lunedì, 07 gennaio 2008
W Las Vegas

viva_lasvegasEsce domani una raccolta di racconti con dentro anche uno del sottoscritto (Dimentica il Burundi, a chiusura dell'antologia). Il libro è anche la prima uscita della neonata casa editrice indipendente torinese Las Vegas. In bocca al lupo ad Andrea Malabaila!
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categoria:segnalazioni, racconti, letteratura, recensioni libri
giovedì, 29 novembre 2007
Folle e imperidbile come ogni lavoro del grande Luca Scarlini.

copj13
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categoria:segnalazioni, letteratura, recensioni libri, arte contemporanea
martedì, 02 ottobre 2007
Ne vogliono pochi ma folli!

Segnalo la nascita di una nuova casa editrice indipendente
. QUI sito e forum. Taglio e incollo manifesto e annuncio.

Logo_neo_trans
La NEO Edizioni cerca manoscritti per completare la propria proposta editoriale. Nata con l’intento di dare spazio e visibilità ad autori non commerciabili (secondo le major e le attuali leggi di mercato), la casa editrice cerca opere che siano il più possibile viscerali, amorali, irriverenti, dissacranti...
Il Manifesto del Neo
Siamo per il neo.
Per la voce singola, innocua o spaventosa, ripugnante o maliosa, insopportabile o appena percettibile.
Siamo per il punto che compromette il candore, lo ammala o ne esalta lo splendore.
Siamo per il neo.
Per la pelle. Per la pelle che contiene e protegge, che unisce e separa.
Siamo per la voglia. Per la voglia di qualcosa. Per l’imperfezione, il difetto, la mancanza o la pecca.
Siamo per il neo.
Il segno distintivo, lo scacco all’anonimia.
Per la mutazione della cellula impazzita. Per il tumore in nuce. Per il vezzo dipinto, kitsch, posticcio.
Siamo per il neo.
Per il piccolo. Per la costellazione.
Per la macchia stanziale o epidemica a forma d’olio.
Siamo per il neo.
Per l’alterazione cromatica e morfologica di un pezzo di cute.
Siamo per il nuovo.

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categoria:segnalazioni, letteratura
giovedì, 17 maggio 2007
Intervista a uno scrittore

maestraUna simpatica maestra mi ha mandato le domande che una terza elementare  vorrebbe fare a uno "scrittore". La ringrazio e ringrazio tutti i bambini della Classe 3 A di Via Mazzini.
1. quando e come hai iniziato a scrivere?
Al computer  iniziai a scrivere un romanzo mai finito durante l'estate tra la terza media e il primo superiore. Quella è stata la prima volta che ho scritto qualcosa per il puro divertimento di farlo.
2. perchè scrivi?
Mi diverto a farlo.
3.qual è la vita di uno scrittore?
Come quella di tutti gli altri. Solo che lui scrive.
4. come nasce l'ispirazione per un libro?
Di solito parto da un'idea abbastanza precisa. Poi ci penso sopra per qualche mese e quando ho tutta la storia in testa inizio a scrivere.
5. alla nostra età avevi la stessa passione per la scrittura?
Volevo fare lo scrittore. Ma preferivo fare merenda e giocare con gli amici piuttosto che scrivere.
6. com'era la tua scheda a scuola?
Me la cavavo bene.
7. da piccolo eri un grande lettore? Quali libri ci consigli di leggere?
Leggevo tantissimi fumetti (Topolino e il Giornalino, sopratutto) e poi ricordo di aver letto Mark Twain (Le avventuure di Tom Sawyer e quelle di Huckberry Finn), I ragazzi della via Pal, L'Isola del Tesoro, Il piccolo principe, Pinocchio. Oggi forse leggerei Harry Potter...
8. da cosa prendi spunto per scrivere?
Da quello che mi capita, da quello che leggo e dalle mie fantasie.
9. cos'è la penna per uno scrittore?
Io uso il computer. Con la penna faccio gli scarabocchi quando sono al telefono.
10. ti piace più fantasticare o raccontare cose vere?
Mi piace fantasticare sulle cose vere.
11. scrivi tutto di getto e poi rileggi oppure rileggi subito quello che hai scritto?
La seconda. Bisogna far passare del tempo prima di rileggere. Proponetelo alla vostra maestra. Quando fate un tema, chiedetele un quarto d'ora di ricreazione prima di ricopiarlo in bella copia. Magari non serve, ma così fate più ricreazione!
12. è giusto dare dei consigli a dei bambini della nostra età per scrivere?
Forse sarebbe più giusto chiederli a voi. Uno scrittore deve rimanere sempre con la fantasia di un bambino.
13. nelle esperienze che vivi e che ti colpiscono prendi appunti?
Sì, ma poi li perdo.
14. quali sensi preferisci per raccontare?
La vista e l'udito. Colpa della TV?
15. a cosa servono le storie?
Non l'ho ancora capito bene. Ma senza non potrei vivere.
16. secondo te, qual è la parte più importante di un libro: trama, personaggi, ambienti, finale?
I personaggi ti restano dentro anche dopo che hai finito di leggere.
17. per uno scrittore è importante il sesto senso?
Quasi quanto per Spider Man. Ti serve a capire se stai scrivendo bene oppure no.
18. Quali emozioni si provano nel vedere il proprio libro in libreria?
E' commovente. Se invece ci sono poche copie o poco esposte ti viene voglia di "picchiare" il libraio.
19) Che differenza c'è tra lo scrivere un libro e lo scrivere per il cinema?
Si guadagna di più con il cinema! Ma scrivere un libro è tutta un'altra musica...
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categoria:letteratura
venerdì, 04 maggio 2007
“Davanti alla sedia elettrica. Come Sacco e Vanzetti furono americanizzati”

sacco vanzetti

Questo è il titolo del pamphlet che il grande romanziere americano John Dos Passos scrisse come ultimo disperato appello per salvare i due italiani, accusati ingiustamente di rapina e omicidio e condannati a morte al termine di un processo contestato e viziato da pregiudizi contro gli italiani e contro i “rossi”.
Proposto per la prima volta in Italia dalle Edizioni Spartaco, viene ora presentato in una nuova edizione con l’aggiunta di una introduzione di Francesco Durante (giornalista e scrittore, autore dei due volumi di “Italoamericana” per Mondadori, nonché grande fantiano).

