Mentre sono reduce da una presentazione disastrosa che probabilmente racconterò per anni ad un costosissimo analista (quella alla Festa di Liberazione di Pescara: dovevo presentare il libro in contemporanea a un triplice, rumoroso e bel concerto; a dieci minuti dall'inizio non si sapeva dove la presentazione si sarebbe tenuta, audio inesistente che mi ha fatto desistere dal tentativo di fare un reading di fronte a una trentina di amici eroici che sono rimasti fino alla fine nonostante tutto) posto una recensione uscita su una rivista local (L'Indiscreto di giugno) firmata da Fabio Di Marco.
Abruzzese, “realmente” giovane, è nato a Pescara nel 1978, “holdeniano” (in senso barocco, ehm…, Baricco) e scrittore esordiente di successo. È questo l’identikit minimo del nostro corregionale Alessio Romano che venerdì 19 maggio, presso la biblioteca comunale di Roseto degli Abruzzi, ha presentato il suo primo romanzo, intitolato “Paradise for all”, edito dalla Fazi nella collana “Le Vele” e uscito nelle librerie nel novembre scorso.
Lo scrittore pescarese ha studiato a Bologna e a Torino, ed è proprio in quest’ultima città, magica e misteriosa, che ha deciso di ambientare la sua opera prima: un giallo originalmente generazionale dove i delitti che accelerano e interrogano il racconto ruotano attorno alla vita privata e intellettuale di alcuni giovani narratori iscritti alla famosa scuola di scrittura creativa “Holden”.
È un romanzo particolarmente suggestivo per quei lettori ventenni, ma non unicamente per loro, che sognano di immolare la propria vita professionale (e non solo) alla scrittura. Nel libro sono ricreate situazioni vissute dall’autore, il quale ha realmente frequentato un master presso la scuola torinese presieduta da Alessandro Baricco. Non è un romanzo autobiografico tratto da episodi accaduti veramente, ma la cornice, gli ambienti, i personaggi, lo stesso Romano, citato più volte all’interno del libro come “il pescarese”, oscillano tra realtà e finzione.
Torino è il set ideale per ambientare un thriller di questa natura e Alessio Romano per dare forma alla parte “gialla” del proprio racconto si è ispirato a registi come David Lynch e Stanley Kubrick. È un libro intarsiato di cinema (e pronto per il cinema?): in un’intervista radiofonica l’autore ha paragonato la bellissima Elena, personaggio chiave ed unica e magnetica costante attorno alla quale ruotano i mutevoli e avvolgenti scarti della storia, alla Laura Palmer di “Twin Peaks”.
La strategia narrativa di “Paradise for all” ricorda, in maniera molto meno candida e solenne, il mondo di Sofia di Jostein Gaarder, ovvero, un intreccio di generi dove al posto della filosofia, del piccolo ed innocente giallo famigliare e delle avventure di Sofia Amundsen, troviamo rispettivamente: la letteratura, una serie di tentati-compiuti omicidi e le vicende di una generazione di aspiranti scrittori.
Unica pecca del romanzo forse è che in alcuni passaggi il plot pare troppo cerebrale: la storia è logica, tesa e vibrante ma alcune intelligenti coincidenze narrative sembrano dei gratuiti bizantinismi. Bellissima la quarta di copertina, dove, sotto un lusinghevole commento di uno dei maestri dell’autore, Sandro Veronesi (romanzato e quasi compromesso all’interno del libro), troviamo una sorta di bibliografia fotografica da rimirare a lettura conclusa per individuare le “cose” che hanno nutrito il talento di Alessio Romano.
Infine, se dopo aver letto l’ultima parola dell’ultima pagina, chiudendo il libro, avvertite un irrefrenabile voglia di scappare a Torino ed iscrivervi alla Holden con l’intenzione di consumare esperienze, accumulare sapere e partorire un romanzo, non preoccupatevi, è normale...io vi sto scrivendo da lì!