lunedì, 07 gennaio 2008
W Las Vegas

viva_lasvegasEsce domani una raccolta di racconti con dentro anche uno del sottoscritto (Dimentica il Burundi, a chiusura dell'antologia). Il libro è anche la prima uscita della neonata casa editrice indipendente torinese Las Vegas. In bocca al lupo ad Andrea Malabaila!
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categoria:segnalazioni, racconti, letteratura, recensioni libri
giovedì, 29 novembre 2007
Folle e imperidbile come ogni lavoro del grande Luca Scarlini.

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categoria:segnalazioni, letteratura, recensioni libri, arte contemporanea
venerdì, 04 maggio 2007
“Davanti alla sedia elettrica. Come Sacco e Vanzetti furono americanizzati”

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Questo è il titolo del pamphlet che il grande romanziere americano John Dos Passos scrisse come ultimo disperato appello per salvare i due italiani, accusati ingiustamente di rapina e omicidio e condannati a morte al termine di un processo contestato e viziato da pregiudizi contro gli italiani e contro i “rossi”.
Proposto per la prima volta in Italia dalle Edizioni Spartaco, viene ora presentato in una nuova edizione con l’aggiunta di una introduzione di Francesco Durante (giornalista e scrittore, autore dei due volumi di “Italoamericana” per Mondadori, nonché grande fantiano).

Il libro sarà presentato alla Fiera del libro di Torino, venerdì 11 maggio alle ore 12 (Sala Azzurra del Lingotto), dal curatore Piero Colacicchi, da Francesco Durante, dal mitico Luca Scarlini (esperto di drammaturgia e e letteratura comparata) e da Antonio Lombardo (Istituto della Resistenza di Cuneo, esponente della Fai). In programma anche letture dell’attore Ennio Fantastichini (che, qualche anno fa, ha interpretato Bartolomeo Vanzetti in una fiction televisiva).

La quarta di copertina:

VA BENE, AVETE VINTO VOI, SIAMO DUE NAZIONI
«Gli stanno scavando la fossa giorno dopo giorno: l’odio cieco di migliaia di cittadini benpensanti e il meccanismo sovrumano, tortuoso, subdolo, senz’anima della legge li spingono inesorabilmente verso la sedia elettrica».

La penna di un grande narratore prestata alla causa di Sacco e Vanzetti, l’accorato appello per salvarli dalla sedia elettrica, la puntigliosa ricostruzione della contestata vicenda processuale, il racconto toccante dell’incontro in carcere con i due anarchici, l’accusa ai giudici di essersi mossi in un clima di furore ideologico e la richiesta di revisione del processo: nel 1926, John Dos Passos, allora trentenne ma già noto scrittore, raccolse alcuni suoi scritti – tra cui diversi articoli apparsi sulla rivista New Masses - nel pamphlet Facing the Chair, tradotto per la prima volta in italiano solo ottant’anni dopo.
Dos Passos prendeva posizione in favore dei due italiani, aderendo al vasto movimento di opinione pubblica che, in tutto il mondo, poté contare sull’appoggio di intellettuali famosi come Thomas Mann, Albert Einstein, Upton Sinclair, H.G. Wells.

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mercoledì, 01 novembre 2006
brigagrandePer la prima volta in vita mia presenterò un libro non mio; per il Festival delle letterature di Pescara (vedi QUI) insieme alla splendida Giovanna Di Lello (vedi QUI) presenteremo l'ultimo romanzo di Marco Vichi IL BRIGANTE edito da Guanda.
Giovedì 23 novembre alle 19.00 al Museo Colonna di Pescara.

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lunedì, 02 ottobre 2006
collezione autunno inverno
 Al contrario di molte persone io d'estate leggo pochissimo. Faccio tardi tutte le sere e appena sveglio corro al mare a riprendermi. Sotto l'ombrellone preferisco guardare tette e culi piuttosto che leggere un libro. Invece in vista di un lungo, triste e freddo inverno faccio scorte di libri. Ecco quelli che sto leggendo o che leggerò nei prossimi giorni.

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vedi QUI




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Un classico che ho
scoperto grazie
a
John Fante.