Il libro sarà presentato alla Fiera del libro di Torino, venerdì 11 maggio alle ore 12 (Sala Azzurra del Lingotto), dal curatore Piero Colacicchi, da Francesco Durante, dal mitico Luca Scarlini (esperto di drammaturgia e e letteratura comparata) e da Antonio Lombardo (Istituto della Resistenza di Cuneo, esponente della Fai). In programma anche letture dell’attore Ennio Fantastichini (che, qualche anno fa, ha interpretato Bartolomeo Vanzetti in una fiction televisiva).

La quarta di copertina:

VA BENE, AVETE VINTO VOI, SIAMO DUE NAZIONI
«Gli stanno scavando la fossa giorno dopo giorno: l’odio cieco di migliaia di cittadini benpensanti e il meccanismo sovrumano, tortuoso, subdolo, senz’anima della legge li spingono inesorabilmente verso la sedia elettrica».

La penna di un grande narratore prestata alla causa di Sacco e Vanzetti, l’accorato appello per salvarli dalla sedia elettrica, la puntigliosa ricostruzione della contestata vicenda processuale, il racconto toccante dell’incontro in carcere con i due anarchici, l’accusa ai giudici di essersi mossi in un clima di furore ideologico e la richiesta di revisione del processo: nel 1926, John Dos Passos, allora trentenne ma già noto scrittore, raccolse alcuni suoi scritti – tra cui diversi articoli apparsi sulla rivista New Masses - nel pamphlet Facing the Chair, tradotto per la prima volta in italiano solo ottant’anni dopo.
Dos Passos prendeva posizione in favore dei due italiani, aderendo al vasto movimento di opinione pubblica che, in tutto il mondo, poté contare sull’appoggio di intellettuali famosi come Thomas Mann, Albert Einstein, Upton Sinclair, H.G. Wells.

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categoria:segnalazioni, letteratura, recensioni libri, fiera del libro torino
lunedì, 30 aprile 2007
Nuova, bella, idea dai tipi di Zandegù, mentre una nuova casa editrice sta nascendo QUI. Sono cose belle.
copertina_bianca
Una copertina nuda, una tasca di pietra
completamente bianca.

Senza titolo, nome, logo sopra.
Senza codice a barre, prezzo.


Per saperne di più iscriversi alla newsletter copertinabianca@gmail.com
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categoria:segnalazioni, letteratura
venerdì, 27 aprile 2007
vermi d'amore
copj13Ho iniziato a leggere un buon romanzo. Vermi. Diario d'amore di Giovanna Giolla. La storia all'inizio si divide tra l'esotismo del resoconto di viaggio e il racconto in flash back di un quotidiano altrettanto sorprendente. Una scrittura fresca e potente che mi sta tenendo compagnia nelle giornate  di mare di un caldissimo aprile pescarese. In attesa che il nove maggio esca un libro imperdibile (QUI).
postato da: AlessioRomano alle ore 21:14 | Permalink | commenti (12)
categoria:letteratura
venerdì, 15 dicembre 2006
Non si butta mai niente!
Da lunedì, nelle edicole e nelle librerie abruzzesi ci sarà la nuova rivista MENTE LOCALE, con all'interno un mio racconto e le foto di Fernanda Veron, scritto qualche mese fa per il festival di Prato (vedi QUI).
postato da: AlessioRomano alle ore 15:13 | Permalink | commenti (4)
categoria:letteratura
mercoledì, 06 dicembre 2006
Matteo B. Bianchi, riguardo L’ultimo dio di Emidio Clementi: «Una scrittura limpida e assai lontana dalla compiacenza di molta letteratura ombelicale.» In un articolo, Gianni Biondillo: «Fino a dieci anni fa il genere che tirava era “l’ombelicale”. Scrittori medio borghesi insoddisfatti di sinistra che ci raccontavano per filo e per segno la consistenza del loro ombelico. E giù recensioni a pagine, a fiumi. Gli anni Ottanta imperanti. Tutta la nostra cinematografia contemporanea è onfalica, ombelicale. (Ho qualcosa contro gli ombelicali? Tenete conto che mi fregio essere un lettore attentissimo di Proust, ombelicale per antonomasia. Ma se sei Proust puoi parlare di unghie spezzate per centinaia di pagine e scoprire il mondo, se non lo sei è meglio lasciar perdere).»
Mario Desiati, riguardo l’antologia Italville, dice che l’idea alla base era di proporre una letteratura che andasse contro quegli scrittori capaci di parlare solo «del proprio ombelico».
Tuttavia è Tiziano Scarpa in qualche modo a venirci incontro: «E non sto parlando della solita questione dell’ombelico. Mi va benissimo l’ombelico. Sono un fan dell’ombelico in letteratura. E’ un argomento interessantissimo: ma perché quando parlate dell’ombelico non descrivete anche le pallottole di pelo e sporco che vi si raggomitolano dentro? Ci vuole ardimento, a raccontare davvero il proprio ombelico, cosa credete!»
La letteratura ombelicale è dunque connessa al gesto che vede lo scrittore impegnato nel ripiegamento su se stesso, viso contro pancia. Una posizione anatomicamente sconveniente, quasi da stretching. Che riduce la porzione visibile del mondo. E che minimizza la prospettiva e il respiro dell’opera.
E allora perché noi a dare ancora rumore a questo assillo radioattivo?
Perché semplicemente promuoviamo un cambiamento di prospettiva. Non potrebbe essere il nostro ombelico un punto di vista? Un buco sul muro, dal quale scrutare il giardino del vicino? Una serratura, dalla quale spiare le ragazze che si cambiano nello spogliatoio? Un binocolo, che gonfia o microscopizza la realtà? O una piccola valvola, che sfiata un’esigenza interna? Noi vorremmo soltanto irrigare la realtà con una arteria espressionista e sincera, credendo che ci debba pur essere qualcosa più in là della puzza, oltre il margine fragile di una prospettiva da generazione Biagi - perché noi siamo la generazione Biagi -. Deve pur esserci un piccolo spazio per guardare il mondo da dentro a fuori, dal nostro corpicino al mondo esterno, speziandolo con ironia.
Perché la letteratura è una sfida per creature coraggiose. Di questi tempi, è un graffio filtrato dagli organi interni per raffigurare tomografie interiori, occhieggiando al quotidiano fuori con entusiasmo quasi bambinesco, con la capacità di stupirsi ed emozionarsi. È tutto ciò che possiamo fare. E stupendosi, emozionandosi individualmente, forse saremo capaci di stupire ed emozionare anche qualcun altro.
Ombelicale dunque? Sì, ombelicale.
 
