questi link:


http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1031472.php

http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1031084.php

http://www.beppegrillo.it/2006/03/ce_uno_strano_o_1.html

http://punto-informatico.it/p.asp?i=58540

Qui invece si può scaricare l'articolo di Diario che ne parla:
http://www.beppegrillo.it/immagini/elezioni_elettroniche_diario_.pdf
postato da: AlessioRomano alle ore 13:39 | Permalink | commenti
categoria:politica
mercoledì, 05 aprile 2006
Meglio coglioni che Berlusconivauro2

www.sonouncoglione.splinder.com


postato da: AlessioRomano alle ore 01:13 | Permalink | commenti
categoria:politica
lunedì, 03 aprile 2006
INTERVISTA SU LIBERAZIONE

Marco-Vichi2Su Liberazione di ieri (02.04.2006) è uscita una recensione a Paradise for All, seguita da una mia intervista, realizzata da Marco Vichi (nella foto di fianco; il papà del commissario Bordelli), che si può scaricare QUI o leggere qui di seguito:

incontro con l'esordiente Alessio Romano, autore di "Paradise for All", un romanzo zeppo di figure reali
Se da una pagina noir salta fuori Sandro Veronesi
di Marco Vichi
Un ottimo esordio quello di Alessio Romano. Paradise for All (Fazi Editore) è un noir tutto italiano, fresco e dalla scrittura veloce, con personaggi reali rubati alla scuola Holden di Torino, dove la storia si svolge (e che Romano ha frequentato). Fra tutti i personaggi reali spicca Sandro Veronesi, sospettato di azioni spregevoli, invischiato in storiacce di sesso, investito da una macchina (Veronesi si è impegnato a non denunciare l’autore). Per “liberarsi” dai maestri, tutto è lecito, soprattutto un romanzo. Ma una trama riuscita sarebbe poco e nulla senza una scrittura capace di creare immagini e di trasmettere emozioni. Alessio Romano è giovanissimo (nato nel ’78), ma si muove con agilità e consapevolezza, sa quando fermarsi e quando insistere, quando deviare e quando affondare il colpo. Lascia alla storia solo le parole che servono per raccontarla, togliendo tutte le altre. E di sicuro deve divertirsi molto a scrivere, perché fa divertire anche il lettore. In altri momenti sono tristezza e solitudine a emergere dalla pagina, ma l’ironia continua a far sorridere, anche se a volte con amarezza. Personalmente, sono molto curioso di vedere cosa saprà raccontarci con il secondo romanzo.

Quando ti sei accorto che volevi scrivere delle storie?
Da bambino quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo: “Lo scrittore”. I miei primi raccontini erano ispirati a Mark Twain che ci facevano leggere a scuola. Forse una certa propensione per uno stile scanzonato viene da lì. Qualche tempo fa ho dovuto rifare la mia carta d’identità, scaduta. Alla voce professione, ho risposto senza esitare: "Scrittore". Ero felice, nonostante, e forse non a torto, l’impiegato comunale mi stesse guardando come se fossi un mentecatto

Quanto conta John Fante nella tua scrittura?
La scoperta di Fante è stata recente. Ce ne parlò Sandro Veronesi a lezione. Poi, durante la Fiera del libro di Torino, rubai il Meridiano allo stand della Mondadori (com’è raccontato anche nel mio romanzo). Me lo sono divorato nel giro di un’estate. Mi sono identificato immediatamente con  le frustrazioni e le fantasie megalomani di Arturo Bandini; ho ritrovato vizi, superstizioni e manie abruzzesi; mi sono innamorato della sua scrittura secca e potente, vicina al parlato, ma che sa diventare anche tragica, senza smettere di divertire.
 
Quando scrivi ti fai raccontare la storia anche dai personaggi, fidandoti di quello che trovi strada facendo, o tieni sempre tutto sotto il tuo controllo?
Per me scrivere è in assoluto la cosa più divertente che si possa fare con i pantaloni addosso. Mi lascio andare, cazzeggio, mi diverto. Certo, il tempo che si dedica alla riscrittura è un'operazione indispensabile, ma noiosa. Per Paradise for All avevo buttato giù una scaletta molto precisa, avevo paura di arrivare alla fine senza un colpevole. Ma scrivendo sono spuntate fuori tante cose nuove. Forse le migliori.

