lunedì, 07 gennaio 2008
W Las Vegas

viva_lasvegasEsce domani una raccolta di racconti con dentro anche uno del sottoscritto (Dimentica il Burundi, a chiusura dell'antologia). Il libro è anche la prima uscita della neonata casa editrice indipendente torinese Las Vegas. In bocca al lupo ad Andrea Malabaila!
postato da: AlessioRomano alle ore 11:04 | Permalink | commenti (5)
categoria:segnalazioni, racconti, letteratura, recensioni libri
mercoledì, 27 settembre 2006
DIMENTICA IL BURUNDI
A partire da un mio racconto Fernanda Veron ha realizzato una serie di 15 opere, per il FreeShout!? festival di arte contemporanea.
Ecco alcune foto (belle) e il racconto (una stronzata).

Dimentica il BurundiDimentica il Burundi racconto

B_ dialogo dello scrittore
C_ dialogo dello scrittore
D_scrittore alla fermataH_nuovo emissarioO_rita che piange
postato da: AlessioRomano alle ore 20:47 | Permalink | commenti
categoria:racconti, letteratura, arte contemporanea
lunedì, 25 settembre 2006
Fight reading di Pordenonelegge.it

Alla fine con 90 voti circa (contro i 120 di Bariani e i 60 di Drago) me la sono cavata con un secondo posto. Pordenonelegge è stata una bellissima esperienza; è stato quasi commovente vedere le file gigantesche per ogni incontro; gente interessata e curiosa di seguire le iniziative del festival. In più, il giorno dopo sono finito in giuria per il fight writing, stravinto da Tedoldi.
Posto i tre raccontini che ho portato (con di fianco le traccie): il primo ha preso 28 voti su 100, il secondo 17 e il terzo 47.


Il male non è una questione morale“Il male non è una questione morale. Il male sono i prezzi elevati, le seccature, la carenza di alternative, la carenza di privacy, il bruciore di stomaco, la perdita di capelli, le strade sdrucciolevoli.”
           Come stare soli, Jonathan Franzen

 
          “Ci siamo dati un bacioCi siamo dati un bacio, tutto qua. Una baggianata che poi, un po’ per senso di colpa e un po’ perché faccio lo scrittore, ho gonfiato per costruirci su un racconto.”
Professione: modella, Jay McInerney
 
Tornando a casa “Tornando a casa / senza una scusa / per aver fatto tardi / anche per questa notte.”
Senza una scusa, Perturbazione

 





postato da: AlessioRomano alle ore 19:38 | Permalink | commenti (5)
categoria:segnalazioni, racconti, letteratura
lunedì, 30 gennaio 2006
Le umiliazioni non finiscono mai (e iniziano molto presto)888246671X

Buongiorno a tutti. Sulla falsariga di quanto fanno i 70 autori de Le umiliazioni non finiscono mai ho deciso di raccontare anche le mie, quelle della mia, appena iniziata, “carriera di scrittore”.
Ecco la prima:
La foto

Qualche mese prima che uscisse Paradise for All, mi fu chiesto di inviare una mia foto per il catalogo delle uscite del mese. E di farlo in fretta perché il catalogo doveva andare in stampa entro pochi giorni. Preso dal panico presi a guardare le foto che avevo nell’archivio del mio portatile. Quasi tutte mi ritraevano: o ubriaco, o abbracciato a una bella ragazza dall'aria disgustata, o che mostravo parti di corpo che in genere è buona creanza non mostrare, o tutte e le tre le cose insieme. Ne trovai una, in bianco e nero, in cui avevo barba e capelli incolti e uno sguardo tra il sognate e il meditabondo (probabile fossi strafatto al momento dello scatto), ma che mi sembrava perfetta; il tipo di facce che si trovano nei libri di filosofia delle scuole medie. La  mandai tranquillo. Il giorno dopo mi arrivò una mail di Massimiliano Governi, bravissimo scrittore, e direttore della collana italiana della Fazi. “Alessio, nella scheda ho messo che sei un giovane talento, ma vista quella foto che hai mandato, non ci crede nessuno. Non mi riferisco al talento, ma al fatto che sei giovane. Manda un’altra foto, che lì sembri un vecchio oste romagnolo”. Ferito nell’orgoglio, ma per niente scoraggiato, mi sbarbai completamente, sistemai un po’ il capello, mi feci prestare la macchina fotografica digitale ad altissima risoluzione di un mio amico geologo e ne convocai a casa un altro con l'hobby della fotografia, spiegandogli la delicata situazione. Il risultato furono una serie di cinque foto: in una ero al tavolo dello studio davanti al computer, un paio di primi piani, una con le spalle al muro. Insomma, mi parevano tutte molto buone e le mandai fiducioso. Ecco la risposta che arrivò il giorno dopo, da parte di una diplomatica redattrice della Fazi: “Mi dispiace ti sia sbattuto tanto. Alla fine abbiamo pensato di gettare un’ombra di mistero sulla tua identità. Per incuriosire e attrarre. Per questo abbiamo preferito non mettere nessuna foto.
postato da: AlessioRomano alle ore 01:15 | Permalink | commenti (3)
categoria:racconti, letteratura, recensioni libri, umiliazioni
sabato, 21 gennaio 2006

La bottigliabottiglia[1]