Ombelicale è curato da Roberto Cescon, Federica Manzon e Simone Marcuzzi

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categoria:segnalazioni, letteratura
mercoledì, 22 novembre 2006
in giro per la rete...

Ho trovato una nuova recensione (QUI) e una discussione su un forum (QUI) con tanto di apprezzamenti e critiche. Ricordo la presentazione domani del libro Il brigante di Marco Vichi, a Pescara, al museo Colonna, alle 19.00. Anzi, ora corro a rileggere il bel libro di Marco...
postato da: AlessioRomano alle ore 19:35 | Permalink | commenti
categoria:segnalazioni, letteratura
venerdì, 10 novembre 2006
prima candelina
1 anno
coplibrij-1.aspÈ già passato un anno dalla pubblicazione di Paradise for All ed è tempo di bilanci.
Il mio primo romanzo ha ricevuto una discreta accoglienza da parte del pubblico, arrivando ad essere ristampato (che per un esordiente è un bel traguardo) con tanto di fascetta che riprende una frase di una delle recensioni più importanti (quella di Antonio D’Orrico sul Magazine del Corriere, vedi QUI); si sono occupati del mio libro, tra gli altri, Venerdì di Repubblica,
Pulp Libri, TuttoLibri della Stampa, Mucchio Selvaggio, Stilos, Cosmopolitan, Flair e Fumo di China (QUI e QUI per l’elenco quasi completo: tutte molto positive, tranne QUESTA). Sono stato intervistato da diversi giornali ( QUI e QUI le interviste più belle) e da diverse radio (ascolta QUI e QUI) e in generale è andata sempre bene (tranne che in questo esilarante caso: QUI il resoconto). Sono finito anche in TV (un lungo servizio sul TG3 regionale dell’Abruzzo; sono stato intervistato da Elkann su la7; ospite del Maurizio Costanzo Show sul digitale terrestre e di Libri al Top su Sat2000). Su IBS ben 23 commenti con la media di 3,52 su un massimo di 5 (segnalo il commento più perfido, di un certo GaBin: “Molto molto brutto, a mio parere. Me l'ha passato un amico, da allora non gli rivolgo più la parola.”); il libro è stato presentato, tra gli altri, da Sandro Veronesi (che ha scritto la bella quarta di copertina), Marco Vichi, Bruno Fornara, Giampiero Rigosi, Simone Caltabellota e Luca Scarlini. Sono stato invitato a diversi festival letterari (da Pordenonelegge al Piccolo festival di Bassano del Grappa, da Genova a quello "fantiano" di Torricella Peligna). Ho ricevuto tante mail da lettori, bontà loro, entusiasti e tanti commeventi SMS di amici che avevano appena finito di leggere il libro.
L'aspirazione letteraria è uno strano, folle, sogno. Non posso che ringraziare tutti quelli che hanno reso possibile che il mio diventasse realtà, aiutandomi e incoraggiandomi ad andare avanti.    


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categoria:letteratura, paradise for all
mercoledì, 01 novembre 2006
brigagrandePer la prima volta in vita mia presenterò un libro non mio; per il Festival delle letterature di Pescara (vedi QUI) insieme alla splendida Giovanna Di Lello (vedi QUI) presenteremo l'ultimo romanzo di Marco Vichi IL BRIGANTE edito da Guanda.
Giovedì 23 novembre alle 19.00 al Museo Colonna di Pescara.

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categoria:segnalazioni, letteratura, recensioni libri
mercoledì, 27 settembre 2006
DIMENTICA IL BURUNDI
A partire da un mio racconto Fernanda Veron ha realizzato una serie di 15 opere, per il FreeShout!? festival di arte contemporanea.
Ecco alcune foto (belle) e il racconto (una stronzata).

Dimentica il BurundiDimentica il Burundi racconto

B_ dialogo dello scrittore
C_ dialogo dello scrittore
D_scrittore alla fermataH_nuovo emissarioO_rita che piange
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categoria:racconti, letteratura, arte contemporanea
lunedì, 25 settembre 2006
Fight reading di Pordenonelegge.it

Alla fine con 90 voti circa (contro i 120 di Bariani e i 60 di Drago) me la sono cavata con un secondo posto. Pordenonelegge è stata una bellissima esperienza; è stato quasi commovente vedere le file gigantesche per ogni incontro; gente interessata e curiosa di seguire le iniziative del festival. In più, il giorno dopo sono finito in giuria per il fight writing, stravinto da Tedoldi.
Posto i tre raccontini che ho portato (con di fianco le traccie): il primo ha preso 28 voti su 100, il secondo 17 e il terzo 47.


Il male non è una questione morale“Il male non è una questione morale. Il male sono i prezzi elevati, le seccature, la carenza di alternative, la carenza di privacy, il bruciore di stomaco, la perdita di capelli, le strade sdrucciolevoli.”
           Come stare soli, Jonathan Franzen

 
          “Ci siamo dati un bacioCi siamo dati un bacio, tutto qua. Una baggianata che poi, un po’ per senso di colpa e un po’ perché faccio lo scrittore, ho gonfiato per costruirci su un racconto.”
Professione: modella, Jay McInerney
 
Tornando a casa “Tornando a casa / senza una scusa / per aver fatto tardi / anche per questa notte.”
Senza una scusa, Perturbazione

 