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vedi QUI











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Del grande Mordecai
leggere
anche questo
articolo
QUI







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vedi QUI e QUI






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vedi QUI
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categoria:segnalazioni, recensioni libri
martedì, 25 aprile 2006
nerdpowerChi ha scritto i libri più venduti? I nerd. Chi ha diretto i film hollywoodiani di maggior incasso? I nerd. Chi ha creato alta tecnologia avanzata che possono capire solo i creatori stessi? I nerd. E chi sono le persone che concorrono per la Presidenza degli Stati Uniti? Nessun altro che i nerd.
E ora i nerd (lo stereotipo del ragazzo intelligente ma con scarse capacità sociali)
sono al centro dell'agile saggio di Stefano Priarone, «Nerd Power. C'è uno sfigato in tutti noi e sta raschiando per uscire», edito da Tunué. Tra i nerd passati in rassegna nel libro, anche Filippo Gentile, il coinquilino del protagonista di Paradise for All.
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giovedì, 20 aprile 2006


180px-ReligiousSymbols In Tu credi? di Antonio Monda, diciotto intellettuali americani affrontano il problema della fede. Ecco com'è andata al momento di rispondere alla fatidica domanda ("Tu credi in Dio?"):
Il  38,9%  (Paul Auster, Richard Ford, Paula Fox, Spike Lee, Grace Paley, Salman Rushdie e Arthur Schlesinger Jr) ha risposto NO
Il 33,4% (Saul Bellow, Jane Fonda, David Lynch, Toni Morrison, Derek Walcott e Eli Wiesel) ha risposto SI
Il 27,7% (Michael Cunningham, Nathan Englander, Jonathan Franzen, Daniel Libeskind e Martin Scorzese) ha risposto NON  LO SO


 
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categoria:letteratura, religione, recensioni libri
lunedì, 27 marzo 2006
V

v_per_vendetta
Bellissimo romanzo a fumetti, questo V per vendetta di Alan Moore. Ha un supereroe mascherato per protagonista, ma di un tipo molto particolare: un terrorista che si trucca come Guy Fawkes (il personaggio storico che nel seicento tentò di far saltare in aria il parlamento inglese); e che è stato sottoposto a una lunga sperimentazione a base di LSD in un campo di concentramento. Anche l'ambientazione, l'universo in cui si muove, è cupo e originale. Un inghilterra post atomica (durante la sequenza che racconta lo svolgersi della guerra c'è una delle battute più belle del libro; una madre che dice alla sua figlioletta: "L'Africa non c'è più"), in cui un gruppo di fascisti è andato al potere e controlla coscienze, media e potere grazie ad apparati di controllo (il fato, l'orecchio, il dito), che ricordano molto il romanzo 1984 di Orwell. Molto bella anche l'appendice, un lungo articolo di Moore sulla genesi del personaggio. Carina questa frase in quarta di copertina: "In Inghilterra a Moore sono stati dedicati corsi universitari. Lui non è particolarmente entusiasta: "Ormai all'università si studiano anche le Spice Girls" ha dichiarato." Da questo romanzo i fratelli Wachwski hanno tratto un film che è ora nelle sale italiane e che, a questo punto, sono molto curioso di andare a vedere.
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sabato, 18 marzo 2006
Ma che magnifico party
ni2_mini
Leggere Hollywood Party (9 racconti ispirati a film fichi) per me è stato veramente come andare a una festa. Ci trovi ospiti d'onore, alcuni dei tuoi migliori amici, gente che non rivedevi da una vita e che corri ad abbracciare, qualche sconosciuto che ti sta subito simpatico, qualcuno con cui hai avuto qualche scazzo, ma che tutto sommato ti fa piacere ritrovare in gran forma e, sopratutto, c'è un'ottima padrona di casa, una che ha pensato a tutto (me la vedo a spolverare, lucidare, sistemare, telefonare al catering, decidere la musica col dj, togliere e mettere cose dal forno fino all'ultimo momento possibile): Marianna Martino, la propietaria tuttofare della neonata casa editrice Zandegù, con ogni probabilità il più giovane (e più carino, probabilmente) editore italiano. Lo dico subito per spazzare via ogni ombra di dubbio. Io sono di parte perchè ho vissuto a Torino, per tutto il secondo anno della Holden, a casa di Marianna, che era anche mia compagna di corso; mi subaffitava una camera (e non sapete quanto mi faccia piacere pensare che la stanza dove ho scritto gran parte di Paradise for All sia diventata un magazzino pieno di libri, manoscritti e cose del genere). L'idea di Marianna per questa sua prima raccolta di racconti di autori vari è semplice e geniale. Partire da un film e costruire un racconto che in qualche modo a quel film sia collegato. Storie che nascono da altre storie, quindi, da suggestioni, immagini, fotogrammi. Ad introdurre il tutto (ecco gli ospisti d'onore) il regista Marco Ponti, che per un motivo o l'altro non riuscivo mai ad avere come insegnante alla Holden (o i suoi corsi erano per i masteristi di un'altra annata, o erano da seguire in alternativa con quelli di Sandro Veronesi), ma che riuscivo a frequentare in maniera clandestina (così come clandestinamente andavo a curiosare sul suo set di Andata + Ritorno) grazie alla sua disponibilità; Steve Della Casa (che - sacrilegio! - sentite cosa dice del mio regista di culto Todd Solondz: un regista sopravvalutato come quasi tutti quelli scoperti dal Sundance che mediamente sono fighetti con velleità alternative e ambizioni di scandalo, che dopo il battesimo nella località sciistica regno di Robert Redfort, imperversano presso i maggiori festival e nei listini dei distributori di "qualità");  il mitico, immenso, unico Bruno Fornara (altra comparsa di Paradise for All), che scrive una frase che da sola vale tutto il prezzo del libro: "Al cinema tutti, di solito, si caricano il mondo sulle spalle. Spesso restano schiacciati sotto". E poi, ovviamente, ci sono loro: i racconti. Freschi, scorrevoli, divertenti, irriverenti. Si parte con il lungo racconto di Marco Peano (quasi un romanzo), tutto imperniato su l'opera hitchcockiana, che parte con due ragazzi italiani in vacanza in Spagna con lo scopo di perdere la verginità e che si trasforma abilmente in un noir dalle atmosfere inquietanti e oniriche; passando per quello, esilarante, di Marco Prato che lavora in maniera grottesca con l'idea di base di Face/off di John Woo, la possibilità di scambiarsi le facce, raccontandoci, inoltre, di videocasette per piromani, finti napoletani, test per capire se si è una brava madre, un gruppo di volotari della protezione civile che blocca il traffico per far passare una colonia di rospi (ma per lui era fin troppo facile, giocava in casa Marco Prato, in una raccolta ispirata al cinema; mi perdoni Della Casa, ma chi lo conosce lo sa benissimo: Marco Prato è un personaggio di un film di Solondz); concludendo con la divertente e paranoica esperienza di appuntamento al cinema raccontata magistralmente da Marco Lazzarotto, il cui protagonista parte con le intenzioni di sedurre una ragazza e finisce al pronto soccorso. Non c'è dubbio. Finito il libro, mi sono sentito un po' inebriato, forse ho bevuto un po' troppo al party, ma mentre mi spogliavo prima di andare a dormire ho pensato: a che bella festa sono stato stasera. Una delle migliori raccolte di racconti di ragazzi (più o meno) esordienti che abbia mai letto: divertente, non gratuita, raffinata, lontana da manierismi, facili scandalismi e sensa eccessive intemperanze.

