mercoledì, 03 maggio 2006
Il regista di matrimoni

Ho visto l'ultimo film di Bellocchio. Un film interessante e molto particolare. Forse non riuscitissima come opera (la sensazione è che ci sia troppa carne al fuoco tutta insieme), ma che sembra essere un momento di riflessione e di ricerca del regista stesso. Un opera aperta, che lascia sperare nuove interessanti svolte artistiche  da parte di uno dei migliori registi italiani. Niente immaggini per questo post perchè sto finendo lo spazio su Splinder! Da dopodomani sono a Torino per la Fiera del Libro (presento Paradise for All l'8 maggio alle 13.30 con Luca Scarlini, Spazio Autori A).


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categoria:segnalazioni, cinema
lunedì, 01 maggio 2006
film assurdo

300x250Costretto da un'influenza a rinunciare al concerto del Primo Maggio a Roma (e se mi ripiglio, stasera mi tocca pure andare al concerto di Gianna Nannini a Pescara; cantente che odio, perchè una volta feci un viaggio con tre amici da Bologna a Tarifa, vicino Gibilterra, e le uniche due adudiocasette possedute dall'amico che aveva messo la macchina erano The Best of Police e un album di Gianna Nannini, appunto, uscito con Gente, e abbiamo fatto non so quanti chilometri ascoltando a loop solo quelle due casette), me ne sto a casa cercando di finire il nuovo romanzo, ma in realtà cazzeggiando su Internet, in attesa di partire per la Fiera del libro di Torino. Leggevo sull'Unità l'articolo sui fischi alla Moratti (vedi QUI: cosa non si leggerebbe pur di non scrivere; almeno il Mac non ha i solitari, e anzi, quasi quasi finito di scrivere questo post vado sul PC di mio padre a fare una partita a Spider), ma la cosa che mi ha colpito è stata la pubblicità di un film assurdo UNITED WE STAND (QUI il sito ufficiale). Nel 2020 gli USA dichiarano guerra alla Cina, e allora, il presidente dell'Europa (!!!) costituisce una Tasck Force composta da agenti speciali segretissimi; sono conosciuti solo come l'Inglese (Ewan McGregor), lo Spagnolo (Penelope Cruz), il Tedesco, il Francese e l'Italiano (come nelle barzelette!!!). Il loro compito, sventare la guerra. Se fosse il primo aprile e non il primo maggio, penserei a uno scherzo. Lavoratori, vi saluto e vado a giocare a Spider. O Campo Minato?
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categoria:cinema
giovedì, 30 marzo 2006
V2

Il film tratto da V per Vendetta, visto ieri sera, non mi ha convinto più di tanto: ci sono diverse cadute di stile e alcune cose sono un po' esagerate. Mi è sembrata un'occasione sprecata. Sono invece impaziente di andare a vedere Factotum tratto dall'omonimo libro di Bukowski, scritto e diretto da Ben Hamer, già regista del delizioso Kitchen Stories.
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categoria:cinema
martedì, 28 marzo 2006
il caimano
NanniMoretti220


Finalmente sono riuscito a vedere Il Caimano di Nanni Moretti. L'ho trovato un film molto divertente e Silvio Orlando fa una grande prova di attore. Ancora una volta il protagonista (dopo The producer vedi QUI) del film è un produttore: sull'orlo di una crisi economica; con alle spalle molti film tresh; sposato con ex attrice bionda che aveva fatto da protagonista a uno dei suoi film, ma in crisi: sta per essere lasciato... ma, un momento! Non era un film su Berlusconi? Per un momento mi è venuto il dubbio che fosse ispirato alla vita di Cecchi Gori e che alla fine il produttore si candidasse in Lazio per la Lega Nord! In realtà, Berlusconi c'entra, perchè l'ultima speranza per questo produttore è una sceneggiatura di una regista esordiente ispirata alla vita del premier. Un film su un film, che parla molto anche di cinema, che diverte (bellissimo anche il personaggio dell'attore che dovrebbe interpretare il ruolo di Berlusconi: un Michele Placido anche lui in grande forma), che commuove (il pessimo produttore è, però, un bravo e tenero papà che deve spiegare ai figli la fine del suo matrimonio) e fa riflettere, ma non più di tanto e senza aggiungere granchè, sulla situazione politica italiana. Lasciando perdere il polverono mediatico politico che ha generato (con Berlusconi che arriva a dichiarare: "Io sono il caimano; Prodi un poveretto.") rimane uno dei migliori film italiani degli ultimi anni.
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categoria:politica, cinema
lunedì, 27 marzo 2006
V