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categoria:segnalazioni, racconti, letteratura
martedì, 08 agosto 2006
Si è appena conclusa la prima parte del festival letterario IL DIO DI MIO PADRE  dedicato a John Fante nella mitica TORRICELLA PELIGNA. C'è stato un bellissimo e divertente reading del regista Paolo Virzì; un reading musicale emozionante e irripetibile di Vinicio Capossela e Vincenzo Chinasky (dato il cattivo tempo ci si è trasferiti all'interno di uno stanzone: trecento persone accalcate intorno al grande Capossela che ha suonato i suoi brani e letto testi fantiani in uno stato di grazia per due ore fino a notte fonda); c'è stato il mio modesto contributo con un reading di Paradise for All e del brano della "guerra dei granchi" (uno dei momenti più lisergici dell'opera di Fante) tratto da QUI, un reading che non dimenticherò facilmente: ero all'interno di una riserva naturale, proprio al centro di un'opera di landart; il professor Robert Viscusi ha insegnato a cantare al pubblico il suo poema-performance "Orazione sulla più recente scomparsa di Cristoforo Colombo"; Francesco Durante (autore di QUESTO libro-monumento in due volumoni) ha presentato la sua splendida conferenza notturna "Little Naples. Quando New York era la seconda città d'Italia"; Victoria Fante, l'ultima figlia di Fante, ha risposto a domande sulla vita privata e non del padre.
Un festival organizzato con i controcoglioni, che credo negli anni potrà diventare sempre più importante, punto di incontro annuale per tutti i fantiani d'Italia e del mondo (che Capossela ha definito, più che dei lettori fanatici, dei veri e propri Testimoni di Geova), il cui merito va interamente a Giovanna Di Lello, che ha fatto tutto da sola, con grande passione e grande professionalità.
Il prossimo appuntamento, sempre a Torricella, è per DOMENICA 13 AGOSTO alle 17.30 per il convegno L'eredità letteraria di Fante, con il sottoscritto, Simone Caltabellota, Marco Vichi e Emiliano Gucci.
Vedi QUI
       


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categoria:letteratura
venerdì, 07 luglio 2006
46f8403598754bce6eeef787ef67c08aSandro Veronesi è stato un mio insegnate quando studiavo alla scuola Holden di Torino. Più che un insegnate era un fiume in piena, un torrente inarrestabile di parole. Gli chiedevi di John Fante e lui ti raccontava tutte le trame dei suoi libri, e ti faceva venire voglia di diventarne un esperto; gli mandavi un tuo racconto e lui ti rispondeva subito, dicendoti che era buono e invitandoti a scriverne un'altro, più buono ancora; gli davi confidenza e ti ritrovavi tra i personaggi di un suo romanzo. Un avvocato sodomita, per la precisione. Ma finivi dentro un capolavoro. Per questo non ti incazzavi.
Vedi QUI per Caoscrauso
                                                                  

 
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categoria:letteratura
giovedì, 20 aprile 2006


180px-ReligiousSymbols In Tu credi? di Antonio Monda, diciotto intellettuali americani affrontano il problema della fede. Ecco com'è andata al momento di rispondere alla fatidica domanda ("Tu credi in Dio?"):
Il  38,9%  (Paul Auster, Richard Ford, Paula Fox, Spike Lee, Grace Paley, Salman Rushdie e Arthur Schlesinger Jr) ha risposto NO
Il 33,4% (Saul Bellow, Jane Fonda, David Lynch, Toni Morrison, Derek Walcott e Eli Wiesel) ha risposto SI
Il 27,7% (Michael Cunningham, Nathan Englander, Jonathan Franzen, Daniel Libeskind e Martin Scorzese) ha risposto NON  LO SO


 
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categoria:letteratura, religione, recensioni libri
giovedì, 20 aprile 2006
caosgBella presentazione ieri pomeriggio a Roma di Caos Calmo di Sandro Veronesi. Erano presenti Edoardo Nesi e Mauro Covacich. Tra le tante cose raccontate da Sandro (una critica al concetto di economia dei nostri tempi; una lamentela contro quelli che dicono che nei romanzi bisogna tagliare, tagliare; la teorizzazione di un coefficente di difficoltà che uno scrittore si pone prima di iniziare a scrivere un romanzo, come per i tuffatori) anche una confessione. Questo libro faceva paura a Veronesi (tanto che gli ci sono voluti sei anni per finirlo) e un modo per sbarazzarsene era stato quello di proporlo come film sia al fratello (Giovanni Veronesi), sia a Nanni Moretti, entrambi presenti tra il pubblico e entrambi ringraziati per il loro rifiuto e il loro stesso consiglio: "Perchè non ci scrivi un libro?"
Sandro Veronesi è stato un mio insegnate quando studiavo alla scuola Holden di Torino. Più che un insegnate era un fiume in piena, un torrente inarrestabile di parole. Gli chiedevi di un autore e lui ti raccontava le trame di tutti i suoi libri, e ti faceva venire voglia di diventarne un esperto; gli mandavi un tuo racconto e lui ti rispondeva subito, dicendoti che era buono e invitandoti a scriverne un'altro, più buono ancora; gli davi confidenza e ti ritrovavi tra i personaggi di un suo romanzo. Un avvovato sodomita, per la precisione. Ma finivi dentro un capolavoro. Per questo non ti incazzavi.
Da pag. 360 di Caos Calmo:
"Vedi, una volta, diversi anni fa, Lara e Marta andarono da un avvocato di Bellagio – Alessio Romano, si chiamava – per una causa ereditata dai loro defunti genitori riguardante la casa sul lago che avevano da quelle parti. L’avvocato ascoltò il racconto della loro rogna vicinale, disse che sarebbe stato lieto di servirle ma sostenne che per poterlo fare nel migliore dei modi aveva bisogno di incularsele, prima una e poi l’altra, meglio se immediatamente, lì, sul divanetto del suo studio. Poiché erano entrambe ancora sconvolte dalla morte in rapida successione di padre e madre, le convinsi a dimenticarsi di lui e lasciar fare a me; dopodiché, prima di denunciarlo, decisi di affrontarlo personalmente, presi un appuntamento e quando fui davanti a lui, per niente intimorito dalla sua cospicua mole da orso marsicano, gli chiesi abbastanza aggressivamente conto del suo comportamento con mia moglie e mia cognata – al che quell’uomo mi spiazzò, sostenendo molto pacatamente di volersi inculare anche me. Il punto era, mi disse, che per ragioni assai lunghe a spiegarsi, ma storiche e indiscutibili, la sodomia era l’unico strumento in grado di rendere il rapporto avvocato-cliente veramente solido e duraturo, andando a costituire quell’unicum inespugnabile che lui chiamava “sodalizio simbiotico” dinanzi al quale qualunque avversario era destinato a soccombere; e poiché a lui le cause piaceva vincerle, non importava se modeste come quella che gli avevamo proposto noi, ecco che quell’atto si rendeva necessario – altrimenti, com’era suo costume, non avrebbe potuto accettare l’incarico. Non arrivò a convincermi, il vecchio Alessio Romano, ma una volta uscito da quello studio, nell’abbagliante placidità primaverile del lungolago, ero talmente folgorato dalla sua follia che decisi di lasciare al cliente successivo l’arido compito di denunciarlo. Mi limitai a tenerlo d’occhio tramite la discreta sollecitudine del mio amico Enrico Valiani, avvocato in Milano, che tra l’altro ha la casa qui accanto, proprio oltre quella siepe, al quale chiesi il piacere di procurarsi informazioni su di lui e di controllare di tanto in tanto se non fosse per caso stato radiato dall’albo professionale; e – attenzione, qui sta il bello – nessuno l’ha mai denunciato. Di lui ho saputo che è uno stranissimo uomo, figlio di un gerarca fascista fuci¬lato dai partigiani, ex-membro del Partito Monarchico approdato negli anni Novanta a una comunità luddista spersa nella Valbrona, dove si vive come nel primo Ottocento e della quale è diventato una delle massime autorità fino a rappresentarla in un collegamento televisivo durante una puntata estiva di Uno Mattina, ma a suo carico non figura alcuna denuncia, né esposto né provvedimento disciplinare di qualsiasi tipo presso alcuna procura o ordine professionale della Lombardia. Per contro, dal giorno in cui ha teorizzato la necessità di incularmi insieme alla mia famiglia ha proseguito la sua attività presso i fòri di Como e Lecco, perlopiù a patrocinio di piccoli proprietari terrieri del triangolo Lariano in contenziosi con demanio e pubblica amministrazione – riportando, a quanto pare, un discreto numero di successi."