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categoria:cinema, recensioni libri
sabato, 18 marzo 2006
Verde irlandaIreland

Strano San Patrizio stanotte in giro per una Roma invasa da scozzesi – oggi si gioca la partita di regby Italia-Scozia – con tanto di kilt e cornamuse. Per entrare meglio nello spirito di questa festa, prima di finire in giro per gli Irish Pub della capitale, ieri pomeriggio mi sono riletto un po' di pagine di Una pinta di inchiostro irlandese di Flann O'Brien, straordinario capolavoro, uno dei miei libri preferiti, con uno strardinaio finale: "Fin troppo noto, ahimè, è il caso di quel povero tedesco innamorato del tre, il quale riduceva ogni aspetto della sua vita a una questione di triadi. Una sera tornò a casa, bevette tre tazze di tè con tre zollette di zucchero per tazza, si tagliò la giugulare tre volte con un rasoio e con mano morente scarabocchiò sulla fotografia di sua moglie addio, addio, addio".
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categoria:recensioni libri, vita romana
lunedì, 13 marzo 2006
La Nanda su Ellisnanda
Sul Corriere della Sera di oggi (quotidiano che leggo tutti i giorni per abitudine: è quello che compra mio padre, quello che è sempre circolato in casa mia, quello che da un paio di giorni leggo più volentieri, cioè da quando si è schierato apertamente per il centrosinistra alle prossime elezioni) c'è un elzeviro della mitica Nanda Pivano su Lunar Park di Bret Easton Ellis.
La poetica di "Lunar Park
BUGIE E GENIO DI EASTON ELLIS
Io sono, senza ripensamenti, una dei milioni di patiti di Meno di zero e di Bret Easton Ellis, apparente difensore dell'alta borghesia californiana, ignaro dei miei indimenticati amici beat, ma gentilissimo quando l'ho presentato, a una festa di Halloween di una fidanzata di Bret, a uno sbalordito Allen Ginsberg e gentilissimo al Tribecca Grill di Robert De Niro, nel tentativo di difesa organizzato dal re di New York Jay McInerney contro l'aggressione del grosso establishment ad American Psycho. (...)
Quasi senza lancio, in America, è uscito Lunar Park, che il bellissimo, ambiguo Bret ancora giovane coi suoi 42 anni, ha arricchito di un'idea mica tanto comune di una lunga introduzione, ma lunga, di 29 pagine, che ha chiamato Gli inizi e che racconta un tentativo di biografia dell'autore fino a  oggi. (...)
La fantasia inesauribile di questo scrittore ha lanciato il costume letterario californiano della postironia, quasi in risposta ai tentativi interpretativi di David Foster Wallace, cantore di una nuova generazione di "antiribelli".