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Bellissimo romanzo a fumetti, questo V per vendetta di Alan Moore. Ha un supereroe mascherato per protagonista, ma di un tipo molto particolare: un terrorista che si trucca come Guy Fawkes (il personaggio storico che nel seicento tentò di far saltare in aria il parlamento inglese); e che è stato sottoposto a una lunga sperimentazione a base di LSD in un campo di concentramento. Anche l'ambientazione, l'universo in cui si muove, è cupo e originale. Un inghilterra post atomica (durante la sequenza che racconta lo svolgersi della guerra c'è una delle battute più belle del libro; una madre che dice alla sua figlioletta: "L'Africa non c'è più"), in cui un gruppo di fascisti è andato al potere e controlla coscienze, media e potere grazie ad apparati di controllo (il fato, l'orecchio, il dito), che ricordano molto il romanzo 1984 di Orwell. Molto bella anche l'appendice, un lungo articolo di Moore sulla genesi del personaggio. Carina questa frase in quarta di copertina: "In Inghilterra a Moore sono stati dedicati corsi universitari. Lui non è particolarmente entusiasta: "Ormai all'università si studiano anche le Spice Girls" ha dichiarato." Da questo romanzo i fratelli Wachwski hanno tratto un film che è ora nelle sale italiane e che, a questo punto, sono molto curioso di andare a vedere.
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categoria:cinema, fumetti, recensioni libri
lunedì, 20 marzo 2006
Springtime for Hitler