Questo è il primo romanzo che hai scritto?
Il mio primo romanzo, mai pubblicato, l’avevo scritto durante i primi anni di università a Bologna, dov’era per gran parte ambientato. L’ho fatto leggere a un paio di addetti ai lavori e il complimento più grande che ho ricevuto è stato che forse, lavorandoci un po’ sopra, se ne sarebbe potuto ricavare una buona sceneggiatura per un fumetto. Parlava di un ragazzo nato dalla clonazione del sangue che si trova nella sacra Sindone, un esperimento voluto dal Diavolo in persona. Ma non mi sono lasciato scoraggiare.

Cosa hai fatto quando hai saputo che Fazi ti avrebbe pubblicato?
Sul momento non ero molto lucido. Ero andato alla Fazi per discutere di “un’eventuale pubblicazione” e credevo che discussioni del genere fossero lunghe e comportassero estenuanti trattative. In realtà mi fu subito proposto di firmare un contratto. Tempo tre ore e mi ritrovavo sulla Nomentana, completamente ubriaco, in mutande (era gennaio!), con due miei amici che tentavano inutilmente di fermarmi.

In fondo al libro il protagonista espone una sua sintetica teoria sulla scrittura, molto bella e molto chiara. E’ tutta roba tua o è… un plagio?
Plagio è una brutta parola; preferisco dire “citazionismo disinvolto”. La teoria dei tre cerchi, così si chiama la lezione di scrittura del protagonista, è la mia personale teoria sulla scrittura, sulla mia scrittura, almeno. Ed è frutto di tante suggestioni di cose sentite alla Holden o lette in giro. Per la necessità di un centro, di una forza che tenga insieme tutta la trama (nel mio caso la bella e tremenda Elena, la vittima), mi è stata utile una lezione di Baricco sull’Iliade; sul ruolo del caso e del destino, invece, mi ha influenzato molto Paul Auster.

Veronesi sapeva che stavi scrivendo questa storia?
Sì. E sapeva che sarebbe stato uno dei personaggi. Non credo si aspettasse di finire investito, di andare in coma, di fare sesso con una sua allieva, di essere accusato di omicidio e plagio, oltre che (ma questa non è più fiction) di essere un tremendo logorroico. Sandro Veronesi è, a mio parere, uno dei più grandi scrittori che ci siano oggi in Italia e ho avuto la fortuna di imparare moltissimoda lui. Il rischio, però, di avere dei maestri è quello di finire a scrivere romanzi scimmiottandone lo stile. Paradise for All è stato anche un modo, quasi un esorcismo, per fare i conti anche con questo.

Cosa ti ha detto dopo averlo letto?
Che gli era sembrato di aver fatto una comparsata in un film. Si è preso anche una piccola vendetta, dando il mio nome a uno dei personaggi più assurdi di Caos calmo, il suo ultimo romanzo: un avvocato di Bellagio che non accetta incarichi se prima le sue clienti non acconsentono ad avere un rapporto anale con lui; meglio se immediatamente, sul divanetto del suo studio (come capita alla moglie e alla cognata del protagonista di Caos calmo). “Sodalizio simbiotico” lo chiama, indispensabile per vincere ogni causa.

C’è qualcuno che riconoscendosi in un personaggio di Paradise for all si è offeso?
Non credo. Tutte le persone che ho trasformato in personaggi usando il loro nome hanno letto il libro prima della pubblicazione. A Baricco ho mandato una mail in cui era descritta la scena in cui compare. Una cosa realmente accaduta, oltretutto. Era il periodo natalizio e come tutti gli anni stava facendo una lettura del Canto di Natale di Charles Dickens alla Holden. In prima fila c’era una coppia di signori anziani; lui magrissimo e lei obesa. A un certo punto Il marito si alza e, lentissimo, va a prendere delle stampelle appoggiate al muro. Le porta alla donna, che, ancora più lenta, va verso la finestra. Baricco continua a leggere. Lei apre la finestra e mentre Baricco legge, si mette a vomitare. Una scena veramente  surreale.

Cosa devo fare per entrare nel tuo prossimo romanzo?
Nel prossimo romanzo, sono più o meno a metà, ci saranno ancora scrittori come personaggi, ma di totale fantasia. Certo, ci si può sempre mettere d’accordo: se mi prometti che anch’io finirò nel tuo prossimo libro…



postato da: AlessioRomano alle ore 13:23 | Permalink | commenti
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sabato, 01 aprile 2006
Booooom!disegnaEsogna

Domani mattina alle 10 e 30 si potrà assistere in diretta su internet (QUI) alla demolizione del primo dei tre palazzoni di Punta Perotti: uno dei peggiori ecomostri del belpaese.
Ecco la simulazione, per la gioia di ecologisti e di persone con gusti alla Bart Simpson.

Il video e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

postato da: AlessioRomano alle ore 15:45 | Permalink | commenti
categoria:segnalazioni, politica