Voltastomaco
Avrei dovuto risistemare i capitoli già scritti del mio nuovo romanzo, in vista della volata finale verso la fine del mio terzo libro. Ma in realtà ho passato tutto il pomeriggio e gran parte della sera a seguire quello che accadeva a Palazzo Madama, oggi, per l'elezione del presidente del Senato. Non che la cosa mi scaldasse più di tanto. Da una parte avevo candidato (cosa surreale, manco fosse il cattivo di una soap-opera capace di infinite morti e riserruzioni) addirittura Giulio Andreotti. Che, cazzo, dopo che avevo letto sui giornali che alle ultime elezioni politiche era intenzionato a votare Pippo Franco (candidato al senato) avevo pensato: è fatta, si è giocato il cervello, ce lo siamo tolti dai coglioni, e invece eccolo lì, quasi centenario ancora a lottare in prima linea. Dall'altra parte Franco Marini, uno dei responsabili del complotto che fece cadere il primo governo Prodi (l'unico reo confesso) e amico, qui nella mia Montesilvano, di esponenti politici locali che hanno permesso uno scempio urbanistico senza precedenti. La brace e la padella, insomma, si sfidavano a duello. Ma, mai, mi sarei aspettato lo spettacolo triste, squallido e deprimente (da tutti i punti di vista, comprendendo ogni suo partecipante di qualsiasi colore o parte politica) come quello delle due+uno votazioni di oggi. Da una parte il centrosinistra che ha per un pelo mandato a casa Berlusconi (compito per il quale non gli saremo, in ogni caso, mai troppo grati), ma che inizia nel peggiore dei modi perdendosi in un bicchier d'acqua. Che male ci sarebbe stato a dare la presidenza del Senato all'opposizione? Sopratutto in cambio di un voto alla camera al candidato del centrosinistra. Magari qualcuno non prescritto per mafia lo avrebbero trovato pure. E si sarebbero avuti i due presidenti di Camera e Senato (Bertinotti e Follini, per esempio, non sarebbero stati questa tragedia, suvvia) eletti al primo colpo. Ciampi avrebbbe conferito più seneramente l'incarico a Prodi, il centronistra avrebbe avuto un voto di più al Senato (il presidente per prassi non vota, quindi se fosse stato dell'opposizione, un voto in meno all'opposizione) e tutti sarebbero vissuti felici e contenti. Invece questa ingordigia di posti di potere (già era stato rivoltante lo scrontro Bertinotti / D'Alema), questa arroganza assurda di voleversi imporre a tutti i costi, e non potendoselo permettere. A destra invece, l'attaccarsi a tutto, il candidare un candidato come Andreotti, di cui gli unici aggettivi che riesco a trovare sono surreale, grottesco e disperato. E per ultima, la deprimente storia dei "Francesco Marini" (il candidato del centrosinistra si chiama "Franco Marini"). Io mi rifiuto di pensare che ci sia un senatore del centronistra che, sinceramente intenzionato a votare Franco Marini, abbia per due volte scritto Francesco Marini. Mi disgusta, invece, il credere che ce ne sia uno che lo faccia a posta per due volte di seguito (forse solo il fatto di pensare che deve avere un gran senso dell'umorismo, questo figlio di puttana, un po' mi solleva) per suoi insondabili obbiettivi politici. In ogni caso se il buon giorno si vede dal mattino, questa credo sarà la seconda peggiore legislatura della storia repubblicana (la peggiore in assoluto è quella appena passata). Che rottura di coglioni.
Avrei dovuto risistemare i capitoli già scritti del mio nuovo romanzo, in vista della volata finale verso la fine del mio terzo libro. Ma in realtà ho passato tutto il pomeriggio e gran parte della sera a seguire quello che accadeva a Palazzo Madama, oggi, per l'elezione del presidente del Senato. Non che la cosa mi scaldasse più di tanto. Da una parte avevo candidato (cosa surreale, manco fosse il cattivo di una soap-opera capace di infinite morti e riserruzioni) addirittura Giulio Andreotti. Che, cazzo, dopo che avevo letto sui giornali che alle ultime elezioni politiche era intenzionato a votare Pippo Franco (candidato al senato) avevo pensato: è fatta, si è giocato il cervello, ce lo siamo tolti dai coglioni, e invece eccolo lì, quasi centenario ancora a lottare in prima linea. Dall'altra parte Franco Marini, uno dei responsabili del complotto che fece cadere il primo governo Prodi (l'unico reo confesso) e amico, qui nella mia Montesilvano, di esponenti politici locali che hanno permesso uno scempio urbanistico senza precedenti. La brace e la padella, insomma, si sfidavano a duello. Ma, mai, mi sarei aspettato lo spettacolo triste, squallido e deprimente (da tutti i punti di vista, comprendendo ogni suo partecipante di qualsiasi colore o parte politica) come quello delle due+uno votazioni di oggi. Da una parte il centrosinistra che ha per un pelo mandato a casa Berlusconi (compito per il quale non gli saremo, in ogni caso, mai troppo grati), ma che inizia nel peggiore dei modi perdendosi in un bicchier d'acqua. Che male ci sarebbe stato a dare la presidenza del Senato all'opposizione? Sopratutto in cambio di un voto alla camera al candidato del centrosinistra. Magari qualcuno non prescritto per mafia lo avrebbero trovato pure. E si sarebbero avuti i due presidenti di Camera e Senato (Bertinotti e Follini, per esempio, non sarebbero stati questa tragedia, suvvia) eletti al primo colpo. Ciampi avrebbbe conferito più seneramente l'incarico a Prodi, il centronistra avrebbe avuto un voto di più al Senato (il presidente per prassi non vota, quindi se fosse stato dell'opposizione, un voto in meno all'opposizione) e tutti sarebbero vissuti felici e contenti. Invece questa ingordigia di posti di potere (già era stato rivoltante lo scrontro Bertinotti / D'Alema), questa arroganza assurda di voleversi imporre a tutti i costi, e non potendoselo permettere. A destra invece, l'attaccarsi a tutto, il candidare un candidato come Andreotti, di cui gli unici aggettivi che riesco a trovare sono surreale, grottesco e disperato. E per ultima, la deprimente storia dei "Francesco Marini" (il candidato del centrosinistra si chiama "Franco Marini"). Io mi rifiuto di pensare che ci sia un senatore del centronistra che, sinceramente intenzionato a votare Franco Marini, abbia per due volte scritto Francesco Marini. Mi disgusta, invece, il credere che ce ne sia uno che lo faccia a posta per due volte di seguito (forse solo il fatto di pensare che deve avere un gran senso dell'umorismo, questo figlio di puttana, un po' mi solleva) per suoi insondabili obbiettivi politici. In ogni caso se il buon giorno si vede dal mattino, questa credo sarà la seconda peggiore legislatura della storia repubblicana (la peggiore in assoluto è quella appena passata). Che rottura di coglioni. 











giovedì 27 a Torino 

In
Bella presentazione ieri pomeriggio a Roma di 


"Se incontro un sondaggista giuro che gli dirò questo: secondo il mio exit-poll lei ha, nell'immediato futuro, un tredici per cento di possibilità di prendersi un calcio in culo, un dieci per cento di beccarsi un papagno in faccia, un sette per cento di venir morso all'orecchio, un tre per cento di ginocchiata nei coglioni e un sessantasette per cento che la lasci andare illesa. Ma le mie previsioni potrebbero essere clamorosamente sbagliate."




Sul numero de
atmosfere e personaggi alla 