postato da: AlessioRomano alle ore 15:25 | Permalink | commenti
categoria:letteratura
mercoledì, 19 aprile 2006
ALIENSDONTSUCK_1
E' on line il primo numero di ALIENS DON'T SUCK!, periodico di integrazione non violenta degli extraterrestri a cura di Tommaso Pincio.
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categoria:segnalazioni, letteratura
lunedì, 03 aprile 2006
INTERVISTA SU LIBERAZIONE

Marco-Vichi2Su Liberazione di ieri (02.04.2006) è uscita una recensione a Paradise for All, seguita da una mia intervista, realizzata da Marco Vichi (nella foto di fianco; il papà del commissario Bordelli), che si può scaricare QUI o leggere qui di seguito:

incontro con l'esordiente Alessio Romano, autore di "Paradise for All", un romanzo zeppo di figure reali
Se da una pagina noir salta fuori Sandro Veronesi
di Marco Vichi
Un ottimo esordio quello di Alessio Romano. Paradise for All (Fazi Editore) è un noir tutto italiano, fresco e dalla scrittura veloce, con personaggi reali rubati alla scuola Holden di Torino, dove la storia si svolge (e che Romano ha frequentato). Fra tutti i personaggi reali spicca Sandro Veronesi, sospettato di azioni spregevoli, invischiato in storiacce di sesso, investito da una macchina (Veronesi si è impegnato a non denunciare l’autore). Per “liberarsi” dai maestri, tutto è lecito, soprattutto un romanzo. Ma una trama riuscita sarebbe poco e nulla senza una scrittura capace di creare immagini e di trasmettere emozioni. Alessio Romano è giovanissimo (nato nel ’78), ma si muove con agilità e consapevolezza, sa quando fermarsi e quando insistere, quando deviare e quando affondare il colpo. Lascia alla storia solo le parole che servono per raccontarla, togliendo tutte le altre. E di sicuro deve divertirsi molto a scrivere, perché fa divertire anche il lettore. In altri momenti sono tristezza e solitudine a emergere dalla pagina, ma l’ironia continua a far sorridere, anche se a volte con amarezza. Personalmente, sono molto curioso di vedere cosa saprà raccontarci con il secondo romanzo.

Quando ti sei accorto che volevi scrivere delle storie?
Da bambino quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo: “Lo scrittore”. I miei primi raccontini erano ispirati a Mark Twain che ci facevano leggere a scuola. Forse una certa propensione per uno stile scanzonato viene da lì. Qualche tempo fa ho dovuto rifare la mia carta d’identità, scaduta. Alla voce professione, ho risposto senza esitare: "Scrittore". Ero felice, nonostante, e forse non a torto, l’impiegato comunale mi stesse guardando come se fossi un mentecatto

Quanto conta John Fante nella tua scrittura?
La scoperta di Fante è stata recente. Ce ne parlò Sandro Veronesi a lezione. Poi, durante la Fiera del libro di Torino, rubai il Meridiano allo stand della Mondadori (com’è raccontato anche nel mio romanzo). Me lo sono divorato nel giro di un’estate. Mi sono identificato immediatamente con  le frustrazioni e le fantasie megalomani di Arturo Bandini; ho ritrovato vizi, superstizioni e manie abruzzesi; mi sono innamorato della sua scrittura secca e potente, vicina al parlato, ma che sa diventare anche tragica, senza smettere di divertire.
 
Quando scrivi ti fai raccontare la storia anche dai personaggi, fidandoti di quello che trovi strada facendo, o tieni sempre tutto sotto il tuo controllo?
Per me scrivere è in assoluto la cosa più divertente che si possa fare con i pantaloni addosso. Mi lascio andare, cazzeggio, mi diverto. Certo, il tempo che si dedica alla riscrittura è un'operazione indispensabile, ma noiosa. Per Paradise for All avevo buttato giù una scaletta molto precisa, avevo paura di arrivare alla fine senza un colpevole. Ma scrivendo sono spuntate fuori tante cose nuove. Forse le migliori.

Questo è il primo romanzo che hai scritto?
Il mio primo romanzo, mai pubblicato, l’avevo scritto durante i primi anni di università a Bologna, dov’era per gran parte ambientato. L’ho fatto leggere a un paio di addetti ai lavori e il complimento più grande che ho ricevuto è stato che forse, lavorandoci un po’ sopra, se ne sarebbe potuto ricavare una buona sceneggiatura per un fumetto. Parlava di un ragazzo nato dalla clonazione del sangue che si trova nella sacra Sindone, un esperimento voluto dal Diavolo in persona. Ma non mi sono lasciato scoraggiare.

Cosa hai fatto quando hai saputo che Fazi ti avrebbe pubblicato?
Sul momento non ero molto lucido. Ero andato alla Fazi per discutere di “un’eventuale pubblicazione” e credevo che discussioni del genere fossero lunghe e comportassero estenuanti trattative. In realtà mi fu subito proposto di firmare un contratto. Tempo tre ore e mi ritrovavo sulla Nomentana, completamente ubriaco, in mutande (era gennaio!), con due miei amici che tentavano inutilmente di fermarmi.