theproducersIeri sera sono andato a vedere The Producers (facendo, per inciso, una grandissima cazzata: qui a Roma è in corso la seconda edizione di Cin Cin Cinema, vedi QUI per info, e se fossi andato un'altra sera o di pomeriggio avrei pagato metà biglietto). La regia di questo divertente musical è di Susan Stroman, già coreografa dello spettacolo teatrale a cui questo film è ispirato. Spettacolo che a sua volta si rifà al film Per favore non toccate le vecchiette! di Mel Brooks del 1967. Un remake quindi, anche se per vie un po' traverse. Pantomime, umorismo demenziale, motivetti orecchiabili,  balletti e coreografie per una storia semplicemente geniale.  Due produttori capiscono che in determinate circostanze è più redditizio fare uno spettacolo che sia un fiasco clamoroso, piuttosco che produrre una commedia di successo. Trovata la peggiore sceneggiatura, Primavera per Hitler scritta da un nostalgico neo-nazista (interpretato da Will Ferrell), che mette in scena un'apologia del nazismo; il peggiore regista, uno che più gay non si può; il peggiore corpo di ballo ( tra cui una straordinaria Uma Thurman, mai vista così topa come in questo film); la commedia viene messa in scena. Inutile dire che critica e pubblico la troveranno geniale e che i due producer si ritroveranno in un mare di guai. Mi fa venire in mente il finale di un film di Woody Allen, credo Hollywood Ending, in cui un regista è costretto a girare un film dopo aver perso completamente la vista. Il film che ne viene fuori è ovviamente una schifezza; tutto sembra perduto... ma ecco che la critica francese lo acclama come uno dei film più geniali degli ultimi anni!
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categoria:cinema, vita romana
sabato, 18 marzo 2006
Ma che magnifico party
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Leggere Hollywood Party (9 racconti ispirati a film fichi) per me è stato veramente come andare a una festa. Ci trovi ospiti d'onore, alcuni dei tuoi migliori amici, gente che non rivedevi da una vita e che corri ad abbracciare, qualche sconosciuto che ti sta subito simpatico, qualcuno con cui hai avuto qualche scazzo, ma che tutto sommato ti fa piacere ritrovare in gran forma e, sopratutto, c'è un'ottima padrona di casa, una che ha pensato a tutto (me la vedo a spolverare, lucidare, sistemare, telefonare al catering, decidere la musica col dj, togliere e mettere cose dal forno fino all'ultimo momento possibile): Marianna Martino, la propietaria tuttofare della neonata casa editrice Zandegù, con ogni probabilità il più giovane (e più carino, probabilmente) editore italiano. Lo dico subito per spazzare via ogni ombra di dubbio. Io sono di parte perchè ho vissuto a Torino, per tutto il secondo anno della Holden, a casa di Marianna, che era anche mia compagna di corso; mi subaffitava una camera (e non sapete quanto mi faccia piacere pensare che la stanza dove ho scritto gran parte di Paradise for All sia diventata un magazzino pieno di libri, manoscritti e cose del genere). L'idea di Marianna per questa sua prima raccolta di racconti di autori vari è semplice e geniale. Partire da un film e costruire un racconto che in qualche modo a quel film sia collegato. Storie che nascono da altre storie, quindi, da suggestioni, immagini, fotogrammi. Ad introdurre il tutto (ecco gli ospisti d'onore) il regista Marco Ponti, che per un motivo o l'altro non riuscivo mai ad avere come insegnante alla Holden (o i suoi corsi erano per i masteristi di un'altra annata, o erano da seguire in alternativa con quelli di Sandro Veronesi), ma che riuscivo a frequentare in maniera clandestina (così come clandestinamente andavo a curiosare sul suo set di Andata + Ritorno) grazie alla sua disponibilità; Steve Della Casa (che - sacrilegio! - sentite cosa dice del mio regista di culto Todd Solondz: un regista sopravvalutato come quasi tutti quelli scoperti dal Sundance che mediamente sono fighetti con velleità alternative e ambizioni di scandalo, che dopo il battesimo nella località sciistica regno di Robert Redfort, imperversano presso i maggiori festival e nei listini dei distributori di "qualità");  il mitico, immenso, unico Bruno Fornara (altra comparsa di Paradise for All), che scrive una frase che da sola vale tutto il prezzo del libro: "Al cinema tutti, di solito, si caricano il mondo sulle spalle. Spesso restano schiacciati sotto". E poi, ovviamente, ci sono loro: i racconti. Freschi, scorrevoli, divertenti, irriverenti. Si parte con il lungo racconto di Marco Peano (quasi un romanzo), tutto imperniato su l'opera hitchcockiana, che parte con due ragazzi italiani in vacanza in Spagna con lo scopo di perdere la verginità e che si trasforma abilmente in un noir dalle atmosfere inquietanti e oniriche; passando per quello, esilarante, di Marco Prato che lavora in maniera grottesca con l'idea di base di Face/off di John Woo, la possibilità di scambiarsi le facce, raccontandoci, inoltre, di videocasette per piromani, finti napoletani, test per capire se si è una brava madre, un gruppo di volotari della protezione civile che blocca il traffico per far passare una colonia di rospi (ma per lui era fin troppo facile, giocava in casa Marco Prato, in una raccolta ispirata al cinema; mi perdoni Della Casa, ma chi lo conosce lo sa benissimo: Marco Prato è un personaggio di un film di Solondz); concludendo con la divertente e paranoica esperienza di appuntamento al cinema raccontata magistralmente da Marco Lazzarotto, il cui protagonista parte con le intenzioni di sedurre una ragazza e finisce al pronto soccorso. Non c'è dubbio. Finito il libro, mi sono sentito un po' inebriato, forse ho bevuto un po' troppo al party, ma mentre mi spogliavo prima di andare a dormire ho pensato: a che bella festa sono stato stasera. Una delle migliori raccolte di racconti di ragazzi (più o meno) esordienti che abbia mai letto: divertente, non gratuita, raffinata, lontana da manierismi, facili scandalismi e sensa eccessive intemperanze.