Ormai non potevo più andare a correre in spiaggia. Fu dopo il mio primo infarto che i medici me lo proibirono. Incominciai, allora, a fare lunghe passeggiate ogni mattina. Mi piaceva il rumore delle onde. L’odore dell’aria. La tenera freschezza della sabbia. Rimanevo spesso disteso a pochi passi dall’acqua, in contemplazione, guardando l’orizzonte lontano. Cercavo conchiglie e sassi. Ogni anno la mia raccolta aumentava sempre di più. Fu in una di quelle ricerche che la vidi. Non ne parlai né con mia moglie né con i miei figli. Corsi a casa e, attento che nessuno mi vedesse, la nascosi in cantina. A tavola fui attento. Non volevo tradirmi, manifestando l’emozione che provavo per la mia scoperta. Aspettai il giorno seguente. Mi alzai presto come al solito. Ma non andai a passeggiare. Erano anni che non mancavo al mio appuntamento con il mare. Ma quel giorno avevo qualcosa di più importante da fare. Scesi in cantina. Ero talmente nervoso che scendendo gli scalini caddi e persi i sensi. Quando mi svegliai erano passate ore e non ero più in grado di camminare. Sentivo le voci dei miei familiari mescolarsi con quelle dalla TV. Avrei potuto urlare e i miei soccorritori sarebbero arrivati in un attimo. Ma non potevo. Mi trascinai carponi verso il baule. Lo aprii e la trovai così come l’avevo riposta. La bottiglia che avevo trovato in spiaggia il giorno rima. Era lì che l’avevo nascosta. Gambe e schiena mi facevano un male atroce. Era un dolore che veniva da dentro le ossa. Ma cercavo di ignorarlo consapevole dell’assoluta importanza della mia missione. Una bottiglia trasparente con all’interno un foglio giallo di tempo; so che adesso potrei sembravi uno stupido: un uomo alla soglia delle vecchiaia che perde la testa per una sciocchezza da bambino. Tolsi il tappo di sughero e la svuotai a terra. Toccai finalmente quella carta. Fu mio figlio maschio, il piccolo, a trovarmi per primo. Ero a terra con il pugno chiuso davanti al baule aperto. L’ambulanza arrivò in fretta. Ma fu tutto inutile. Il secondo infarto mi aveva stroncato per sempre. Sul foglio c’era scritto solo un nome. Il mio. 

Buongiorno a tutti. Quello che avevte appena letto è in assoluto il mio primo racconto mai scritto e pubblicato. Ho ritrovato oggi tra le miei cose una copia ingiallita de Bologna&Bologna del 1 giugno 2000. Nella sezione Leggere&Scrivere era stato pubblicato questo raccontino.

postato da: AlessioRomano alle ore 19:58 | Permalink | commenti (4)
categoria:racconti
venerdì, 13 gennaio 2006

Risveglio con equivococoplibrij-2.asp

 

 

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. La lettura dell’ottimo, veloce e divertente saggio La paura preferita. Islam: fascino e minaccia nella cultura italiana di Luca Scarlini, mi ha fatto tornare in mente un raccontino che avevo scritto alla Holden per un laboratorio sull’udito.

 

 

 

“Da quando sono entrata in menopausa questa è la prima volta che riesco a rimanere a letto oltre le sei del mattino. Maledetta insonnia. Persino le tre bestiacce che abitano qui di fianco sembrano docili oggi. Il traffico è fastidioso lì sotto. Ambulanze, polizia, gente che urla. Ma dopo tanto tempo non mi fanno più né caldo né freddo. Forse oggi ce la faccio a dormire. E invece no. Vengo svegliata dai tre figli pakistani dei miei vicini pakistani che stanno facendo un bordello pakistano. Alle 9.30 del mattino, dico. Quei tre animali inferociti continuano a sbattere oggetti. Saranno pentole, bicchieri, sedie, tavoli. Mi hanno svegliata con una botta micidiale. Come minimo hanno distrutto metà del loro appartamento. Un rumore talmente forte che tutti gli altri rumori da giù si sono accorti di non poter competere e si sono defilati, vergognosi e impotenti. Ma poi, cazzo, si sono fatti coraggio e hanno cominciato mille volte più forte di prima. Più ambulanze, più polizia, più urla. E io sempre più sveglia. Ma anche le bestiacce si fanno risentire. Un nuovo colpo infernale. Cazzo. Come quello di prima. Giù, di nuovo tutto fermo. Hanno vinto i marmocchi.  Col cazzo. Ecco che di sotto c’è più casino di prima. Ancora più ambulanze, più polizia, più urla. Ormai sono sveglia, tanto vale che mi alzi. Un caffè e una doccia. Ma domani quei fottuti arabi mi sentiranno. Ah, se mi sentiranno.”      Tutto questo, con qualche eufemismo in meno e qualche imprecazione in più, pensava in uno stato di dormiveglia Oriana Fallaci l’ 11.09.2001 a New York.

 

 

 

 

 

 

Della Fallaci vorrei, invece, segnalare questa frase di una sua “Intervista a se stessa” di tanto tempo fa che mi ero appuntato:

“Condanno i giudici che affidano i figli solo all’ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche se stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere.”

postato da: AlessioRomano alle ore 17:28 | Permalink | commenti
categoria:politica, racconti