In fondo al libro il protagonista espone una sua sintetica teoria sulla scrittura, molto bella e molto chiara. E’ tutta roba tua o è… un plagio?
Plagio è una brutta parola; preferisco dire “citazionismo disinvolto”. La teoria dei tre cerchi, così si chiama la lezione di scrittura del protagonista, è la mia personale teoria sulla scrittura, sulla mia scrittura, almeno. Ed è frutto di tante suggestioni di cose sentite alla Holden o lette in giro. Per la necessità di un centro, di una forza che tenga insieme tutta la trama (nel mio caso la bella e tremenda Elena, la vittima), mi è stata utile una lezione di Baricco sull’Iliade; sul ruolo del caso e del destino, invece, mi ha influenzato molto Paul Auster.

Veronesi sapeva che stavi scrivendo questa storia?
Sì. E sapeva che sarebbe stato uno dei personaggi. Non credo si aspettasse di finire investito, di andare in coma, di fare sesso con una sua allieva, di essere accusato di omicidio e plagio, oltre che (ma questa non è più fiction) di essere un tremendo logorroico. Sandro Veronesi è, a mio parere, uno dei più grandi scrittori che ci siano oggi in Italia e ho avuto la fortuna di imparare moltissimoda lui. Il rischio, però, di avere dei maestri è quello di finire a scrivere romanzi scimmiottandone lo stile. Paradise for All è stato anche un modo, quasi un esorcismo, per fare i conti anche con questo.

Cosa ti ha detto dopo averlo letto?
Che gli era sembrato di aver fatto una comparsata in un film. Si è preso anche una piccola vendetta, dando il mio nome a uno dei personaggi più assurdi di Caos calmo, il suo ultimo romanzo: un avvocato di Bellagio che non accetta incarichi se prima le sue clienti non acconsentono ad avere un rapporto anale con lui; meglio se immediatamente, sul divanetto del suo studio (come capita alla moglie e alla cognata del protagonista di Caos calmo). “Sodalizio simbiotico” lo chiama, indispensabile per vincere ogni causa.

C’è qualcuno che riconoscendosi in un personaggio di Paradise for all si è offeso?
Non credo. Tutte le persone che ho trasformato in personaggi usando il loro nome hanno letto il libro prima della pubblicazione. A Baricco ho mandato una mail in cui era descritta la scena in cui compare. Una cosa realmente accaduta, oltretutto. Era il periodo natalizio e come tutti gli anni stava facendo una lettura del Canto di Natale di Charles Dickens alla Holden. In prima fila c’era una coppia di signori anziani; lui magrissimo e lei obesa. A un certo punto Il marito si alza e, lentissimo, va a prendere delle stampelle appoggiate al muro. Le porta alla donna, che, ancora più lenta, va verso la finestra. Baricco continua a leggere. Lei apre la finestra e mentre Baricco legge, si mette a vomitare. Una scena veramente  surreale.

Cosa devo fare per entrare nel tuo prossimo romanzo?
Nel prossimo romanzo, sono più o meno a metà, ci saranno ancora scrittori come personaggi, ma di totale fantasia. Certo, ci si può sempre mettere d’accordo: se mi prometti che anch’io finirò nel tuo prossimo libro…



postato da: AlessioRomano alle ore 13:23 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, paradise for all
mercoledì, 29 marzo 2006
Citazioni & rimandilaurprom



A proposito del fatto che ho usato Laura Palmer di Twin Peaks come modello per la mia bella e tremenda Elena in Paradise for All (vedi QUI), guardate cosa ho trovato in Una pinta di inchiostro irlandese di Flann O'Brien (vedi QUI):

"I personaggi dovrebbero essere scambievoli tra un libro e un altro. L'intero insieme della letteratura preesistente deve essere considerato come un limbo nel quale gli scrittori intelligenti possono trovare i personaggi richiesti, creandone altri nuovi soltanto nei casi in cui non riescano a trovare già fatto un burattino adeguato. Il romanzo moderno dovrebbe essere in gran parte un repertorio di rimandi. La maggior parte degli scrittori perdono il tempo a dire ciò che già è stato detto, di solito molto meglio. Una gran copia di rimandi ad opere già esistenti permetterebbe al lettore di conoscere istantaneamente il carattere di ciascun personaggio, eviterebbe faticose spiegazioni e vieterebbe efficacemente ai ciarlatani, agli arrivisti, agli imbroglioni e agli illetterati la comprensione della letteratura contemporanea.

In questo brano c'è tanta ironia e, sicuramente, non mi sentirei di sottoscrivere l'ultima parte (secondo me una citazione, da altre opere come dalla propria autobiografia, ha valore solo in caso in cui la comprensione del testo sia possibile anche a chi tale citazione non ha mezzi di comprenderla), ma più lo leggo, più Flann O'Brien scala la cima della mia lista dei miei autori preferiti.
postato da: AlessioRomano alle ore 16:49 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, paradise for all
giovedì, 23 marzo 2006
G o d  Jr