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categoria:cinema, recensioni libri
sabato, 11 marzo 2006
Chiedi alla polvere, il filmla1939
E' uscito in america il film tratto da "Chiedi alla polvere" di John Fante; uno dei miei autori preferiti (la mia tesi di laurea sarà su Fante). Scritto e diretto da  Robert Towne, con Colin Farrell nel ruolo del mitico Arturo Bandini e Salma Hayek in quello dell'altrettanto mitica Camilla Lopez. Staremo a vedere; nel frattempo ecco QUI il trailer.


postato da: AlessioRomano alle ore 14:24 | Permalink | commenti
categoria:segnalazioni, cinema, letteratura
mercoledì, 01 marzo 2006
Baricco su Capote
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Su la Repubblica di oggi c'è un'articolo di Alessandro Baricco (tra le tante altre cose fondatore e preside della Holden) che polemizza con i critici che lo denigrano senza scrivere vere stroncature, ma con veloci commenti a tradimento (gomitate improvvise, più che  interventi critici). La cosa che mi interessa dell'articolo è questo bellissimo passaggio sul film Capote:
"(...) Il fatto è che l'altro giorno ho visto il film su Truman Capote. Si impara sempre qualcosa spiando i veri grandi. Lui in quel film è così orrendo, spregevole, sbagliato, megalomane, imprudente, indifendibile. Mi ha ricordato una cosa, che talvolta insegno perfino a scuola, e che però mi ostino a dimenticare. Che il nostro mestiere è, innanzitutto, un fatto di passione, cieca, maleducata, aggressiva e vergognosa. Posa su un autostima delirante, e su un'incondizionata prevalenza del talento sulla ragionevolezza e sulle belle maniere. Se perdi quella prossimità al nocciolo sporco del tuo gesto, hai perso tutto."
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categoria:segnalazioni, cinema, letteratura
venerdì, 24 febbraio 2006
Ecco tutto quello che avreste voluto sapere su Truman Capote e il film non vi ha mostrato
capote

Buongionro a tutti. Ricopio questo interessante articolo di Tullio Kezich tratto dal Corriere della Sera Magazine di oggi.
"Quello che non abbiamo visto nel film Truman Capote - A sangue freddo di Bennett Miller figurerà fra qualche mese in un controfilm intitolato Have You Heard? che il regista Doug McGrath ha tratto dalle testimonianze raccolte da George Plimpton. Da questa "storia orale" dell'ambiguo e tormentato scrittore, anticipata dal New Yorker già nel 1997, emergono particolari scnadalosi sui cinque anni in cui investigò sulla strage di un'intera famiglia compiuta da due balordi in uno sperduto borgo del Kansas. L'agente Alvin Dewey racconta che Truman, avendolo invitato con la moglie a passare una serata insieme, li pilotò nei peggiori ritrovi di lesbiche e omosessuali di Kansas City per finire a uno show di travestiti. Un altro agente, Harold Nye, sostiene che Capote e uno dei due assassini, Perry Smith, "diventarono amanti" nella cella del penitenziario avendo corrotto le guardie. Se illazioni di questo tipo possono ridursi a chiacchiere, è documentata dai giornali la polemica tra Capote e Kenneth Tynan quando il critico accusò l'autore di non essersi prodigato abbastanza per salvare dal patibolo i giovani condannati a morte; e questo per garantire al suo libro un adeguato finale tragico. L'ambiguità di Capote, sempre in bilico fra euforia e disperazione, coinvolgimento emotivo e calcolo, emerge comunque dal fatto, ampiamente raccontato nella biografia di Gerald Clark (Frassinelli VEDERE QUI) ma non ripresa nel film con Philip Seymour Hoffman, che Truman pur sconvolto dalla tragica vicenda di cui era stato partecipe, per festeggiare il succeso del suo libro organizzò al Plaza un favoloso ballo in maschera invitando tutti i più bei nomi della cafè society. Un ben strano modo di celebrare il lutto."