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categoria:letteratura, televisione, recensioni libri
sabato, 11 marzo 2006
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... ma di un libro, Io odio John Updike di Giordano Teodoldi si può scaricare dal sito della Fazi.
Originale.
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categoria:segnalazioni, recensioni libri
venerdì, 03 marzo 2006
ZOOZoo Tycoon Coll Front
Presentazione surreale oggi a Roma, alla Feltrinelli di Largo Argentina. Erri De Luca (che sembra un capitano coragioso, un narratore appena sbarcato) parlava di ZOO, il nuovo libro di Isabella Santacroce (che indossava una maschera di pelle nera che le copriva gran parte della faccia; ha raccontato che il diavolo le è comparso mentre leggeva L'Assommoir di Emile Zola). Sono intervenuti tra il pubblico, prima un ragazzo palestrato con un cappello con caratteri esoterici in testa che, sfogliando un vecchio librone, faceva domande teologiche; poi Vladimir Luxuria che ha chiesta a Isabella se secondo lei una persona sceglie di mettersi in mostra o sono gli altri che ce la mettono; infine è incredibilmente apparsa Marina Ripa di Meana, che, arrivata in ritardo, in cinque secondi è riuscita a passare attraverso tutta la folla per sedersi per terra davanti alla prima fila, salutando tutti e intervenendo  spesso in seguito, perfetta metafora di tutta la sua vita.
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categoria:letteratura, recensioni libri, vita romana
mercoledì, 01 marzo 2006
richler_250[1]Da pag. 219 de "La versione di Barney" di Mordecai Richler.

Per quanto mi riguarda tutti gli scrittori o i pittori che ho conosciuto, nessuno escluso, erano degli spudorati promotori di se stessi, vigliacchi, pronti a mentire per un piatto di lenticchie, avari da far schifo e disposti a tutto per un po' di gloria. Quello  spaccone di Hemingway, che pure aveva un indubbio fiuto per le patacche, improvvisò le sue memorie della Grande Guerra a tavolino. Lewis Carroll, adorato da generazioni di bambini, non era precisamente  il tipo cui avreste affidato volentieri per una sera la vostra figlia decenne. Il compagno Picasso durante l'occupazione di Parigi leccò ben benino il sedere ai nazisti. Se Simenon si è davvero scopato 10.000 donne mi mangio la paglietta. Clifford Odets denunciò tutti i suoi amici al Comitato per le Attività Antiamericane. Malraux rubava, e Lillian Hellman mentiva spudoratamente. Quell'adorabile vegliardo di Robert Frost nella realtà era un vecchio sporcaccione. Mencken, un verme purissimo , detestava gli ebrei, anche se meno del noto plagiaro T.S. Elliot, o di molti altri di cui preferisco tacere. Evelyn Waught era un arrampicatore sociale, e Frank Harris con tutta probabilità morì vergine. Sartre esibiva un curriculum da resistente parecchio lacunoso, e, tanto per pareggiare i conti, dopo la guerra diventò apologeta dei gulag. Edmund Wilson era un evasore fiscale, e Stanley Spencer l'uomo più noioso del pianeta. T.E. Lawrence col cavolo che si era letto tutti i libri della biblioteca di Oxford. Quanto a Marco Polo, il suo Regno di Mezzo non sembra poi così diverso da piazza San Marco. E benchè non esistano prove a riguardo sono certo che Omero aveva dieci decimi di vista.
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categoria:letteratura, recensioni libri
venerdì, 24 febbraio 2006
Ecco tutto quello che avreste voluto sapere su Truman Capote e il film non vi ha mostrato
capote