img739_2Stasera c'era la presentazione dell'ultimo libro di Dennis Cooper ( QUI per vedere il bel sito) nella libreria di Minumim Fax in via Lungaretta (una strada di Trastevere che segue una numerazione assurda; ci ho messo mezz'ora a ritrovare questa piccola e sugggestiva libreria). A presentare il libro c'era Ivan Cotroneo. Il pubblico era assai particolare: c'erano almeno tre editori, e diversi tra giornalisti, critici e scrittori. E anche Romina Power, andata via quasi subito per via del suo cane, che rimasto fuori dalla libreria con una sua amica  si era messo a piangere. Dennis Cooper mi ha fatto una gran bella impressione; leggerò presto il suo libro (sempre che riesca a farmi regalare una copia dalla Fazi): la storia di un padre tetrapleggico che ha come ultimo legame con il figlio morto un videogioco al quale il figlio giocava spesso. Diventerà la sua ossessione e anche il luogo dove compiere un lungo viaggio psichedelico. L'autore ha spiegato che questa storia, diversa dalle sue precedenti, con meno violenza, droga e sesso, è frutto del desiderio di scrivere un libro che anche il nipote tredicenne potesse leggere; la scelta di un protagonista sulla sedie a rotelle nasce, infatti, per avere la certezza che scene di sesso non ce ne sarebbero potute essere.
postato da: AlessioRomano alle ore 01:50 | Permalink | commenti
categoria:segnalazioni, letteratura, vita romana
lunedì, 13 marzo 2006
La Nanda su Ellisnanda
Sul Corriere della Sera di oggi (quotidiano che leggo tutti i giorni per abitudine: è quello che compra mio padre, quello che è sempre circolato in casa mia, quello che da un paio di giorni leggo più volentieri, cioè da quando si è schierato apertamente per il centrosinistra alle prossime elezioni) c'è un elzeviro della mitica Nanda Pivano su Lunar Park di Bret Easton Ellis.
La poetica di "Lunar Park
BUGIE E GENIO DI EASTON ELLIS
Io sono, senza ripensamenti, una dei milioni di patiti di Meno di zero e di Bret Easton Ellis, apparente difensore dell'alta borghesia californiana, ignaro dei miei indimenticati amici beat, ma gentilissimo quando l'ho presentato, a una festa di Halloween di una fidanzata di Bret, a uno sbalordito Allen Ginsberg e gentilissimo al Tribecca Grill di Robert De Niro, nel tentativo di difesa organizzato dal re di New York Jay McInerney contro l'aggressione del grosso establishment ad American Psycho. (...)
Quasi senza lancio, in America, è uscito Lunar Park, che il bellissimo, ambiguo Bret ancora giovane coi suoi 42 anni, ha arricchito di un'idea mica tanto comune di una lunga introduzione, ma lunga, di 29 pagine, che ha chiamato Gli inizi e che racconta un tentativo di biografia dell'autore fino a  oggi. (...)
La fantasia inesauribile di questo scrittore ha lanciato il costume letterario californiano della postironia, quasi in risposta ai tentativi interpretativi di David Foster Wallace, cantore di una nuova generazione di "antiribelli".

postato da: AlessioRomano alle ore 11:19 | Permalink | commenti (5)
categoria:letteratura, televisione, recensioni libri
sabato, 11 marzo 2006
Chiedi alla polvere, il filmla1939
E' uscito in america il film tratto da "Chiedi alla polvere" di John Fante; uno dei miei autori preferiti (la mia tesi di laurea sarà su Fante). Scritto e diretto da  Robert Towne, con Colin Farrell nel ruolo del mitico Arturo Bandini e Salma Hayek in quello dell'altrettanto mitica Camilla Lopez. Staremo a vedere; nel frattempo ecco QUI il trailer.


postato da: AlessioRomano alle ore 14:24 | Permalink | commenti
categoria:segnalazioni, cinema, letteratura
martedì, 07 marzo 2006
I limiti del citazionismo
copiona
Buongiorno a tutti. Mi è capitato di riflettere su due storie lette sui giornali (il processo per plagio a carico di Dan Brown autore del Codice da Vinci, presto al cinema con un film di Ron Howard) e la curiosa vicenda del plagio fatto da Melania Mazzuco nei confronti, addirittura, di Guerra e pace di Tolstoj. La seconda vicenda, raccontata recentemente anche da Antonio D'Orrico sul Corriere della Sera Magazine, è stata ben documentata da Andrea Malabaila nel suo Blog e si può leggere QUI. Il primo caso è ben diverso. Dan Brown ha usato l'idea del saggio The Holy Blood and the Holy Grail di Baigent e Leight (Gesù Cristo non sarebbe stato crocifisso, avrebbe avuto figli con la Maddalena e da quella stirpe sarebbe venuta fuori la dinastia dei Merovingi) per scrivere il suo fortunatissimo libro. Al di là di qualsiasi giudizio artistico sul libro (non l'ho letto, oltretutto), una sentenza di condanna per Don Brown, oltre che essere ingiusta, segnerebbe la morte del post-moderno e del citazionismo disinvolto che lo contraddistingue. Della seconda vicenda, invece, la cosa che mi ha affascinato di più è l'imbarazzante difesa dalla Mazzucco, che messa di fronte a passi identici da una ricercatrice siciliana, ha dichiarato di aver letto Guerra e Pace solo una volta a quattordici anni e che si deve essere trattato di un caso stranissimo di transfert involontario. Per un attimo ho provato a crederle. E mi è venuta in mente la trama per un romanzo (che probabilmente non scriverò mai). Uno scrittore (in completa buonafede) scrive un libro, ha grande successo di pubblico e di critica, e poi salta fuori che è identico a un libro quasi del tutto sconosciuto di un altro autore. E qui la trama potrebbe prendere diverse  direzioni, dal giallo, al thriller, al fantasy...
postato da: AlessioRomano alle ore 17:04 | Permalink | commenti (9)
categoria:letteratura
venerdì, 03 marzo 2006
ZOOZoo Tycoon Coll Front
Presentazione surreale oggi a Roma, alla Feltrinelli di Largo Argentina. Erri De Luca (che sembra un capitano coragioso, un narratore appena sbarcato) parlava di ZOO, il nuovo libro di Isabella Santacroce (che indossava una maschera di pelle nera che le copriva gran parte della faccia; ha raccontato che il diavolo le è comparso mentre leggeva L'Assommoir di Emile Zola). Sono intervenuti tra il pubblico, prima un ragazzo palestrato con un cappello con caratteri esoterici in testa che, sfogliando un vecchio librone, faceva domande teologiche; poi Vladimir Luxuria che ha chiesta a Isabella se secondo lei una persona sceglie di mettersi in mostra o sono gli altri che ce la mettono; infine è incredibilmente apparsa Marina Ripa di Meana, che, arrivata in ritardo, in cinque secondi è riuscita a passare attraverso tutta la folla per sedersi per terra davanti alla prima fila, salutando tutti e intervenendo  spesso in seguito, perfetta metafora di tutta la sua vita.
postato da: AlessioRomano alle ore 02:48 | Permalink | commenti (3)
categoria:letteratura, recensioni libri, vita romana
mercoledì, 01 marzo 2006
richler_250[1]Da pag. 219 de "La versione di Barney" di Mordecai Richler.