L'articolo l'ho postato perchè aggiunge in maniera sintetica particolari interessanti sull'ambiguità sinistra del rapporto tra scrittore e soggetto della sua storia, che secondo me è la temtica più potente di questa vicenda, ma non sono molto d'accordo con le critiche mosse al film, che riesce a far capire bene il travaglio e il misto di sentimenti di Capote con molto gusto e senza indugiare troppo in facile scandalismo.
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categoria:segnalazioni, cinema, letteratura, recensioni libri
giovedì, 23 febbraio 2006
Appunti della giornata di ieriNYHETER-21s26-prodi-2
Buongiorno a tutti. Ieri pomeriggio sono stato alla presentazione di un saggio di Achille Occhetto, pubblicato dal mio stesso editore (vedi QUI). A presentare il ibro c'erano Walter Weltroni, Giuliano Amato e Romano Prodi. Ero sinceramente curioso di sentirli parlare dal vivo. Weltroni è un grande oratore, appasionante e coinvolgente. Ha ricordato il coraggio di Occhetto nel compiere la svolta, passando dal PCI al PDS. Unico neo: ha ribadito, sostenendo questa sua teoria con trabballanti spiegazioni, di non essere mai stato comunista.  Giuliano Amato ha fatto sicuramente l'intervento più lucido e colto, difendendo un po' la figura di Craxi (fuori tempo massimo?). Romano Prodi è un pessimo oratore, ma mi ha scaldato il cuore. Sarò ingenuo, ma mi sembra proprio una brava persona. Parlando di etica e potere ha ricordato del momento più delicato della sua carriera poltica, quando è stato sfiduciato per un voto. Vennero a parlargli due leghisti che gli proposero il loro sì alla fiducia in cambio di una televisione statale per la padania. Lui rifiutò, come rifiutò di tornare, subito dopo, a formare un governo con Cossiga e Mastella, in cambio della dichiarazione di morte dell'Ulivo. In questo senso per citare un articolo del Corriere (leggi QUI) si potrebbe dire che è Prodi il Celestino V del gran rifiuto e Massimo D'Alema il terribile Bonifacio VIII.

Per alleggerire la serata sono poi andato alla prima di LA TERRA di Sergio Rubini.TheImg

Il film mi è piaciuto abbastanza; veramente buona la prova degli attori e la regia. La storia è molto curiosa, un giallo nella provincia della provincia, in un minuscolo paese, la contesa di quattro fratelli per un'eredità (la terra del titolo), in un clima grottesco e onirico, ma sostanzialmente realistico e verosimile. Spettacolari i titoli di testa. Forse la storia gialla del film (che però non è centrale e quindi forse questa è una scelta voluta e azzeccata) è un po' debole. Non mi era mai capitato prima vendendo un film di capire l'assassino prima ancora che il delitto fosse consumato.
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mercoledì, 22 febbraio 2006
Musica per scrittori a sangue freddo

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Buongiorno a tutti. Ieri sono andato a vedere il film “Capote” che racconta la vicenda della scrittura del meraviglioso libro “A sangue freddo” di Truman Capote, uno dei miei scrittori preferiti. Il film è molto bello e lo consiglio a tutti, soprattutto per la tematica affascinante e inquietante del rapporto tra lo scrittore e l'oggetto della storia che vuole scrivere (in questo caso il rapporto tra Truman Capote e i due detenuti condannati a morte autori del delitto, una famiglia sterminata, che Capote aveva deciso di raccontare). Un problema etico, serio, una di quelle cose che ti fanno dannare l’anima. Di Capote, utilissima per chi scrive, segnalo anche l'introduzione a "Musica per camaleonti", in cui con una lucidità sorprendete analizza il percorso della sua scrittura.
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giovedì, 09 febbraio 2006
Un libro sull'Iraq e un film sulla mafia
einaudi
Buongiorno a tutti. Ieri sera sono stato alla presentazione a Roma del libro Venti sigarette a Nassirya e ho ascoltato volentieri il racconto di Aureliano Amadei, trovatosi casulmente (e con una discreta sfiga) nella caserma italiana in Iraq il 12.11.2003, giorno dell'attentato che causò diciannove morti, oltre che il ferimento dello stesso Aureliano che si trovava lì solo per girare un film. Finita la presentazione ne ho letto una trentina di paggine. Lo stile è divertente e scorrevole, ma forse la voce narrante è un po stereotipata e ricorda molto le voci narranti di film italiani di più o meno (da Ovo sodo in poi) recente produzione.




