Buongiorno a tutti.
Ci sono libri in cui ti imbatti per puro caso, che ti vengono a sbattere contro, mentre sei preso da tutt’altro. Oggi ero in ritardo per prendere il pullman per Roma da Pescara (già, il metodo più veloce per viaggiare tra Roma e Pescara è il pullman; anacronistico, ma bello: mi piace questo cost to cost italiano). Mi serviva la Guida allo Studente dell’Università di Roma (ormai è ufficiale: mi sono trasferito alla Sapienza), non sapevo dov’era, ma ricordavo di averla infilata casualmente in una delle librerie di casa mia. Giravo freneticamente tra gli scaffali quando mi è parso di vedere un libro che non conoscevo; l’ho preso e ho guardato la copertina.
Il cadavere impossibile di
Josè Pablo Feinmann.
Edizioni Zanzibar. Non era mio, questo libro; non ne avevo mai sentito parlare in vita mia e di sicuro non me l’ero comprato o “procurato” in nessun modo. Apro il libro e trovo una lunga dedica scritta sul frontespizio, e dentro c’è un ritaglio di giornale. Leggo l’incipit. E rimango impallato per due pagine. Geniale.
“Egregio signor Editore(…)nessuno le offrirà altrettanto sangue, altrettanti delitti, altrettante mutilazioni, insomma altrettanti morti, di quanto farò io. Allora, si faccia coraggio, continui la lettura e si abbandoni all’esaltazione dell’orrore.”Il romanzo è una lunga lettera di un aspirante scrittore ad un editore, che racconta l’assurda e grottesca trama del libro sperando di finire in una delle antologie noir dell’editore stesso. Butto il libro nella borsa, continuo la ricerca della guida, la trovo, prendo il pullman e continuo a leggere una volta in viaggio. Me lo sono divorato, questo libro. Non tanto per la storia (violenta e strampalata, sarebbe perfetta per un film di Quentin Tarantino), ma per la voce narrante, ironica, giocosa, citazionistica, cazzona. E per una scrittura potente, piacevole, grandiosa.
Ecco degli esempi:
“Quando si assiste a una sepoltura, si è sempre assaliti dalla metafisica”“- Credi che padre O’Connor sia capace di uccidere? - Conosci qualcuno che non lo sia? ““Il mio romanzo è un esercizio di incrocio di generi. È un romanzo poliziesco. Un romanzo di carceri femminili. Un romanzo criminale. Un teleromanzo. Un romanzo del terrore. Un romanzo gotico. Un romanzo per bambini. Soprattutto, per bambine. Poiché è un romanzo di bambole.” Insomma il romanzo mi è piaciuto molto, lo consiglio a tutti, e cercherò altri libri dell’autore. Ma questo non risolve il problema di come questo libro sia finito tra le mie cose. La dedica (Bologna 4-6-98) è firmata da Andrea ed è composta da una lunga (struggente e inquietante) citazione di
A. S. Puskin, seguita da auguri di buon compleanno. L’articolo dentro al libro è una pagina culturale del Corriere del 1.6.1998 tutta dedicata al primo salone del libro ibero-americano voluto da
Luis Sepulveda. Evidentemente devo aver sottratto questo libro a uno/a dei miei tanti coinquilini (Aliosha, Marianna, Davide: siete in ascolto?), solo che non ne ricordo nulla (e questo libro come minimo deve aver fatto tre/quattro traslochi tra Bologna, Torino e Pescara).
Beffa finale, mentre ero in dirittura d’arrivo per il finale del romanzo, ho scoperto che le ultime due pagine del libro non sono state stampate, sono in bianco. Quindi non so com’è andata a finire e per saperlo devo andare domani a leggerlo in una libreria.
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