Buongionro a tutti. Ricopio questo interessante articolo di Tullio Kezich tratto dal Corriere della Sera Magazine di oggi.
"Quello che non abbiamo visto nel film Truman Capote - A sangue freddo di Bennett Miller figurerà fra qualche mese in un controfilm intitolato Have You Heard? che il regista Doug McGrath ha tratto dalle testimonianze raccolte da George Plimpton. Da questa "storia orale" dell'ambiguo e tormentato scrittore, anticipata dal New Yorker già nel 1997, emergono particolari scnadalosi sui cinque anni in cui investigò sulla strage di un'intera famiglia compiuta da due balordi in uno sperduto borgo del Kansas. L'agente Alvin Dewey racconta che Truman, avendolo invitato con la moglie a passare una serata insieme, li pilotò nei peggiori ritrovi di lesbiche e omosessuali di Kansas City per finire a uno show di travestiti. Un altro agente, Harold Nye, sostiene che Capote e uno dei due assassini, Perry Smith, "diventarono amanti" nella cella del penitenziario avendo corrotto le guardie. Se illazioni di questo tipo possono ridursi a chiacchiere, è documentata dai giornali la polemica tra Capote e Kenneth Tynan quando il critico accusò l'autore di non essersi prodigato abbastanza per salvare dal patibolo i giovani condannati a morte; e questo per garantire al suo libro un adeguato finale tragico. L'ambiguità di Capote, sempre in bilico fra euforia e disperazione, coinvolgimento emotivo e calcolo, emerge comunque dal fatto, ampiamente raccontato nella biografia di Gerald Clark (Frassinelli VEDERE QUI) ma non ripresa nel film con Philip Seymour Hoffman, che Truman pur sconvolto dalla tragica vicenda di cui era stato partecipe, per festeggiare il succeso del suo libro organizzò al Plaza un favoloso ballo in maschera invitando tutti i più bei nomi della cafè society. Un ben strano modo di celebrare il lutto."

L'articolo l'ho postato perchè aggiunge in maniera sintetica particolari interessanti sull'ambiguità sinistra del rapporto tra scrittore e soggetto della sua storia, che secondo me è la temtica più potente di questa vicenda, ma non sono molto d'accordo con le critiche mosse al film, che riesce a far capire bene il travaglio e il misto di sentimenti di Capote con molto gusto e senza indugiare troppo in facile scandalismo.
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giovedì, 23 febbraio 2006
Appunti della giornata di ieriNYHETER-21s26-prodi-2
Buongiorno a tutti. Ieri pomeriggio sono stato alla presentazione di un saggio di Achille Occhetto, pubblicato dal mio stesso editore (vedi QUI). A presentare il ibro c'erano Walter Weltroni, Giuliano Amato e Romano Prodi. Ero sinceramente curioso di sentirli parlare dal vivo. Weltroni è un grande oratore, appasionante e coinvolgente. Ha ricordato il coraggio di Occhetto nel compiere la svolta, passando dal PCI al PDS. Unico neo: ha ribadito, sostenendo questa sua teoria con trabballanti spiegazioni, di non essere mai stato comunista.  Giuliano Amato ha fatto sicuramente l'intervento più lucido e colto, difendendo un po' la figura di Craxi (fuori tempo massimo?). Romano Prodi è un pessimo oratore, ma mi ha scaldato il cuore. Sarò ingenuo, ma mi sembra proprio una brava persona. Parlando di etica e potere ha ricordato del momento più delicato della sua carriera poltica, quando è stato sfiduciato per un voto. Vennero a parlargli due leghisti che gli proposero il loro sì alla fiducia in cambio di una televisione statale per la padania. Lui rifiutò, come rifiutò di tornare, subito dopo, a formare un governo con Cossiga e Mastella, in cambio della dichiarazione di morte dell'Ulivo. In questo senso per citare un articolo del Corriere (leggi QUI) si potrebbe dire che è Prodi il Celestino V del gran rifiuto e Massimo D'Alema il terribile Bonifacio VIII.

Per alleggerire la serata sono poi andato alla prima di LA TERRA di Sergio Rubini.TheImg

Il film mi è piaciuto abbastanza; veramente buona la prova degli attori e la regia. La storia è molto curiosa, un giallo nella provincia della provincia, in un minuscolo paese, la contesa di quattro fratelli per un'eredità (la terra del titolo), in un clima grottesco e onirico, ma sostanzialmente realistico e verosimile. Spettacolari i titoli di testa. Forse la storia gialla del film (che però non è centrale e quindi forse questa è una scelta voluta e azzeccata) è un po' debole. Non mi era mai capitato prima vendendo un film di capire l'assassino prima ancora che il delitto fosse consumato.
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categoria:segnalazioni, politica, cinema, recensioni libri
mercoledì, 22 febbraio 2006
Musica per scrittori a sangue freddo