inunaltropaese
In serata, invece, sono stato alla prima del documentario IN UN ALTRO PAESE di Marco Turco, alla casa del cinema di Villa Borghese. Tratto dal romanzo Excellent Cadavers di Alexandre Stille, questo bel documentario racconta la storia della mafia italiana dal dopoguerra a Dell'Utri, soffermandosi sopratutto sugli anni del pool antimafia giudato da Falcone e Borsellino. Ci sono scene molto forti e il materiale d'archivio del maxi-processo vale da solo la visione del documentario: le deposizioni dei mafiosi, pentiti e testimoni sono spettacolari. La ricostruzione (piuttosto faziosa) è veramente  ben fatta, sopratutto nella documentazione. Registicamente è poca cosa, ma credo sarebbe una visione utile a tutti.
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mercoledì, 18 gennaio 2006

Intervista su StilosVERTIGINE_ANNO_1944_HV

Buongiorno a tutti. Sul numero in edicola di STILOS, IL QUINDICINALE DEI LIBRI Anno VII n.2, c'è una recensione a Paradise for All, seguita da una mia intervista. L'autore, il critico e scrittore Enzo Verrengia, cita un film:

"(...) E' lo stesso meccanismo di Vertigine, il film tratto dal romanzo di Vera Caspary con cui nel 1944 Otto Preminger esordisce alla regia. Lì Dana Andrews interpreta il ruolo del tenente Mark McPherson, risucchiato nella passione per una presunta morta, Laura, sulla quale scopre verità sempre più spiacevoli. Sotanto che poi questa ricompare in veste di sospetta assassina, mentre la Elena di Paradise for All resterà cadavere."

Purtroppo non ho mai visto il film, ma mi sembra molto interessante. Ecco cosa ne dice l'indispensabile Mereghetti:

Vertigine* * * * (Laura, USA 1944, b/n, 85') Otto Preminger. Con Gene Tierney, Dana Andrews, Clifton Webb, Vincent Price, Judith Anderson, Grant Mitchell. Fidanzato (Price), mentore (Webb) e detective (Andrews), tutti credono che Laura Hunt (Tierney) sia morta: in realtà il cadavere, sfigurato, è quello di un'uscura mannequin, e la presunta defunta, una volta ricomparsa, diventa la principale sospettata. Il primo film importante di Premium - che all'inizio doveva essere solo produttore esecutivo, con Rouben Mamoulian alla regia. Fu dopo i primi giornalieri che il presidente Fox, Zanuck, decise di affidare completamente il progetto a Preminger. Classico del noir, si distingue per un'atmsfera sottilmente morbosa e vagamente onirica, con uno dei triangoli più insoliti della storia del genere. Perfetto il gioco dei flashback, che aggiungono ambiguità all'intreccio. Per la Tierney e Webb - allora noto solo come attore di teatro - fu una consacrazione. tratto dal romanzo omonimo di Vera Caspary sceneggiato da Jay Dratler, Samuel Hoffenstein e Betty Reinhardt. Il tema musicale Laura di Johnny Mercer e David Raskin divenne un classico, mentre il direttore della fotografia Joseph La Shelle - che sostituì Lucien Ballard - vinse l'Oscar.   

postato da: AlessioRomano alle ore 17:22 | Permalink | commenti
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