Per quanto mi riguarda tutti gli scrittori o i pittori che ho conosciuto, nessuno escluso, erano degli spudorati promotori di se stessi, vigliacchi, pronti a mentire per un piatto di lenticchie, avari da far schifo e disposti a tutto per un po' di gloria. Quello  spaccone di Hemingway, che pure aveva un indubbio fiuto per le patacche, improvvisò le sue memorie della Grande Guerra a tavolino. Lewis Carroll, adorato da generazioni di bambini, non era precisamente  il tipo cui avreste affidato volentieri per una sera la vostra figlia decenne. Il compagno Picasso durante l'occupazione di Parigi leccò ben benino il sedere ai nazisti. Se Simenon si è davvero scopato 10.000 donne mi mangio la paglietta. Clifford Odets denunciò tutti i suoi amici al Comitato per le Attività Antiamericane. Malraux rubava, e Lillian Hellman mentiva spudoratamente. Quell'adorabile vegliardo di Robert Frost nella realtà era un vecchio sporcaccione. Mencken, un verme purissimo , detestava gli ebrei, anche se meno del noto plagiaro T.S. Elliot, o di molti altri di cui preferisco tacere. Evelyn Waught era un arrampicatore sociale, e Frank Harris con tutta probabilità morì vergine. Sartre esibiva un curriculum da resistente parecchio lacunoso, e, tanto per pareggiare i conti, dopo la guerra diventò apologeta dei gulag. Edmund Wilson era un evasore fiscale, e Stanley Spencer l'uomo più noioso del pianeta. T.E. Lawrence col cavolo che si era letto tutti i libri della biblioteca di Oxford. Quanto a Marco Polo, il suo Regno di Mezzo non sembra poi così diverso da piazza San Marco. E benchè non esistano prove a riguardo sono certo che Omero aveva dieci decimi di vista.
postato da: AlessioRomano alle ore 22:42 | Permalink | commenti (3)
categoria:letteratura, recensioni libri
mercoledì, 01 marzo 2006
Baricco su Capote
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Su la Repubblica di oggi c'è un'articolo di Alessandro Baricco (tra le tante altre cose fondatore e preside della Holden) che polemizza con i critici che lo denigrano senza scrivere vere stroncature, ma con veloci commenti a tradimento (gomitate improvvise, più che  interventi critici). La cosa che mi interessa dell'articolo è questo bellissimo passaggio sul film Capote:
"(...) Il fatto è che l'altro giorno ho visto il film su Truman Capote. Si impara sempre qualcosa spiando i veri grandi. Lui in quel film è così orrendo, spregevole, sbagliato, megalomane, imprudente, indifendibile. Mi ha ricordato una cosa, che talvolta insegno perfino a scuola, e che però mi ostino a dimenticare. Che il nostro mestiere è, innanzitutto, un fatto di passione, cieca, maleducata, aggressiva e vergognosa. Posa su un autostima delirante, e su un'incondizionata prevalenza del talento sulla ragionevolezza e sulle belle maniere. Se perdi quella prossimità al nocciolo sporco del tuo gesto, hai perso tutto."
postato da: AlessioRomano alle ore 19:09 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 24 febbraio 2006
Ecco tutto quello che avreste voluto sapere su Truman Capote e il film non vi ha mostrato
capote

Buongionro a tutti. Ricopio questo interessante articolo di Tullio Kezich tratto dal Corriere della Sera Magazine di oggi.
"Quello che non abbiamo visto nel film Truman Capote - A sangue freddo di Bennett Miller figurerà fra qualche mese in un controfilm intitolato Have You Heard? che il regista Doug McGrath ha tratto dalle testimonianze raccolte da George Plimpton. Da questa "storia orale" dell'ambiguo e tormentato scrittore, anticipata dal New Yorker già nel 1997, emergono particolari scnadalosi sui cinque anni in cui investigò sulla strage di un'intera famiglia compiuta da due balordi in uno sperduto borgo del Kansas. L'agente Alvin Dewey racconta che Truman, avendolo invitato con la moglie a passare una serata insieme, li pilotò nei peggiori ritrovi di lesbiche e omosessuali di Kansas City per finire a uno show di travestiti. Un altro agente, Harold Nye, sostiene che Capote e uno dei due assassini, Perry Smith, "diventarono amanti" nella cella del penitenziario avendo corrotto le guardie. Se illazioni di questo tipo possono ridursi a chiacchiere, è documentata dai giornali la polemica tra Capote e Kenneth Tynan quando il critico accusò l'autore di non essersi prodigato abbastanza per salvare dal patibolo i giovani condannati a morte; e questo per garantire al suo libro un adeguato finale tragico. L'ambiguità di Capote, sempre in bilico fra euforia e disperazione, coinvolgimento emotivo e calcolo, emerge comunque dal fatto, ampiamente raccontato nella biografia di Gerald Clark (Frassinelli VEDERE QUI) ma non ripresa nel film con Philip Seymour Hoffman, che Truman pur sconvolto dalla tragica vicenda di cui era stato partecipe, per festeggiare il succeso del suo libro organizzò al Plaza un favoloso ballo in maschera invitando tutti i più bei nomi della cafè society. Un ben strano modo di celebrare il lutto."

L'articolo l'ho postato perchè aggiunge in maniera sintetica particolari interessanti sull'ambiguità sinistra del rapporto tra scrittore e soggetto della sua storia, che secondo me è la temtica più potente di questa vicenda, ma non sono molto d'accordo con le critiche mosse al film, che riesce a far capire bene il travaglio e il misto di sentimenti di Capote con molto gusto e senza indugiare troppo in facile scandalismo.
postato da: AlessioRomano alle ore 00:22 | Permalink | commenti (10)
categoria:segnalazioni, cinema, letteratura, recensioni libri
mercoledì, 22 febbraio 2006
Musica per scrittori a sangue freddo

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Buongiorno a tutti. Ieri sono andato a vedere il film “Capote” che racconta la vicenda della scrittura del meraviglioso libro “A sangue freddo” di Truman Capote, uno dei miei scrittori preferiti. Il film è molto bello e lo consiglio a tutti, soprattutto per la tematica affascinante e inquietante del rapporto tra lo scrittore e l'oggetto della storia che vuole scrivere (in questo caso il rapporto tra Truman Capote e i due detenuti condannati a morte autori del delitto, una famiglia sterminata, che Capote aveva deciso di raccontare). Un problema etico, serio, una di quelle cose che ti fanno dannare l’anima. Di Capote, utilissima per chi scrive, segnalo anche l'introduzione a "Musica per camaleonti", in cui con una lucidità sorprendete analizza il percorso della sua scrittura.
postato da: AlessioRomano alle ore 13:53 | Permalink | commenti (2)
categoria:cinema, letteratura, recensioni libri