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Buongiorno a tutti. Ieri sono andato a vedere il film “Capote” che racconta la vicenda della scrittura del meraviglioso libro “A sangue freddo” di Truman Capote, uno dei miei scrittori preferiti. Il film è molto bello e lo consiglio a tutti, soprattutto per la tematica affascinante e inquietante del rapporto tra lo scrittore e l'oggetto della storia che vuole scrivere (in questo caso il rapporto tra Truman Capote e i due detenuti condannati a morte autori del delitto, una famiglia sterminata, che Capote aveva deciso di raccontare). Un problema etico, serio, una di quelle cose che ti fanno dannare l’anima. Di Capote, utilissima per chi scrive, segnalo anche l'introduzione a "Musica per camaleonti", in cui con una lucidità sorprendete analizza il percorso della sua scrittura.
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categoria:cinema, letteratura, recensioni libri
sabato, 11 febbraio 2006
Misoginiafemminista
Sulla rivista on-line ThrillerMagazine è uscita una bella recensione di Sacha Rosel che si può leggere qui.
Nel corso dell'articolo mi viene mosso un appunto sul quale vorrei spendere due parole. A un certo punto viene scritto:
"A parte un commento vagamente misogino da parte del protagonista sulla prosa di Elena, brava perché “scrive come un uomo” (...)"
Vorrei specificare che il commento di Matteo (e la sua misoginia, che riflette un suo modo di rapportarsi con l'universo femminile un po' infantile) è frutto di una scelta dettata da esigenze di trama. La scrittura di Elena (chi ha letto Paradise for All sa perchè) doveva essere assolutamente confondibile con quella di un uomo, e questa cosa andava detta prima che nella trama si manifestasse questo bisogno. E andava detto in maniera non gratuita, per non destare sospetti nel lettore. Un commento misogino da parte di Matteo mi è sembrata la soluzione più facile e funzionale, e poi questa è diventata una sua caratteristica, che secondo me lo rende più umano, e in fondo più simpatico rispetto a un personaggio che segua alla lettera tutti gli imperativi del politicamente corretto. Detto questo, vorrei anche chiarire che personalmente non la penso assolutammente come Matteo; le donne sanno scrivere e lo sanno fare molto bene. A proposito segnalo un libro che mi è piaciuto molto, e che è un esordio in rosa: Mitologia di famiglia di Cristina Guarducci.img664_2

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giovedì, 09 febbraio 2006
Un libro sull'Iraq e un film sulla mafia
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Buongiorno a tutti. Ieri sera sono stato alla presentazione a Roma del libro Venti sigarette a Nassirya e ho ascoltato volentieri il racconto di Aureliano Amadei, trovatosi casulmente (e con una discreta sfiga) nella caserma italiana in Iraq il 12.11.2003, giorno dell'attentato che causò diciannove morti, oltre che il ferimento dello stesso Aureliano che si trovava lì solo per girare un film. Finita la presentazione ne ho letto una trentina di paggine. Lo stile è divertente e scorrevole, ma forse la voce narrante è un po stereotipata e ricorda molto le voci narranti di film italiani di più o meno (da Ovo sodo in poi) recente produzione.




inunaltropaese
In serata, invece, sono stato alla prima del documentario IN UN ALTRO PAESE di Marco Turco, alla casa del cinema di Villa Borghese. Tratto dal romanzo Excellent Cadavers di Alexandre Stille, questo bel documentario racconta la storia della mafia italiana dal dopoguerra a Dell'Utri, soffermandosi sopratutto sugli anni del pool antimafia giudato da Falcone e Borsellino. Ci sono scene molto forti e il materiale d'archivio del maxi-processo vale da solo la visione del documentario: le deposizioni dei mafiosi, pentiti e testimoni sono spettacolari. La ricostruzione (piuttosto faziosa) è veramente  ben fatta, sopratutto nella documentazione. Registicamente è poca cosa, ma credo sarebbe una visione utile a tutti.
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lunedì, 30 gennaio 2006
I QUATTRO CANI DI PAVLOV di Paolo Nori45255751
Buongiorno a tutti. Sto leggendo in questi giorni l’ultimo libro di Paolo Nori e lo sto trovando molto bello, sia per la lingua e lo stile usati, un parlato lisergico con ripetizioni esilaranti; sia per il tema inquietante del doppio tra personaggio/autore (tema che mi è particolarmente caro in questo momento, perché è alla base del libro che sto scrivendo).
Alcune citazioni:
E poi quando lui mi aveva detto Va bene, lei ha studiato la letteratura russa per motivi politici Io non ho studiato la letteratura russa per motivi politici, gli avevo detto, a me piace Dostoevskij che era un reazionario, mi piace Cernysevskij che era rivoluzionario, mi piace Knut Hamsun che era amico di Hitler, mi piace Bulgakov che forse era amico di Stalin, mi piace Maugham che era agente segreto britannico io non ho affatto studiato la letteratura russa per motivi politici, gli avevo detto a quel ragazzo in tuta da ginnastica in prima fila senza volerne sapere della fine della domanda (…)
Ogni inizio secolo deve avere la sua mania all’inizio del secolo scorso si aspettavano tutti da un momento all’altro di diventare dei superuomini e si comportavano di conseguenza, all’inizio di questo secolo ci aspettiam tutti da un momento all’altro di ammalarci di una malattia grave e ci comportiamo di conseguenza facciam questa vita di minestrine (...)
Di Paolo Nori segnalo anche (QUI) uno dei migliori esperimenti italiani di audiolibro mai tentati (ma del resto Nori è in assoluto uno dei più bravi a fare reading pubblici).  
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categoria:letteratura, recensioni libri
lunedì, 30 gennaio 2006
Le umiliazioni non finiscono mai (e iniziano molto presto)888246671X

