incontro con l'esordiente Alessio Romano, autore di "Paradise for All", un romanzo zeppo di figure reali
Se da una pagina noir salta fuori Sandro Veronesi
di Marco Vichi
Un ottimo esordio quello di Alessio Romano. Paradise for All (Fazi Editore) è un noir tutto italiano, fresco e dalla scrittura veloce, con personaggi reali rubati alla scuola Holden di Torino, dove la storia si svolge (e che Romano ha frequentato). Fra tutti i personaggi reali spicca Sandro Veronesi, sospettato di azioni spregevoli, invischiato in storiacce di sesso, investito da una macchina (Veronesi si è impegnato a non denunciare l’autore). Per “liberarsi” dai maestri, tutto è lecito, soprattutto un romanzo. Ma una trama riuscita sarebbe poco e nulla senza una scrittura capace di creare immagini e di trasmettere emozioni. Alessio Romano è giovanissimo (nato nel ’78), ma si muove con agilità e consapevolezza, sa quando fermarsi e quando insistere, quando deviare e quando affondare il colpo. Lascia alla storia solo le parole che servono per raccontarla, togliendo tutte le altre. E di sicuro deve divertirsi molto a scrivere, perché fa divertire anche il lettore. In altri momenti sono tristezza e solitudine a emergere dalla pagina, ma l’ironia continua a far sorridere, anche se a volte con amarezza. Personalmente, sono molto curioso di vedere cosa saprà raccontarci con il secondo romanzo.
Quando ti sei accorto che volevi scrivere delle storie?
Da bambino quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo: “Lo scrittore”. I miei primi raccontini erano ispirati a Mark Twain che ci facevano leggere a scuola. Forse una certa propensione per uno stile scanzonato viene da lì. Qualche tempo fa ho dovuto rifare la mia carta d’identità, scaduta. Alla voce professione, ho risposto senza esitare: "Scrittore". Ero felice, nonostante, e forse non a torto, l’impiegato comunale mi stesse guardando come se fossi un mentecatto
Quanto conta John Fante nella tua scrittura?
La scoperta di Fante è stata recente. Ce ne parlò Sandro Veronesi a lezione. Poi, durante la Fiera del libro di Torino, rubai il Meridiano allo stand della Mondadori (com’è raccontato anche nel mio romanzo). Me lo sono divorato nel giro di un’estate. Mi sono identificato immediatamente con le frustrazioni e le fantasie megalomani di Arturo Bandini; ho ritrovato vizi, superstizioni e manie abruzzesi; mi sono innamorato della sua scrittura secca e potente, vicina al parlato, ma che sa diventare anche tragica, senza smettere di divertire.
Quando scrivi ti fai raccontare la storia anche dai personaggi, fidandoti di quello che trovi strada facendo, o tieni sempre tutto sotto il tuo controllo?
Per me scrivere è in assoluto la cosa più divertente che si possa fare con i pantaloni addosso. Mi lascio andare, cazzeggio, mi diverto. Certo, il tempo che si dedica alla riscrittura è un'operazione indispensabile, ma noiosa. Per Paradise for All avevo buttato giù una scaletta molto precisa, avevo paura di arrivare alla fine senza un colpevole. Ma scrivendo sono spuntate fuori tante cose nuove. Forse le migliori.
Questo è il primo romanzo che hai scritto?
Il mio primo romanzo, mai pubblicato, l’avevo scritto durante i primi anni di università a Bologna, dov’era per gran parte ambientato. L’ho fatto leggere a un paio di addetti ai lavori e il complimento più grande che ho ricevuto è stato che forse, lavorandoci un po’ sopra, se ne sarebbe potuto ricavare una buona sceneggiatura per un fumetto. Parlava di un ragazzo nato dalla clonazione del sangue che si trova nella sacra Sindone, un esperimento voluto dal Diavolo in persona. Ma non mi sono lasciato scoraggiare.
Cosa hai fatto quando hai saputo che Fazi ti avrebbe pubblicato?
Sul momento non ero molto lucido. Ero andato alla Fazi per discutere di “un’eventuale pubblicazione” e credevo che discussioni del genere fossero lunghe e comportassero estenuanti trattative. In realtà mi fu subito proposto di firmare un contratto. Tempo tre ore e mi ritrovavo sulla Nomentana, completamente ubriaco, in mutande (era gennaio!), con due miei amici che tentavano inutilmente di fermarmi.
In fondo al libro il protagonista espone una sua sintetica teoria sulla scrittura, molto bella e molto chiara. E’ tutta roba tua o è… un plagio?
Plagio è una brutta parola; preferisco dire “citazionismo disinvolto”. La teoria dei tre cerchi, così si chiama la lezione di scrittura del protagonista, è la mia personale teoria sulla scrittura, sulla mia scrittura, almeno. Ed è frutto di tante suggestioni di cose sentite alla Holden o lette in giro. Per la necessità di un centro, di una forza che tenga insieme tutta la trama (nel mio caso la bella e tremenda Elena, la vittima), mi è stata utile una lezione di Baricco sull’Iliade; sul ruolo del caso e del destino, invece, mi ha influenzato molto Paul Auster.
Veronesi sapeva che stavi scrivendo questa storia?
Sì. E sapeva che sarebbe stato uno dei personaggi. Non credo si aspettasse di finire investito, di andare in coma, di fare sesso con una sua allieva, di essere accusato di omicidio e plagio, oltre che (ma questa non è più fiction) di essere un tremendo logorroico. Sandro Veronesi è, a mio parere, uno dei più grandi scrittori che ci siano oggi in Italia e ho avuto la fortuna di imparare moltissimoda lui. Il rischio, però, di avere dei maestri è quello di finire a scrivere romanzi scimmiottandone lo stile. Paradise for All è stato anche un modo, quasi un esorcismo, per fare i conti anche con questo.
Cosa ti ha detto dopo averlo letto?
Che gli era sembrato di aver fatto una comparsata in un film. Si è preso anche una piccola vendetta, dando il mio nome a uno dei personaggi più assurdi di Caos calmo, il suo ultimo romanzo: un avvocato di Bellagio che non accetta incarichi se prima le sue clienti non acconsentono ad avere un rapporto anale con lui; meglio se immediatamente, sul divanetto del suo studio (come capita alla moglie e alla cognata del protagonista di Caos calmo). “Sodalizio simbiotico” lo chiama, indispensabile per vincere ogni causa.
C’è qualcuno che riconoscendosi in un personaggio di Paradise for all si è offeso?
Non credo. Tutte le persone che ho trasformato in personaggi usando il loro nome hanno letto il libro prima della pubblicazione. A Baricco ho mandato una mail in cui era descritta la scena in cui compare. Una cosa realmente accaduta, oltretutto. Era il periodo natalizio e come tutti gli anni stava facendo una lettura del Canto di Natale di Charles Dickens alla Holden. In prima fila c’era una coppia di signori anziani; lui magrissimo e lei obesa. A un certo punto Il marito si alza e, lentissimo, va a prendere delle stampelle appoggiate al muro. Le porta alla donna, che, ancora più lenta, va verso la finestra. Baricco continua a leggere. Lei apre la finestra e mentre Baricco legge, si mette a vomitare. Una scena veramente surreale.
Cosa devo fare per entrare nel tuo prossimo romanzo?
Nel prossimo romanzo, sono più o meno a metà, ci saranno ancora scrittori come personaggi, ma di totale fantasia. Certo, ci si può sempre mettere d’accordo: se mi prometti che anch’io finirò nel tuo prossimo libro…