Buongiorno a tutti. Sulla falsariga di quanto fanno i 70 autori de Le umiliazioni non finiscono mai ho deciso di raccontare anche le mie, quelle della mia, appena iniziata, “carriera di scrittore”.
Ecco la prima:
La foto

Qualche mese prima che uscisse Paradise for All, mi fu chiesto di inviare una mia foto per il catalogo delle uscite del mese. E di farlo in fretta perché il catalogo doveva andare in stampa entro pochi giorni. Preso dal panico presi a guardare le foto che avevo nell’archivio del mio portatile. Quasi tutte mi ritraevano: o ubriaco, o abbracciato a una bella ragazza dall'aria disgustata, o che mostravo parti di corpo che in genere è buona creanza non mostrare, o tutte e le tre le cose insieme. Ne trovai una, in bianco e nero, in cui avevo barba e capelli incolti e uno sguardo tra il sognate e il meditabondo (probabile fossi strafatto al momento dello scatto), ma che mi sembrava perfetta; il tipo di facce che si trovano nei libri di filosofia delle scuole medie. La  mandai tranquillo. Il giorno dopo mi arrivò una mail di Massimiliano Governi, bravissimo scrittore, e direttore della collana italiana della Fazi. “Alessio, nella scheda ho messo che sei un giovane talento, ma vista quella foto che hai mandato, non ci crede nessuno. Non mi riferisco al talento, ma al fatto che sei giovane. Manda un’altra foto, che lì sembri un vecchio oste romagnolo”. Ferito nell’orgoglio, ma per niente scoraggiato, mi sbarbai completamente, sistemai un po’ il capello, mi feci prestare la macchina fotografica digitale ad altissima risoluzione di un mio amico geologo e ne convocai a casa un altro con l'hobby della fotografia, spiegandogli la delicata situazione. Il risultato furono una serie di cinque foto: in una ero al tavolo dello studio davanti al computer, un paio di primi piani, una con le spalle al muro. Insomma, mi parevano tutte molto buone e le mandai fiducioso. Ecco la risposta che arrivò il giorno dopo, da parte di una diplomatica redattrice della Fazi: “Mi dispiace ti sia sbattuto tanto. Alla fine abbiamo pensato di gettare un’ombra di mistero sulla tua identità. Per incuriosire e attrarre. Per questo abbiamo preferito non mettere nessuna foto.
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martedì, 24 gennaio 2006
Il cadavere impossibilecoplibrij
Buongiorno a tutti.
Ci sono libri in cui ti imbatti per puro caso, che ti vengono a sbattere contro, mentre sei preso da tutt’altro. Oggi ero in ritardo per prendere il pullman per Roma da Pescara (già, il metodo più veloce per viaggiare tra Roma e Pescara è il pullman; anacronistico, ma bello: mi piace questo cost to cost italiano). Mi serviva la Guida allo Studente dell’Università di Roma (ormai è ufficiale: mi sono trasferito alla Sapienza), non sapevo dov’era, ma ricordavo di averla infilata casualmente in una delle librerie di casa mia. Giravo freneticamente tra gli scaffali quando mi è parso di vedere un libro che non conoscevo; l’ho preso e ho guardato la copertina. Il cadavere impossibile di Josè Pablo Feinmann. Edizioni Zanzibar. Non era mio, questo libro; non ne avevo mai sentito parlare in vita mia e di sicuro non me l’ero comprato o “procurato” in nessun modo. Apro il libro e trovo una lunga dedica scritta sul frontespizio, e dentro c’è un ritaglio di giornale. Leggo l’incipit. E rimango impallato per due pagine. Geniale.
“Egregio signor Editore
(…)
nessuno le offrirà altrettanto sangue, altrettanti delitti, altrettante mutilazioni, insomma altrettanti morti, di quanto farò io. Allora, si faccia coraggio, continui la lettura e si abbandoni all’esaltazione dell’orrore.”
Il romanzo è una lunga lettera di un aspirante scrittore ad un editore, che racconta l’assurda e grottesca trama del libro sperando di finire in una delle antologie noir dell’editore stesso. Butto il libro nella borsa, continuo la ricerca della guida, la trovo, prendo il pullman e continuo a leggere una volta in viaggio. Me lo sono divorato, questo libro. Non tanto per la storia (violenta e strampalata, sarebbe perfetta per un film di Quentin Tarantino), ma per la voce narrante, ironica, giocosa, citazionistica, cazzona. E per una scrittura potente, piacevole, grandiosa.
Ecco degli esempi:
 “Quando si assiste a una sepoltura, si è sempre assaliti dalla metafisica”
“- Credi che padre O’Connor sia capace di uccidere?
 - Conosci qualcuno che non lo sia? “
“Il mio romanzo è un esercizio di incrocio di generi. È un romanzo poliziesco. Un romanzo di carceri femminili. Un romanzo criminale. Un teleromanzo. Un romanzo del terrore. Un romanzo gotico. Un romanzo per bambini. Soprattutto, per bambine. Poiché è un romanzo di bambole.” 
Insomma il romanzo mi è piaciuto molto, lo consiglio a tutti, e cercherò altri libri dell’autore. Ma questo non risolve il problema di come questo libro sia finito tra le mie cose. La dedica (Bologna 4-6-98) è firmata da Andrea ed è composta da una lunga (struggente e inquietante) citazione di A. S. Puskin, seguita da auguri di buon compleanno. L’articolo dentro al libro è una pagina culturale del Corriere del 1.6.1998 tutta dedicata al primo salone del libro ibero-americano voluto da Luis Sepulveda. Evidentemente devo aver sottratto questo libro a uno/a dei miei tanti coinquilini (Aliosha, Marianna, Davide: siete in ascolto?), solo che non ne ricordo nulla (e questo libro come minimo deve aver fatto tre/quattro traslochi tra Bologna, Torino e Pescara).
Beffa finale, mentre ero in dirittura d’arrivo per il finale del romanzo, ho scoperto che le ultime due pagine del libro non sono state stampate, sono in bianco. Quindi non so com’è andata a finire e per saperlo devo andare domani a leggerlo in una libreria.
 

Per i libri di José Pablo Feinmann vedere QUI
Per un'intervista vedere QUI
postato da: AlessioRomano alle ore 12:41 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, recensioni libri
venerdì, 13 gennaio 2006

LUNAR PARK di Breat Easton EllisLp

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Al contrario di Paul Auster che è un mio autore di culto che ha sfornato un libro non indimenticabile, Ellis non è un autore che mi ha sempre convinto al 100%, ma il suo ultimo romanzo è la prova definita che si tratta di un grande maestro. Meno di zero (in Paradise for All, lo snuff-movie e l’erezione che ne consegue, vengono da lì) e American Psycho mi avevano convinto; Le regole dell’attrazione un po’ annoiato; Glamorama non sono riuscito a finirlo. Lunar Park, invece, è un romanzo a più stratificazioni, davvero eccezionale. È, tra l’altro:

  • un buon romanzo dell’orrore, alcune pagine sono degne delle migliori di Stephen King
  •  un’onesta e spietata riflessione di un autore sulla sua opera, spettacolare l’incipit che parla dei precedenti incipit
  •  un romanzo autobiografico che parla della propria vita, del rapporto difficile con il padre e con il figlio

E chissà quanto altro ancora...

Davvero inquietante l’uso di psicofarmaci per bambini che il romanzo (tra le tante altre cose) racconta; spero vivamente che questo disinibito consumo per minori tutto a stelle e strisce non arrivi mai in Italia (come è fortunatamente capitato per altre brutture americane come pena di morte e facilità di acquisto di armi da fuoco). In proposito devo postare al più presto una riflessione di Barney Panofsky sul tema psicofarmaci.

 

 

 

postato da: AlessioRomano alle ore 17:22 | Permalink | commenti (2)
categoria:recensioni libri
venerdì, 13 gennaio 2006

FOLLIE DI BROOKLYN di Paul Austercoplibrij.asp

 

 

 

 

Buongiorno a tutti. Prima recensione del mio Blog, o meglio due parole su uno dei libri che mi sono piaciuti meno di uno dei miei autori preferiti. La voce narrante è gradevole come al solito, trovate (l’Hotel esistenza; Il libro della follia umana) e personaggi (Lucy, la bambina che non parla; Harry l’imbroglione) sono frutto della solita incredibile maestria; ma alla fine della lettura del  libro non ho sentito quel particolare arricchimento interiore, la solita sensazione di soddisfazione totale che ho provato per quasi tutti gli altri libri di Auster. Due titoli ad esempio: Il leviatano e La notte dell’oracolo (romanzi che ho citato anche in Paradise for All).

 

 

Il libro contiene però una tra le più grandi verità sul genere umano lette negli ultimi tempi:

“Mai confessare una scoreggia in pubblico. È una legge non scritta: il più rigido fra i protocolli dell’etichetta americana. I peti non provengono da nessuno e da nulla, sono emissioni anonime appartenenti al gruppo nel suo insieme, e anche qualora tutti i presenti sappiano additare il colpevole l’unica procedura corretta è la negazione.”

postato da: AlessioRomano alle ore 17:20 | Permalink | commenti
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